La Ricerca della Felicità è un Concetto Laico


Il concetto moderno di ‘Diritto alla Felicità’ (che tanto spesso cita anche il Papa)  è una IDEA nata in ambienti più  LAICI che Religiosi. Molti italiani non sanno che il principio che vuole assicurare il “Diritto alla Felicità per tutti gli Uomini” fu elaborato in Italia, nella Città di Napoli, dal filosofo politico napoletano Gaetano Filangieri. 

Ieri ho assistito alla presentazione di un libro di poesie di un amico che argomentava sulla Felicità che cercano di perseguire i napoletani, incessantemente da 2000 anni.  Che mi ha indotto a riflettere sul perchè leggo sempre più spesso, sui social,  riflessioni di italiani contro ciò che è il Pensiero del Papa su alcuni argomenti che riguardano i Diritti dell’Uomo. E mi rendo conto che probabilmente molti italiani in questo periodo si trovano nella morsa di una TRAPPOLA COGNITIVA . Credendo forse, illusoriamente,  che Bergoglio voglia ingerire negli affari interni della politica italiana.

Sicuro di infilarmi in un ‘ginepraio di polemiche’, mi piace invece credere che il Papa (nella sua funzione di Capo della Chiesa Cattolica Romana) conduca il suo “ruolo” – nel “Gioco dei Ruoli a livello Globale” – che gli è dovuto. Nell’almeno,  tentativo di contribuire alla difesa del Benessere (la Felicità) dei propri Cittadini, i Leader delle nazioni  devono necessariamente assumere delle posizioni. Ed ecco che Papa Francesco  inevitabilmente ‘gioca’ anche un Ruolo politico nei confonti dei Cittadini della sua Nazione Globale (Spirituale). Egli opera azioni di Diplomazia Culturale nei confronti degli altri Leader e Soft Power nei confronti dei cittadini di altre nazioni. Il suo è dunque un Ruolo politico,  in quella definizione di Politica spirituale elaborata da Papa, emerito, Ratzinger: “ (…)  gli Stati hanno certo il diritto di difendersi, ma questo diritto, va sempre esercitato nella piena osservanza delle regole morali e giuridiche, anche per quanto riguarda la scelta degli obbiettivi e dei mezzi. (…)  Si può infatti proteggere la democrazia minacciandone le fondamenta? La dottrina sociale della Chiesa Cattolica (…) offre elementi di riflessione utili per promuovere la sicurezza e l’ordine, sia a livello nazionale che internazionale, a partire dalla ragione, dal diritto naturale e (naturalmente) anche dal Vangelo. La Chiesa sa che non è suo compito far essa stessa valere politicamente questa sua dottrina, ma la sua missione è servire alla formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione alle vere esigenze della giustizia e la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interessi personali. Per questo, la coerenza dei cristiani è indispensabile anche nella vita politica”.

Quindi, non è peregrina l’idea di intendere il Papa non solo il Capo spirituale, ma anche il Leader, di una ‘nazione globale’ composta da Cittadini Cristiani, e che questi  siano più o meno praticanti, in sostanza, è un fatto irrilevante. I Cristiani cattolici dislocati nel mondo sono circa 1.3 miliardi di cui un quarto dei quali (350 milioni circa) vive in luoghi in cui i Cristiani sono una minoranza sul 99% di persone che sono musulmani. Data questa premessa, mi chiedo dunque come qualcuno possa mai pensare che un Papa che governa spiritualmente la Chiesa Universale in una Società postmoderna così complicata (qualcuno la chiama V.U.C.A.)  come è diventata quella attuale,  possa predicare, quando parla dal Soglio (che, solo per il corso della sua Storia millenaria, è a Roma, Italia) altri argomenti che non siano quello che il Suo Ruolo gli impone di “giocare a livello globale”.

Tra l’altro, consapevole della competizione che può intensificarsi anche nell’Occidente cristiano (dovuto alle pressioni migratorie) con l’altra grande Religione abramitica: l’Islam che conta circa 1,8 miliardi di fedeli. Il Papa potrebbe mai sollecitare, al contrario,  lo ‘scontro’ con il competitore (invece del ‘dialogo’) come hanno fatto per oltre 500 anni tanti suoi predecessori, causando periodiche lotte sanguinose?

Il concetto (politico) di ‘Diritto alla felicità’ (che tanto spesso cita anche il Papa)  è una IDEA  più LAICA che religiosa.  

Il Diritto alla Felicità fu sancito per la prima volta nella “Dichiarazione d’Indipendenza (prodromo della Costituzione) degli Stati Uniti”, elaborato dai costituenti americani guidati da Benjamin Franklin: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.

Purtroppo, sono molti gli italiani che non sanno che lo stesso principio di “Diritto alla Felicità per tutti gli Uomini” fu elaborato nello stesso periodo proprio in Italia, nella Città di Napoli, dal filosofo (politico) napoletano Gaetano Filangieri. Sembra addirittura che Franklin ebbe ispirazione nel pensiero filosofico politico di Filangieri per il suo contributo alla stesura sia della Dichiarazione d’Indipendenza  che della Costituzione americana. Franklin e Filangieri, infatti, frequentavano gli stessi ambienti (massonici), e l’americano, anche grazie all’ambasciatore del Regno della Due Sicilie a Parigi, Luigi Pio, instaurò  per anni un carteggio ed una corrispondenza epistolare con il suo omologo napoletano.  Nove anni prima della Rivoluzione francese e sette anni prima della fondazione degli Stati Uniti con il varo della Costituzione americana (17 settembre 1787), fu pubblicato il trattato di Filangieri “La Scienza della Legislazione”, in cui Egli scrisse : “Nel progresso concreto del sistema di leggi sta il progredire della Felicità nazionale, il cui conseguimento è il fine vero del governo, che lo consegue non genericamente ma come somma di Felicità dei singoli individui”. Nella Società Filosofica americana di Filadelfia è custodita la biblioteca personale di Franklin tra cui si scopre copia de “La Scienza della Legislazione” tra le cui pagine si trovano sottolineature e note scritte di pugno da Franklin. Insomma gli intellettuali napoletani sembra siano stati capaci di influenzare perfino la stesura della Costituzione Americana, elaborando un concetto che dovrebbe essere ricordato, ripreso ed applicato da tutti i Governi delle Nazioni delle Terra, nel perseguimento del mantenimento del benessere collettivo (la Felicità) dei Cittadini che sono chiamati a governare.

Il Diritto alla Felicità è un Principio fondamentale che si declina in quasi tutti gli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre del 1948, duecento anni dopo il pensiero di Filangieri.

Sarebbe bello che gli italiani (e i suoi politici) si rendessero consapevoli delle tradizioni scritte nella loro Storia. Fatta da italiani che sono stati capaci di generare persino in altre nazioni, pensieri ispiratori alla ricerca di modelli tesi a preservare il Diritto alla Felicità per Tutti. Invece sembra che stiamo perseguendo un percorso teso all’Infelicità

Intellettuali, Politici, Imprenditori, Cittadini tutti  sforziamoci di nuovo di immaginare un futuro migliore per costruire la Strada della Felicità.

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