Il Soft Power e la Propaganda


In questo tragico momento della Storia, in cui il Mondo sta vivendo con apprensione gli avvenimenti del tragico conflitto Russo-Ucraino, mi piace riprendere le riflessioni sul Soft Power.

Nel mio primo articolo, introduco il concetto di Soft Power con il contributo di una lezione di Joseph Nye che ci spiega come il “Potere, lungi dall’impedire il Sapere, lo produce”.

Nel secondo articolo introduco il concetto di Diplomazia Culturale descritta come: “quel corso di azioni, che si basano ed utilizzano lo scambio di idee, di valori, di tradizioni e di altri aspetti della cultura o delle identità di una comunità territoriale.”

Nel terzo articolo parlo di come la Cina stia usando lo strumento del Potere Morbido, il Soft Power, per aumentare la sua influenza all’estero. Mentre nel quarto articolo spiego come perfino le celebrità dello sport possono essere strumenti di questa tecnica della propaganda o della Diplomazia Culturale a seconda se usata a fin di bene o il contrario.

Con questo nuovo articolo posto invece un piccolo esempio di come può essere tentato un engagement su un pubblico specifico creando un apposito storytelling che lavora su un episodio della Storia. Senza alterarne la fattualità dell’evento, cercando tuttavia d’innescare nel destinatario, con un messaggio subliminale, una percezione cognitiva di supporto agli interessi di una nazione.

Ho prima richiamato l’attenzione di un pubblico target italiano sfruttando il sentimento d’orgoglio della italiano medio. Poi, citando la vittoria del cristiano sull’invasore ottomano, ho tentato di sollecitare il potenziale istinto fobico anti-islamico che probabilmente affligge (anche se inconsciamente) molti italiani. Concludendo ho cercato di dare supporto ai temi storici narrati nell’argomentazione giustificatrice tenuta dal Presidente Putin il giorno prima l’invasione, dando risalto alla storica territorialità russa dei territori oggi oggetto del contendere tra Russia ed Ucraina. Non sono un creativo copywriter, tantomeno esperto di costruzione di storytellig e forse non sarò riuscito a realizzare un efficace esempio di comunicazione soft power, ma la tecnica funziona così da decenni. E diventa potentissima quando entra nelle mani dei creativi che lavorano appositamente addestrati alla costruzione della propaganda.

Buona lettura

ODESSA: LA CITTÀ RUSSA DEL MAR NERO COSTRUITA DAGLI ITALIANI ALLA FINE DEL 1700.

Nella tragedia di questi giorni si sta parlando molto anche delle città ucraine tra cui Odessa, dove gli Italiani erano di casa.

E forse, non tutti sanno che questa città fu fondata sulle sponde del Mar Nero a partire da un piccolo villaggio di pescatori in seguito alla definizione della cosiddetta Novorossija. La Nuova Russia che si determinò al termine della Guerra Russo-Ottomana (1768-1774) il cui risultato fu di liberare dal dominio dell’impero ottomano, l’Ucraina meridionale, il Caucaso settentrionale e la Crimea, dando sbocco all’Impero Russo ai mari del sud europa, il Mediterraneo, attraversando il Mar Nero passando per lo stretto dei Dardanelli.

La liberazione delle terre cristiane dal giogo dell’impero ottomano da parte della Russia fu portata avanti sotto l’imperatrice Caterina II e condotta da uno dei suoi generali: il valoroso militare, e suo amante, Grigorij Aleksandrovič Potëmkin.

Potëmkin fu anche l’artefice promotore della fondazione delle maggiori città russe e porti di sbocco sul Mar Nero tra cui Sebastopoli in Crimea ed Odessa, nell’allora Russia meridionale, ed oggi terra ucraina.

Per dirigere la costruzione di Odessa fu chiamato l’ammiraglio napoletano Don Giuseppe de Ribas y Boyonsin, che dopo il suo viaggio in Russia li vi rimase prendendo parte alla guerra Russo-Ottomana come ufficiale favorito di Potëmkin, partecipando alla conquista della Crimea ed alla costruzione della base della flotta russa del Mar Nero di Sebastopoli.

Don Giuseppe de Ribas y Boyonsin
(Museo statale dell’Ermitage 
San Pietroburgo)

Potëmkin personalmente lo trasferì dalla marina e lo pose in carica nell’esercito alle dirette dipendenze del conte Ivan Vasilievič Gudovič, uno dei generali più noti e decorati del teatro di guerra meridionale Sul finire del 1789, i granatieri di de Ribas catturarono Khadjibey (il villaggio ove in seguito sorgerà la città di Odessa) senza combattere: “Fu, difatti, una delle più grandi non-battaglie della guerra. L’intero fatto durò non più di mezz’ora. La guarnigione ottomana, alcune dozzine di soldati coi loro ufficiali, si arresero praticamente subito.”

Poco dopo la fine della guerra,il napoletano propose un piano alla zarina Caterina per trasformare l’ex villaggio ottomano di Khadjibey in uno dei principali porti russi che annualmente non correvano il rischio di ghiacciarsi in inverno; la zarina accettò l’idea ed il 27 maggio 1794 emise un editto per la fondazione di un centro commerciale e di scambio marittimo di cui de Ribas divenne amministratore capo (glavnyi nachal’nik). L’ammiraglio iniziò la costruzione di case in pietra ed edifici amministrativi che saranno poi la base della futura città di Odessa. La città in breve tempo divento oltre che porto commerciale un porto culturale, richiamando artisti ed intellettuali da ogni parte.

Come scrive Manuela Capece : “il governo russo stanziò  fondi per costruire la città di Odessa sotto la guida economica, architettonica e artistica del popolo italiano, per realizzare il progetto di una città ideale, la cui vita doveva ruotare intorno al teatro, al piacere, alla creazione di arte e cultura. De Ribas e l’équipe italiana lavorarono sodo e nell’arco di un triennio l’Ausonia del Mar Nero splendeva come porto commerciale e come porto culturale, ponendo fine a quell’isolazionismo russo tanto avversato dalla zarina. Odessa presentava così un mélange di equilibrio, proporzioni, simmetria, monumentalità e rigorismo tipico del Rinascimento. Artisti e architetti italiani consideravano la Nuova Russia come luogo dove poter dar libero sfogo al proprio estro artistico, lontano dall’occhio sprezzante, inquisitorio della Chiesa; l’artista poteva liberare senza remora alcuna istinto e immaginazione. Le corti russe e l’amministrazione cittadina di Odessa garantivano la libertà artistica attraverso una solida sicurezza finanziaria, creando un fenomeno singolare nella storia culturale e urbanistica europea.

Ad Odessa gli italiani erano di casa tanto che la famosa canzone più famosa nel mondo O Sole Mio fu composta qui nel 1898 dal musicista napoletano Edoardo di Capua e il suo compaesano poeta Giovanni Capurro.

Nel 1994, il giorno del bicentenario della fondazione della città di Odessa, il 2 settembre, venne inaugurato un monumento a de Ribas nella città svelato all’inizio di via Deribasovskaya. Per sottolineare il ruolo avuto dal napoletano nella fondazione della città. Lo scultore di Odessa Alexander Knyazik ha raffigurato l’ammiraglio con una pala in una mano e una mappa dettagliata della città nell’altra.

Il simbolo più riconoscibile della Città e la famosa scalinata Potëmkin, scenario del noto film “Corazzata Potëmkin” che narrava la rivolta di Odessa durante la rivoluzione russa del 1905. Sulla scalinata fu ambientata la lunga scena dell’attacco alla folla inerme da parte dei cosacchi dello zar, di fatto la rivoluzione bolscevica inizio proprio ad Odessa in seguito all’eccidio dei dimostranti.

Scalinata Potëmkin, Odessa


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