Soft Power: il Potere, lungi dall’impedire il Sapere, lo produce (parte 1)

“Il Potere, lungi dall’impedire il Sapere, lo produce”

“ … mentre la cultura di un gruppo definisce il quadro per i leader ( …)  anche i leader creano culture quando creano gruppi e organizzazioni”.

“Il Potere…non un’istituzione e non una struttura; né è una certa forza di cui siamo dotati (… ) Il Potere, lungi dall’impedire il Sapere, lo produce. Se si è potuto costituire un Sapere sul corpo, è stato attraverso un insieme di discipline militari e scolastiche. È solo a partire da un potere sul corpo che un sapere fisiologico, organico era possibile”.
(Michel Foucault)

Il filosofo e sociologo Michel Foucault descrisse il Potere come quel fenomeno che si attribuisce a una situazione strategica complessa in una particolare società. 

Foucault con la sua ricerca si è sforzato di articolare il ‘Concetto strategico di Potere’.

Poichè, il modello giuridico concepisce il potere come discendente di un sovrano che siede sopra la società e esercita il potere sotto forma di repressione (ed in questo senso, il Potere ha proprietà sistemiche che sono strutturate attorno a un punto centrale, cioè il sovrano)  dunque l’esercizio del potere può essere attribuito al meglio a quello del sovrano e può essere  descritto solo in termini di collocamento di vincoli sui membri della società. Per questo, l’obiettivo di Foucault era quello di sfidare la concezione “giuridica ed istituzionale” del Potere. Infatti, secondo Foucault

“Il potere,  non può essere esaminato a partire dalle sue forme istituzionali e giuridiche, attraverso i concetti di sovranità e di legge, ma va compreso nella quotidianità degli effetti che esso produce nel mondo sociale”

solo in questo modo si può esaminare il potere all’interno delle scienze sociali occidentali. 

Ciò di cui abbiamo bisogno  è una filosofia politica che non sia costruita intorno al problema della sovranità, dunque della legge e dell’interdizioneBisogna tagliare la testa al re”. (M. Foucault, Microfisica del Potere) 

Dunque, ‘Foucault ribalta totalmente la prospettiva da cui guardare al potere, sostituendo una prospettiva più classica, propria dei filosofi, in cui la pretesa era di avere dall’alto una visione globale della sovranità, con una prospettiva invece più moderna che parte da una posizione decentrata e che segue la vita reale in un singolo e minuscolo dettaglio e nelle apparenti casualità. Si tratta di un’analisi dal basso con l’intento di portare alla luce ciò che normalmente viene nascosto sotto la superficie dei fenomeni.’

Influenzata dall’analisi di Foucault, l’Antropologia ha generato molte etnografie che esplorano i modi specifici e storicizzati in cui il potere è stato ‘costruito e sfidato’ nei diversi contesti sociali. Ad esempio l’antropologa Dorinne Kondo ha affermato (nella sua ‘sulla Creazione dell’Identità in Giappone’)  che “il Potere è creativo, coercitivo e coestensivo di significato”.

 il Potere è creativo, coercitivo e coestensivo di significato (D.Kondo) 

Pierre Bourdieu  (che introdusse negli anni ’70 del secolo scorso il concetto di ‘Violenza simbolica’: che si riferisce alle forme di violenza esercitate non con la diretta azione fisica, ma con l’imposizione di una visione del mondo, dei ruoli sociali, delle categorie cognitive, delle strutture mentali attraverso cui viene percepito e pensato il mondo, da parte di soggetti dominanti verso soggetti dominati influenzando gli habitus sociali; ci da una visione del potere che: “non è semplicemente incorporata nelle relazioni strutturali  (mantenuta con la forza)  ma anche come costituita dal linguaggio e dalla pratica quotidiana”.

Le idee di Foucault hanno attirato in particolare  l’attenzione dell’antropologia sugli ‘aspetti relazionali del potere’: gli studi si sono concentrati sui contesti ‘di azione ed interpretazione’, allontanandosi dallo studio del controllo strutturale delle risorse a disposizione  di individui con autorità istituzionale.

Dunque Foucault intravede il Potere (Power) come costruzione di un Sapere che, diffuso, diviene strumento di sottomissione dell’Altro che diventa pertanto consapevolmente sottomesso. Questa è la base di Conoscenza delle strategie di ‘Soft Power’ , termine coniato dal politologo Joseph Nye.

Il Soft Power è dunque un potente strumento di persuasione che può essere usato, come tutti gli strumenti a fin di bene, o di Male; ed è in quest’ultimo caso che da strumento diventa Arma (di persuasione di massa) distinguendosi dalle armi usate con l’esercizio de l’Hard Power’.

Coniando il termine Soft power,lo scienziato Nye codificò la famosa distinzione tra queste due forme di Potere, descrivendo  il soft power come: “la capacità di convincere per influenzare attraverso la cultura su valori ed idee” , al contrario de l’Hard Power che:  “conquista e costringe con la forza militare”.

soft power: “la capacità di convincere per influenzare attraverso la cultura su valori ed idee; al contrario dell’hard power, che conquista e costringe con la forza militare”

Mentre storicamente l’approccio hard power è stata la politica favorita dai leader e dai governi nella conduzione delle relazioni di Potere a livello nazionale (cioè tra governi e Cittadini) o internazionali (cioè tra gli Stati), il nuovo ordine di una società post-moderna sempre più interconnessa evidenzia l’opportunità (!?) di concentrare l’Azione di Potere su quei livelli ( e mediante strumenti)  che riescano a trarre estremo beneficio (nella loro efficacia ed efficienza) dalla interconnessione permanente e globale. ll soft power è uno di questi strumenti: è lo Strumento. Tuttavia il Soft power non si connota solo negativamente, quando non è usato come ‘Arma’ (cioè quando è usato a ‘fin di bene’) il ruolo che assume è quello di forma di Diplomazia Culturale che diventa significativa nel mantenimento delle buone relazioni tra i popoli e Culture diverse.

Il più recente lavoro di Nye su leadership e potere ha iniziato a considerare il ruolo dei leader e dei seguaci , iniziando a prendere sul serio il ruolo del soggetto del potere, distinguendo esplicitamente tra i rapporti di potere e le strutture sociali che consentono e vincolano tali relazioni, prendendo in considerazione anche la relazione che sussiste tra agente e struttura nel contesto tra i leader e i contesti culturali in cui operano. Quindi, basandosi sul lavoro di Edgar Schein sulla cultura organizzativa, Nye sostiene che “ … mentre la cultura di un gruppo definisce il quadro per i leader ( …)  anche i leader creano culture quando creano gruppi e organizzazioni”.

 

Some of References
- Gianvito Brindisi (*), JUDICIAL POWER AND GOVERNMENTALITY IN MICHEL FOUCAULT A Method for Considering the Form of Rationality of Judicial Governance, 2017  (*) Research fellow in Public Law at the Università degli Studi di Napoli Parthenope
- Lucrezia Lessio, Il Potere secondo Foucault, 2015 
- Edward Lock (*), Soft Power and Strategy: Developing a ‘Strategic’ Concept of Power, (*) Senior Lecturer Department of Politics, Philosophy and International Relations University of the West of England

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