Episodio Zero della serie “Psicologia per robot” Questo articolo inaugura la serie "Psicologia per robot". Il primo episodio concreto – "Essere gentili con un chatbot non è educazione: è metodo" – è disponibile qui: [inserire link] Ha ancora senso trattare queste macchine come semplici strumenti, quando il loro comportamento comincia a porci domande che sembrano appartenere anche alla... Continua a leggere →
Oltre le mura di energia. Harry Potter e il computer quantistico di Napoli
Ci sono momenti in cui la scienza smette di parlare solo agli specialisti e diventa immagine. Nel suo intervento al convegno Timeless Entanglement, il professor Francesco Tafuri -raccontando il primo computer quantistico italiano a piattaforma superconduttiva - usa una metafora sorprendente: pensate a Harry Potter che attraversa i muri. È così che funziona il tunneling... Continua a leggere →
Il Vesuvio e l’atomo artificiale
Tra la cenere di Pompei e i circuiti quantistici c’è lo stesso insegnamento: la conoscenza avanza per discontinuità. Due Premi Nobel -Leggett e Devoret - raccontano un mondo in cui la tecnologia funziona sempre meglio, mentre la domanda su cosa sia davvero la realtà resta aperta. Una riflessione tra fisica e filosofia su ciò che significa conoscere davvero.
Quando la Cultura diventa infrastruttura. La Palingenesi della Tradizione.
Antropologia applicata, mondo V.U.C.A. e politica del III millennio Viviamo in un mondo instabile, frammentato, difficile da decifrare.Lo chiamiamo V.U.C.A.: volatilità, incertezza, complessità, ambiguità. Eppure continuiamo a progettare innovazione, politiche pubbliche e perfino etica come se il problema fosse solo spiegare meglio, convincere di più, decidere più in fretta. Forse è qui l’errore. Il vero... Continua a leggere →
Arte e scienza della cucina italiana. Lezioni dal Passato – Episodio 8
Manuali per imparare a vivere insieme nell'Unità d'Italia C’è un equivoco che torna spesso quando parliamo dell’Italia.Pensiamo che, dopo l’Unità, il problema fosse “tenere insieme” un Paese che si stava disgregando.In realtà era l’opposto: l’Italia era già frammentata da secoli.Dalla caduta dell’Impero Romano in poi, la penisola aveva perso un centro condiviso.Lingue diverse, abitudini diverse,... Continua a leggere →
Libri, Armi e Codici.
Lezioni dal passato - episodio 7 Il Rinascimento non è stato solo arte.È stato un laboratorio di governo. Nel mondo di Federico da Montefeltro convivono tre cose che oggi preferiamo tenere separate: libri, armi, codici.Non per contraddizione, ma per metodo.I libri non sono ornamento: sono infrastruttura cognitiva.Le armi non sono solo violenza: sono organizzazione, contratto,... Continua a leggere →
dis-INFOWAR
Dis-Infowar. Quando l’informazione non educa più, ma decide cosa non si chiede Ci sono stagioni in cui l’informazione non si limita a mentire.Fa qualcosa di più sottile e più efficace.Non ti dice cosa pensare.Ti fa capire quali domande non è più opportuno fare. Non è più solo propaganda.È una forma di addestramento silenzioso:non all’adesione, ma... Continua a leggere →
Quando la cybersicurezza individuale diventa cybersicurezza nazionale
Quando parliamo di #cybersicurezza, pensiamo quasi sempre a hacker, attacchi, infrastrutture. Raramente pensiamo a noi. Eppure oggi una parte crescente della #sicurezzanazionale passa da gesti minuscoli, quotidiani: una password condivisa “solo per comodità”, un clic fatto sotto pressione, una delega data perché “non ho tempo di controllare”. Non sono errori da incompetenti. Sono frizioni di sistema che colpiscono anche persone preparate, professionisti, cittadini consapevoli. Il punto non è la colpa individuale. Il punto è l’accumulo: quando lo stesso #erroreumano diventa prevedibile su larga scala, smette di essere privato e diventa un problema collettivo. Ne parlo qui, partendo proprio da questo passaggio silenzioso: quando la cybersicurezza individuale diventa #cybersecurity nazionale.
Mark Carney a Davos. Quando l’ordine diventa una frase detta per abitudine
Ci sono frasi che, a forza di ripeterle, smettono di spiegare il mondo. Non descrivono più la realtà: la coprono. “Ordine internazionale basato sulle regole” è una di queste. A Davos, Mark Carney non ha fatto un discorso rituale. Ha fatto qualcosa di più scomodo: ha detto che non siamo in una transizione, ma in una rottura. E per spiegarsi ha tirato fuori Václav Havel e la storia del droghiere che espone un cartello ideologico non perché ci crede, ma perché “così si fa”. Quando una formula diventa solo un gesto automatico, il problema non è geopolitico. È simbolico. È il momento in cui le parole smettono di tenere insieme la realtà.
Scrivi. Trasforma in canvas. Spiega alla paperella.
Scrivere serve a far emergere ciò che è confuso. Il canvas serve a scegliere ciò che conta. Spiegare serve a verificare se quello che hai fatto… sta in piedi. Se salti la scrittura, il canvas è vuoto. Se salti il canvas, la scrittura resta intuizione. Se salti la spiegazione, non sai se hai davvero capito. In una riga: scrivi per capire, mappa per decidere, spiega per verificare.
Non è il Big Foot. È l’Ili Pika
Quando il mondo cambia lentamente, sopravvive il più forte. Quando il mondo cambia in fretta, sopravvive chi riconosce prima la soglia. Sui social ci siamo abituati a cercare il mostro, il mistero, il Big Foot. Ma questa volta la creatura “utile” non è una leggenda. È minuscola, reale, e non fa rumore: l’Ili Pika. E proprio perché non è un mito, può diventare una lezione. #IliPika #BigFoot #Pikachu #Natura #Mito #Digitale
Ciurè: quando il riscatto non è una scelta, ma una trattativa con la vita
Palermo, in Ciurè, non fa da scenografia: ti guarda. È una città di passaggi, di soglie, di scambi non dichiarati. Cemento e paillettes, caldo e neon: non per estetica, ma perché la realtà, quando la vivi sul bordo, non ha un solo volto. Il protagonista è un pugile, e la boxe qui non è l’eroismo... Continua a leggere →
Noetica dell’Acqua – Episodio IV
L’acqua noetica – Memoria, cura e crisi di percezione Negli episodi precedenti abbiamo seguito un filo abbastanza netto.Con Antonella De Ninno l’acqua è uscita dal ruolo di liquido “semplice” ed è diventata un sistema bifasico, sospesa tra ordine e disordine.Con Giuseppe Vitiello l’abbiamo incontrata dentro il corpo, come ambiente vivente che potrebbe risuonare con farmaci... Continua a leggere →
L’acqua elettrica: quando una goccia diventa sorgente di energia – Episodio III
Negli episodi precedenti l’acqua era già uscita dal suo ruolo rassicurante di sostanza “semplice”: l’abbiamo incontrata come sistema complesso, fatta di domini ordinati e disordinati, e come protagonista silenziosa della vita dentro il nostro corpo.In questo episodio l’acqua cambia ancora scena: entra nel territorio dell’energia.Il fisico napoletano Roberto Germano, allievo di Del Giudice e Preparata,... Continua a leggere →
Dal gregge a “inoltra”
Distorsioni cognitive, netiquette e igiene digitale nei gruppi istantanei Qualche anno fa avevo scritto del comportamento del gregge nel marketing sociale e politico: quel riflesso da specie sociale - profondamente umano (e non solo umano) - di orientarci guardando “che cosa fa il gruppo”, soprattutto quando siamo incerti, stanchi, o immersi in un flusso più... Continua a leggere →
Dawn of Cyberwarfare. L’alba della guerra cibernetica che non senti, ma ti attraversa
“Dawn of Cyberwarfare”: la guerra digitale invisibile che colpisce cittadini e società. Educazione al rischio, igiene digitale, AI e vulnerabilità quotidiana: per questo lo rendiamo libero alla visione, con sottotitoli in italiano
Episodio I – L’acqua che non sappiamo ancora spiegare
Nell’Episodio 0, alle sorgenti dimenticate di Santa Lucia, l’acqua era una protagonista silenziosa: scorreva nel tufo del Monte Echia, veniva intercettata dal potere, nascosta dietro i portoni e poi riscoperta come livello nascosto del “metaverso reale” di Napoli.In questo Episodio I facciamo un passo di lato: mettiamo per un attimo da parte la storia urbana... Continua a leggere →
Le sorgenti dimenticate di Santa Lucia
Sotto il lungomare di Santa Lucia scorre una città d’acqua dimenticata: le sorgenti del Monte Echia, tra storia di Neapolis, beni comuni e “metaverso reale” digitale. #Napoli #SantaLucia #MonteEchia #sorgenti #cittadacqua #Neapolis2500 #storiadiNapoli #acqueminerali #Bivarello #benecomune #metaversoreale #digitaltwin #culturadigitale #patrimoniourbano #DecimoUomo
Dal Vulcano misurato al Vulcano “pensato”
Il concetto di digital twin vulcanico (un modello 3D/4D aggiornato in tempo quasi reale dalle misure) nasce proprio come naturale sviluppo del lavoro scientifico consolidato: un ambiente che permette di visualizzare, correlare e comprendere meglio ciò che già conosciamo, non di sostituirlo. In questo senso possiamo iniziare a “pensare” il vulcano grazie al metodo scientifico e le future nuove tecnologie.
Timeless Entanglement
Pompei, città sospesa nel tempo, accoglie uno degli eventi più simbolici dell’anno: Timeless Entanglement – Time, Memory and Quantum Reality, promosso da Associazione Eudora con il CNR, le Università italiane e la partecipazione di tre Premi Nobel per la Fisica. Nel cuore del Parco Archeologico, il 14 novembre 2025, scienziati provenienti da istituti di eccellenza... Continua a leggere →
La felicità come sistema vivente
La felicità non si misura. Si coltiva. È un atto politico, biologico e spirituale insieme. Jonathan Haidt la chiama ipotesi, ma la sua è una rivoluzione silenziosa: la felicità non è un’emozione o un privilegio, è una competenza che unisce mente, corpo, relazioni e senso. Dalla psicologia positiva alla PNEI, dal pensiero di Filangieri al Ministero della Felicità, fino alla lezione di Stefano Bartolini, tutto converge verso un’unica idea: la felicità è un ecosistema, non un sentimento. È equilibrio tra il cavaliere e l’elefante che vivono nella nostra mente, tra libertà e appartenenza, tra benessere personale e responsabilità collettiva. Non basta cercarla dentro di sé: occorre costruirla tra le persone, nelle istituzioni, nella cultura. Perché la felicità, è un diritto primario e inalienabile, ma anche un dovere verso la comunità che ci sostiene.
In Italia sappiamo immaginare il futuro ..?
In molti Paesi la fantascienza non è un’evasione, ma una palestra del pensiero. Serve a immaginare ciò che ancora non esiste, a trasformare la paura del domani in linguaggio condiviso. Negli Stati Uniti la scienza diventa cinema, in Giappone diventa catarsi, in Corea e in Francia diventa critica sociale o poesia visiva. Da Star Wars a Ghost in the Shell, da Matrix a Snowpiercer, il futuro è diventato un mito collettivo, un esercizio di visione. E l’Italia? Noi abbiamo custodito la memoria, ma abbiamo smesso di immaginare. Abbiamo avuto Leonardo, Bruno, Campanella, Galileo, menti capaci di vedere oltre il loro tempo, ma pochi capaci di tradurre quel genio in racconto, in cinema, in visione popolare. E ancora oggi, mentre le università americane spiegano la fisica quantistica attraverso Interstellar o Ant-Man, noi ci perdiamo in mostre e convegni che parlano di scienza senza farla immaginare. Forse non ci manca la creatività, ma il coraggio di raccontarla. Abbiamo imparato a ricordare, non a prevedere. E il nostro futuro, come uno specchio coperto di polvere, aspetta solo di essere guardato di nuovo.
La Tempesta informativa
Come nasce, si propaga e si dissolve una notizia nell’era della percezione (Caso di studio: il presunto “piano segreto di Berlino” pubblicato sulla rete da stampa online) Nel giro di poche ore, una notizia esplode in rete: la Berliner Zeitung rivela un documento “top secret” secondo cui gli ospedali di Berlino, in caso di guerra, curerebbero prima i militari e solo alla fine i civili. InsideOver la rilancia in Italia con toni drammatici. Sui social, il titolo fa il resto: “ ... Piano shock. I civili ultimi a essere curati”. La tempesta informativa è servita. Eppure, dietro il clamore c’è un fatto reale ma molto diverso: un documento di lavoro per la resilienza sanitaria, non un piano che decide chi deve vivere o morire. Capire come nasce una notizia del genere e come analizzarla significa imparare a navigare nella tempesta mediale del nostro tempo. Si chiama OSINT: Open Source Intelligence. È la bussola cognitiva dell’era digitale.
La gente non acquista l’arte. Acquista l’artista.
Oggi non basta creare, bisogna significare. Nel mondo saturo di immagini e algoritmi, l’opera non è più il centro: lo è chi la genera. L’artista è diventato la sua stessa opera: un codice vivente di valori, sensibilità e visioni. Chi compra arte non cerca un oggetto da appendere, ma un frammento di identità, un modo per dire “io appartengo a questo mondo di senso”.
Possiamo cambiare il partito, ma non cambia il governo
La maggioranza silenziosa non è composta da apatici, ma da cittadini che hanno capito una cosa semplice e inquietante: in Italia si può cambiare il partito, ma non la politica di governo. Il sistema resta lo stesso: cambiano i volti, non le scelte. E così, mentre i fanatici ideologici continuano a votare “per appartenenza”, la gente normale, quella che lavora, che osserva, che si informa si è ritirata dal gioco. Non per rassegnazione, ma perché ha capito che la posta in palio è ormai solo simbolica.
Quando Leone XIII capì la rivoluzione industriale
In un tempo in cui le ciminiere oscuravano il cielo e la fede sembrava cedere il passo alle macchine, un pontefice anziano comprese che la Chiesa doveva cambiare linguaggio. #LeoneXIII non si chiuse nella nostalgia del passato, ma guardò in faccia la modernità: fabbriche, operai, salari, ingiustizie. Con l’enciclica #RerumNovarum (1891) aprì una nuova via, quella della dottrina sociale della Chiesa, cercando equilibrio tra capitale e lavoro, tra progresso e dignità umana. Fu il primo Papa a capire che la vera sfida non era la rivoluzione industriale, ma l’Uomo dentro la Rivoluzione. Oggi, nel cuore della quarta rivoluzione industriale, potremmo dire che il mondo attende idealmente un nuovo Leone: non un pontefice di pietra, ma un simbolo di lucidità morale e di discernimento spirituale. #RivoluzioneIndustriale #EticaESocietà #FedeEModernità #ProgressoUmano
La Città Attiva
Ci sono parole che, a prima vista, appartengono a mondi diversi ma che, quando si incontrano, rivelano un legame profondo. “Attiva” è una di queste. Nel linguaggio della città indica il movimento, la salute, la vita che anima gli spazi; nel linguaggio civile, la partecipazione, la responsabilità, la consapevolezza. Quando questi due significati si incontrano, nasce un’idea di città che non è solo un luogo da abitare, ma un ecosistema da far vivere.
Lingua aliena e pensiero quantistico
Mi capita spesso che non sono solo i saggi di filosofia o gli articoli accademici a darmi le intuizioni più forti, ma anche i film e le serie con un loro certo cultural placement. La fantascienza, in particolare, riesce a trasformarsi in un laboratorio di idee: Arrival, Blade Runner, Matrix o più recentemente Invasion mettono in scena domande che vanno oltre lo schermo, toccando la dimensione noetica, quella che riguarda il pensiero e la coscienza E allora mi sono chiesto: perché, in Invasion, è proprio una giapponese a capire come ragionano gli alieni? E cosa ci dice questo sul modo in cui lingue e culture modellano i nostri pensieri? Se la programmazione informatica classica è figlia dell’alfabeto, la computazione quantistica potrebbe essere considerata figlia degli ideogrammi? #culturalplacement #cinema #narrativa #riflessione #connessioniinvisibili #contenutidiscopo #computazionequantistica #programmazione #algoritmi #nuovolinguaggio #nuovopensiero
Il Paradosso della Carta
I giornali vendono sempre meno, ma continuano a scrivere il copione del nostro mondo. Le prime pagine dettano i titoli dei TG, i social amplificano, e noi finiamo per parlare tutti delle stesse cose. È l’effetto di salienza: ciò che vediamo ovunque ci sembra più importante, anche se non lo è davvero. Domani? Saranno gli algoritmi a scegliere per noi cosa vedere: imparare a riconoscere queste dinamiche è il primo passo per non subirle. #ParadossoDellaCarta #AgendaSetting #MediaLiteracy #EffettoDiSalienza #Informazione #Comunicazione #Giornalismo #Consapevolezza #Algoritmi #SocialMedia #TV #News
Prove Me Wrong. Uccidere il Messaggero non cambia il Messaggio
Troppo spesso giudichiamo il messaggero prima del messaggio. Se non ci piace chi parla, rigettiamo le sue idee. Se lo idolatriamo, le accettiamo senza pensarci. Nel mio nuovo articolo mostro come questo meccanismo, dal caso Kirk al modello cinese, fino all’IA, ci impedisce di confrontarci davvero con i contenuti. Bias cognitivi (Halo effect, bias di attribuzione, affect heuristic, affective numbing), Antropologia e sociologia (enemy image, capro espiatorio, perdita dello spazio pubblico deliberativo), Filosofia e IA (fusione di orizzonti, neutralità apparente delle macchine). Tu come reagisci quando il messaggero non ti piace? Riesci a valutare il contenuto senza farne una questione di identità?
