Con l’avvento della RealTV nel genere Talent Show, l’impiego diffuso dei social media, il fattore X-Factor prende piede anche nella politica.
Questa combinazione genera nuove forme di partecipazione e di comunicazione politica.
La Politica si combina con l’Intrattenimento e diventa POLITAINMENT ..!
Come libero ricercatore nell’ambito del marketing e dell’entertainment, ho dedicato la mia attività all’esplorazione dei processi di sviluppo delle emergenti strutture organizzative e dei nuovi modelli socio-culturali nel campo della comunicazione e dell’intrattenimento. Il mio obiettivo è stato quello di approfondire e comprendere empiricamente i meccanismi di partecipazione e co-progettazione, stimolati dalla diffusione della cultura digitale, dai nuovi linguaggi mediatici e dai paradigmi innovativi della comunicazione.
L’era digitale, che contraddistingue l’inizio di questo secolo, ha facilitato la nascita di nuove forme organizzative anche nel campo della gestione politica. Per questa ragione, ho scelto di immergermi attivamente nei processi di formazione e partecipazione di un nuovo movimento politico. Questa esperienza mi ha consentito di ampliare la comprensione pratica di fenomeni e meccanismi emergenti, destinati a influenzare la politica e la democrazia occidentale nel XXI secolo, e di acquisire competenze preziose nel settore della comunicazione di marketing politico.
In questo percorso, ho avuto l’opportunità di interagire con attivisti del Movimento 5 Stelle e con membri di altre formazioni politiche emergenti, impegnate a sfruttare i nuovi trend politici. Queste interazioni mi hanno permesso di osservare da vicino i tentativi di replicare il successo del fenomeno M5S, offrendo spunti di riflessione sulle dinamiche in evoluzione nel panorama politico contemporaneo.
Attraverso questa esperienza diretta, ho iniziato a comprendere meglio quello che mi piace definire il ‘fattore X-Factor’ nel contesto politico, fenomeno già noto nel mondo del talent show entertainment. Questa percezione è stata rafforzata dalla capacità del Movimento 5 Stelle di mantenere le sue promesse di marketing, caratterizzate da slogan come ‘uno vale uno’ e la promozione di una democrazia partecipativa ‘dal basso’. Questi elementi hanno contribuito a scatenare ciò che si potrebbe descrivere come una strategia ‘Oceano Blu’. distanziandosi dalle pratiche convenzionali e creando un nuovo spazio nel panorama politico
Dopo i pionieristici tentativi di Forza Italia, il Movimento 5 Stelle (M5S) ha completato l’integrazione del marketing nella sfera politica italiana, sancendo in modo esplicito il ruolo cruciale delle società di marketing nell’architettura del partito. Questo percorso, avviato da esperienze come quella di Pubblitalia, ha posto al centro l’utilizzo dei nuovi media e dei social network digitali per stimolare e dinamizzare la partecipazione popolare alla politica. Un modello che, negli anni ’90, aveva già permesso alla Lega di introdurre nel dibattito politico italiano figure in precedenza marginali rispetto al circuito della politica professionale.
Il Movimento 5 Stelle ha reinterpretato la politica trasformandola in un vero e proprio talent show. Personaggi di spicco come Gianroberto Casaleggio, nel ruolo di autore strategico, e Beppe Grillo, carismatico conduttore, hanno dato vita al primo autentico esempio di politainment in Italia. Il panorama politico è diventato un palcoscenico, paragonabile a format come X-Factor, dove la competizione non si basa esclusivamente su ideologie e programmi, ma anche sull’abilità di intrattenere, coinvolgere e mobilitare l’elettorato.
Attraverso strategie comunicative innovative e un approccio che ha enfatizzato la partecipazione diretta dei cittadini, il M5S ha evidenziato l’importanza delle nuove forme di comunicazione politica e di coinvolgimento pubblico. Questo modello ha riflesso un profondo cambiamento culturale nella percezione e nella pratica della politica, segnando una svolta significativa nella relazione tra elettori e sistema politico.
Ma cosa è la POLITAINMENT e chi è un POLITAINER?
POLITAINER: un politico che è, o era, un intrattenitore; un politico che fa ampio uso dei media di intrattenimento, in particolare durante una campagna elettorale
(https://wordspy.com/index.php?word=politainer)
La nuova figura del ‘Intrattenitore Politico’ ha origine e si sintetizza nel concetto di ‘Politainment’.
POLITAINMENT è un neologismo che identifica una parola composta da Politica ed Entertainment (in italiano: intrattenimento). Che descrive le tendenze della politica e dei mass media a creare un nuovo tipo di comunicazione politica. La Politainment attinge fortemente alle tecniche della Cultura pop e del giornalismo per cercare di rendere delle informazioni complesse più accessibili o convincenti, oppure distrarre l’attenzione pubblica da argomenti politicamente sfavorevoli.
L’interdipendenza tra Politica e Media è nota come ‘Complesso politico-mediatico’. La diminuzione della quantità di contenuto e della qualità della sostanza di questo nuovo genere mediatico può essere facilmente compensata dando alle notizie una sfumatura sensazionalistica.
POLITAINMENT può essere facilmente equiparato ad altre forme di intrattenimento informativo come l’EDUTAINMENT o l’INFOTAINMENT
Spesso l’approccio alla Politanment è senza mezzi termini ‘ad Hominem’, che da un lato cerca di sottolineare ‘Virtù e Carisma’ di un personaggio Politico con una controparte che invece cerca di enfatizzare, attraverso la Denuncia generalizzata, ‘Vizi e Debolezze‘; a tale scopo viene spesso impiegato un linguaggio impreciso e metaforico, usando allegorie , metonimie , perifrasi , etc.
L’argumentum ad hominem, o “argomento contro la persona”, rappresenta una tattica retorica che devia l’attenzione dal tema principale di una discussione per concentrarsi, invece, sulla figura dell’interlocutore. Questo metodo non mira a confutare l’argomentazione proposta, bensì a squalificare chi la presenta. Spesso associata alla sofistica nell’antichità, questa strategia trova ampia applicazione anche nelle moderne arene di dibattito, quali le discussioni politiche e le controversie mediatiche.
Gli attacchi ad hominem non si limitano esclusivamente all’uso di insulti; possono assumere varie forme, dalla messa in dubbio delle competenze alla critica del carattere, e si rivelano uno strumento retorico efficace per influenzare l’opinione pubblica o deviare il corso di un dibattito. Questa tecnica, per quanto diffusa, solleva questioni etiche significative, poiché può distogliere l’attenzione dai meriti effettivi di un’argomentazione e incentrarsi invece su percezioni personali o pregiudizi, limitando così una valutazione obiettiva delle posizioni in gioco.
La politainment si afferma come un elemento cruciale nella comunicazione politica, utilizzato da politici e spin doctor (insieme ai rispettivi partiti) per influenzare l’opinione pubblica, sia a proprio favore che contro gli avversari. In questo contesto, la politainment gioca un ruolo determinante nell’attribuire un’identità a un partito o, in alcuni casi, direttamente alla figura del politico. Questo approccio incide profondamente sulle preferenze dell’elettorato di massa, diventando uno strumento indispensabile nelle campagne elettorali e nelle strategie di comunicazione politica.
La politainment facilita pratiche di persuasione collettiva, contribuendo, in alcuni casi, alla manipolazione della folla. In certi contesti, il suo impiego può sfociare nella guerra psicologica politica, con l’obiettivo di influenzare non solo le scelte elettorali, ma anche le percezioni e le convinzioni della società nel suo complesso. Attraverso un uso strategico dei media e delle piattaforme digitali, la politainment amplifica messaggi, ideologie e immagini dei candidati, trasformando la politica in uno spettacolo capace di catturare l’attenzione del pubblico.
Questo fenomeno va oltre il semplice intrattenimento: tocca le corde profonde dell’identità collettiva e individuale, plasmando decisioni politiche e contribuendo a ridefinire il rapporto tra elettori e politica.
Queste considerazioni portano inevitabilmente a porci le seguenti domande:
“… LA POLITICA PUO’ COMBINARSI CON L’INTRATTENIMENTO…?
IL COINVOLGIMENTO E LA PARTECIPAZIONE POLITICA POSSONO ESSERE ‘DIVERTENTI’…?
Come già avviene in quelle nuove forme di intrattenimento che, tanto, stanno riscuotendo successo di pubblico (come ad esempio alcuni fenomeni della RealTV e i Talent show) anche nella Politica l’Uomo comune può partecipare la vita politica di una nazione da protagonista, non più solo da spettatore, cioè da semplice elettore…!

I segnali sono oramai chiari e le risposte sembrano tutte affermative.
La convergenza tra politica e cultura popolare ha avuto inizio con i primi dibattiti televisivi tra Kennedy e Nixon, segnando un punto di svolta in cui l’immagine pubblica e il carisma sono diventati elementi determinanti nella percezione dei candidati. Da allora, questa intersezione si è evoluta, trovando un nuovo impulso con l’ascesa della Real TV, della Factual TV e dei Talent Show. Questi format hanno introdotto quello che potremmo definire il “fattore X-Factor” nella politica, trasformando radicalmente le modalità di partecipazione e interazione con l’elettorato.
Questo fenomeno sta ridefinendo il modo in cui i cittadini si rapportano alla politica, creando nuove forme di coinvolgimento che uniscono intrattenimento e comunicazione politica, rendendo l’esperienza elettorale più vicina a uno spettacolo che a un processo tradizionale.
L’effetto “X-Factor” nella politica mette in luce l’importanza dell’intrattenimento e della performance, non solo nella presentazione dei candidati, ma anche nella costruzione di narrazioni politiche capaci di risuonare emotivamente con il pubblico. Questa tendenza evidenzia la crescente sovrapposizione tra i mondi dell’intrattenimento e della politica, dove la capacità di catturare l’attenzione e di coinvolgere il pubblico è diventata un fattore essenziale per il successo politico.
Il risultato è un panorama politico in cui le strategie comunicative attingono sempre più agli strumenti e alle tecniche proprie della cultura popolare, promuovendo un modello di partecipazione basato sull’engagement e sull’immediatezza della connessione con l’elettorato. Questo approccio trasforma la politica in un’esperienza più dinamica e spettacolare, ridefinendo il rapporto tra elettori e rappresentanti.
per molti americani, la politica è diventata semplicemente
un’altra forma di intrattenimento
L’osservazione di Christopher Ingraham, giornalista americano noto per il suo lavoro al Washington Post, dove si è distinto per articoli che combinano analisi approfondite con un approccio narrativo accessibile, evidenzia una tendenza preoccupante nella percezione pubblica della politica, specialmente negli Stati Uniti. Ingraham sottolinea, ad esempio, l’apparizione di Sean Spicer agli Emmy Awards come simbolo di un fenomeno più ampio: per una vasta parte della popolazione americana, la politica è ormai percepita come un genere di intrattenimento televisivo.
Questa prospettiva trasforma la politica in un dramma avvincente, popolato da personaggi pittoreschi e colpi di scena narrativi che catturano l’attenzione del pubblico. L’interesse per gli eventi politici viene così assimilato a quello riservato alle serie TV, con un coinvolgimento emotivo che rischia di eclissare la sostanza dei contenuti e delle questioni politiche reali.
La critica di Christopher Ingraham risiede nel riconoscimento che questa trasformazione rischia di offuscare la distinzione tra finzione e realtà, spingendo molti a sottovalutare l’impatto concreto delle decisioni politiche sulla vita quotidiana. A differenza dell’intrattenimento, infatti, la politica stabilisce leggi, politiche pubbliche e direzioni nazionali che influenzano profondamente l’esistenza dei cittadini.
L’allarme sollevato da studiosi di media e politica da decenni, già evidente con l’elezione di Ronald Reagan, un attore diventato presidente, si concentra proprio su questa crescente spettacolarizzazione. Reagan, con il suo carisma e la sua abilità comunicativa, ha segnato un cambio di paradigma nella comunicazione politica, sfruttando il mezzo televisivo per creare un legame diretto e immediato con l’elettorato.
Oggi, questa tendenza si è ulteriormente intensificata, amplificata dai social media e dal ciclo continuo di notizie che fonde intrattenimento e informazione. Il risultato è una politica sempre più percepita come uno show televisivo, con il rischio di sacrificare la consapevolezza civica e un engagement profondo a favore di una partecipazione emotiva e superficiale.
Ma per approcciare con coscienza critica il tema, dovremmo prima capire cosa si intende per Partecipazione Politica.
Con l’avvento della Politica dell’Entertainment, al Cittadino comune sarà poi concessa una vera partecipazione Politica, oppure sarà ridotto ad essere solo un “Illuso partecipante” ?
Tipi di partecipazione e di non partecipazione
Una esemplificazione che illustra otto livelli di partecipazione può aiutare a comprendere il confuso e misconosciuto problema della ‘Illusione partecipativa”.
Gli otto tipi base sono disposti secondo uno schema a scala che descrive ogni livello di concessione/acquisizione di partecipazione, elaborati in base alla capacità di acquisizione di potere dei cittadini nel determinare un prodotto finale nella vita politica.
Gli otto pioli nella scala di partecipazione dei Cittadini (*)
I gradini più bassi della scala sono
(1) Manipolazione
A questo livello più basso della scala, la partecipazione dei cittadini è una pura finzione. Viene utilizzata per permettere ai detentori del potere di “educare” o indirizzare i cittadini verso gli esiti desiderati, senza una reale intenzione di ascoltare le loro opinioni o bisogni.
(2) Terapia
Simile alla manipolazione, la terapia vede i cittadini come soggetti da “curare” o “correggere”. La partecipazione in questo caso è un modo per cambiare gli atteggiamenti o comportamenti individuali piuttosto che affrontare le questioni politiche o sociali.
Questi primi due pioli (gradi) descrivono i primi due livelli che corrispondono ad una “non partecipazione”; che sono stati inventati per contrastare la volontà di una reale e genuina partecipazione alla vita politica. Dunque, il vero obiettivo non è quello di consentire alle persone di partecipare alla pianificazione o alla conduzione di programmi politici, ma di consentire ai detentori del potere di “educare” e/o “mettere in terapia” i partecipanti. I gradi 3 e 4 progrediscono fino a livelli di ‘tokenismo’: cioè la pratica di elargire concessioni solo simboliche, che consente ai non abbienti di avere l’illusione di essere ascoltati e di avere una voce …
(3) Informazione
Questo gradino implica la fornitura di informazioni ai cittadini. Sebbene sia un passo avanti rispetto alla manipolazione e alla terapia, l’informazione da sola non permette una vera partecipazione attiva, ma si limita a tenere il pubblico informato sui piani o le decisioni già presi.
(4) Consultazione
Quando i detentori del potere forniscono ai cittadini strumenti di partecipazione, questi ultimi possono essere portati a credere in una reale capacità di influenzare le decisioni politiche, ascoltando ed essendo ascoltati. Tuttavia, senza un effettivo potere decisionale, la partecipazione dei cittadini rischia di rimanere superficiale, limitandosi a un ruolo consultivo senza impatto concreto sulle decisioni finali. Questa condizione rivela un deficit di empowerment dei cittadini: nonostante la presenza di meccanismi partecipativi, manca una vera capacità di assicurarsi che i loro punti di vista siano presi in considerazione in modo significativo dai detentori del potere. In assenza di un “muscolo” – ovvero una forza effettiva che garantisca l’incidenza delle opinioni civiche sulle politiche pubbliche – la partecipazione si riduce a una mera formalità, incapace di produrre un cambiamento reale nello status quo.
(5) Pacificazione
questo è un grado di tokenismo di livello superiore perché le regole di base consentono ai non abbienti di elargire consigli, ma continuano ad essere i detentori del potere ad avere il diritto di decidere. Qui, i cittadini possono consigliare ma il potere decisionale rimane nelle mani delle autorità. Questo gradino prevede un certo grado di ascolto, ma senza un reale trasferimento di potere ai partecipanti.
Più in alto nella scala sono evidenziati livelli di potere dei Cittadini con gradi crescenti di influenza decisionale. I cittadini possono entrare in una …
(6) Partnership
I cittadini iniziano ad avere un grado di potere decisionale in partnership con le autorità o i detentori del potere. Questo livello prevede negoziazione e sforzi condivisi per raggiungere obiettivi comuni.
I gradini più alti sono:
(7) Potere delegato
Ai cittadini viene dato il potere di prendere decisioni definitive in certe aree. Questo rappresenta un significativo trasferimento di autorità ai cittadini, consentendo loro di avere un impatto reale.
(8) Controllo dei cittadini
I cittadini non abbienti ottengono la maggioranza dei posti decisionali o il pieno potere gestionale. E’ il livello più alto di partecipazione, dove i cittadini hanno il pieno controllo del processo decisionale in un particolare ambito o progetto. Questo grado di partecipazione assicura che le decisioni siano nelle mani della comunità interessata.
(*) [Definizione tradotta ed adattata da ‘A Ladder Of Citizen Participation’ di Sherry R. Arnstein, Journal of the American Planning Association, 1969]
La scala a otto pioli di Sherry Arnstein rappresenta uno strumento concettuale utile per analizzare la partecipazione cittadina in termini di potere e coinvolgimento decisionale. Sebbene sia una semplificazione, offre una base efficace per riflettere sui diversi gradi di partecipazione che i cittadini possono esercitare nei processi politici e decisionali. Tuttavia, è fondamentale riconoscere la complessità e le sfumature che caratterizzano la partecipazione politica nella realtà, con molteplici gradazioni tra i livelli proposti da Arnstein.
L’aumento delle richieste di partecipazione da parte dei cittadini, in particolare quelli provenienti da contesti meno abbienti o emarginati, riflette un crescente desiderio di inclusione ed equità nei processi decisionali. Queste richieste nascono spesso da un senso di alienazione e di carenza di rappresentanza all’interno dei sistemi politici tradizionali. La reazione delle élite e dei detentori del potere a tali istanze varia notevolmente, risultando talvolta in risposte confuse o insufficienti per affrontare le questioni di fondo legate alla partecipazione e alla giustizia sociale.
Acquisire consapevolezza dei diversi livelli di coinvolgimento e del loro impatto sul potere decisionale può aiutare sia i cittadini che i decisori a comprendere meglio queste dinamiche. Inoltre, una comprensione approfondita di tali meccanismi può facilitare lo sviluppo di strategie più efficaci per promuovere una partecipazione autentica, assicurando che le voci dei meno rappresentati siano ascoltate e valorizzate nei processi che modellano le loro vite e le comunità in cui vivono.
Fonti ed approfondimenti
- David Schultz, ‘POLITAINMENT: THE TEN RULES OF CONTEMPORARY POLITICS: a citizens’ guide to understanding campaigns and elections’, 2012, Hamline University
- L. van Zoonen, ‘Entertaining the citizen. When politics and popular culture converge’, Rowman & Littlefield pub., 2005
- L. van Zoonen, ‘I-Pistemology: Changing truth claims in popular and political culture’, European Journal of Communication , March 2012
- L. van Zoonen, ‘Audience reactions to Hollywood politics’, Media, culture and society, vol. 29 – P. David Marshall – Sean Redmon, ‘A Companion to Celebrity’, Wiley & sons, 2015
- Christopher Ingraham, ‘When you treat politics as entertainment, you get Sean Spicer at the Emmys’, The Washington post , September 18, 2017
- Avril Keating and Gabriella Melis, ‘Social media and youth political engagement: Preaching to the converted or providing a new voice for youth?’, The British Journal of Politics and International Relations, 2017
- Fabio Giglietto, ‘Exploring the Correlations between TV Viewership and Twitter Conversations in Italian Political Talk Shows’, Department of Communication Studies and Humanities, Università di Urbino Carlo Bo
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