La Telemedicina avrebbe agevolato la gestione dell’emergenza Coronavirus?

Nel mio articolo che introduce il concetto di Società 5.0 spiego che la trasformazione digitale cambierà nel giro di pochi anni in modo radicale molti aspetti della società, influenzando non solo la struttura industriale, ma anche la vita privata, la pubblica amministrazione, l’occupazione… e anche la sanità e la gestione delle emergenze sanitarie come questa in atto.

La Società per le Cure Mediche Critiche Intensive – SCCM, The Society of Critical Care Medicine, che conta 16.000 medici professionisti in 100 nazioni – ha pubblicato sul suo sito web un’informazione, che di seguito traduco:


Si stima  che tra il 2000 e il 2010 i costi annuali per cure mediche intensive (CCM) negli Stati Uniti sono aumentate del 92% da 56.5 a 108 Miliardi di dollari. I costi del 2010 rappresentavano il 13,2% delle spese ospedaliere, il 4,1% delle spese sanitarie nazionali e lo 0,72% del prodotto interno lordo USA.


Nel 2010 i costi delle Unità di Terapia Intensiva, ICU, venivano stimati in 4.300 US$ al giorno, con un aumento del 61% rispetto al costo giornaliero di 2.669 US$ del 2000.
In seguito ad una serie di indagini e ricerche è emerso che con l’impiego di personale sanitario disposto in team multidisciplinari, debitamente addestrato all’uso della Telemedicina per le Cure Medica Intensiva, Tele-ICU, sia stimato un possibile risparmio fino ad ‘un miliardo di dollari per anno di vita’, di qualità uguale al ricovero ICU in unità ospedaliere nella gestione di cure critiche di sepsi grave, insufficienza respiratoria acuta e interventi di terapia intensiva generale.

Si presume che l’impiego di personale sanitario ‘intensivista’, 24 ore su 24, presenti numerosi vantaggi: tra cui riduzione di costi, mortalità, complicanze, durata della degenza ospedaliera, LOS, miglioramento della soddisfazione del medico e riduzione del burnout. La maggior parte degli studi riguardanti i benefici del personale intensivista 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è stata condotta per ora in centri terziari di ricerca o accademici con un’acuità e un volume elevato dei pazienti.

Gli ospedali senza intensivisti in loco possono beneficiare di servizi di telemedicina o Tele-ICU, in cui sofisticati sistemi elettronici collegano i dati dei pazienti in terapia intensiva a intensivisti in località remote. Questi ultimi forniscono servizi di monitoraggio, diagnostica e intervento in tempo reale, lavorano con il personale preposto alla cura del posto letto del paziente e interagiscono anche con i pazienti e i loro familiari.

In alcuni contesti, l’assistenza in tele-terapia intensiva ha dimostrato indici di LOS\ICU più brevi e una mortalità in terapia intensiva più bassa, il che può tradursi in costi ospedalieri ridotti e in un migliore utilizzo delle risorse.

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020, emanato per cercare di contenere l’emergenza Coronavirus Covid-19, ha di fatto stabilito che gran parte dell’Italia si fermerà per 10 giorni.

In tanti accusano il Governo italiano di aver adottato misure draconiane per contrastare l’emergenza sanitaria.

Ma è poi vero che si sarebbe potuto evitare l’innesco di questa isteria di massa, considerando che in altre nazioni, come ad esempio in USA, almeno per ora, pare tale allarmismo dilagante sembra non sia stato attivato dai rispettivi Governi?

A prima vista sembrerebbe di sì, ma probabilmente non è vero. Perché?

In Italia, in situazioni normali, di pre-emergenza Covid-19, vi sono circa 5.000 posti letto ICU.

Se sono vere le più pessimistiche proiezioni del possibile numero di contagi, nel caso l’epidemia non fosse controllata e contenuta, ma si espandesse in tutta Italia, il Sistema Sanitario Italiano potrebbe collassare.

Come ha spiegato il Viceministro alla Sanità Paolo Sileri, un tecnico, docente di medicina, il Sistema Sanitario Italiano, sebbene efficiente, ed effettivamente più di molte altre nazioni anche europee, malgrado i numerosi tagli alla Sanità che si è provveduto ad operare negli anni passati, potrebbe collassare, nonostante si riesca ad approntare qualche altro migliaio di posti letto ICU di emergenza. Questo perché il protocollo sanitario per tale situazione prevede una quarantena di tre settimane per ogni paziente contagiato, le cui condizioni mediche richiedano il ricovero in Terapia Intensiva.

L’emergenza sanitaria globale ci offre, quindi, l’opportunità di capire, empiricamente, quanto sia importante adottare, con urgenza, ad ogni livello decisionale, adeguate misure per facilitare lo sviluppo della Cultura Digitale e le nuove tecnologie in ogni campo, perfino nella gestione di possibili future altre crisi sanitarie come quella attualmente in atto.

Intanto, speriamo non vi siano più criticità e che, nel frattempo, si costruisca la Società 5.0.

PENSIERO DIVERGENTE contro PENSIERO CONVERGENTE, due facce della stessa medaglia (parte 1)

Il Pensiero Convergente e quello Divergente sono due facce della stessa medaglia. Questi due modi di pensare sono completamente in contrasto tra loro, tuttavia estremamente importanti nella conduzione della nostra vita quotidiana. Non è necessario che un Pensiero Convergente sia sempre in congiunzione con un altro Divergente, ma tendono a funzionare meglio quando sono impiegati insieme.

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GESTIONE DELLA DIVERSITA’: l’ANTROPOLOGIA APPLICATA nella MEDIAZIONE CULTURALE per la SICUREZZA SOCIALE

“Pensare azioni di POLITICHE CULTURALI finalizzate alla Mediazione Culturale che possano contribuire:

  • alla comprensione di quali siano quelle importanti Distorsioni cognitive da correggere per una migliore vita relazionale;

  • a facilitare l’abbattere dei Pregiudizi per una migliore vita sociale;

  • a concorrere al contrasto degli analfabetismi funzionali per facilitare la comprensione e la critica costruttiva dei fenomeni che ci coinvolgono

vuol dire CONTRIBUIRE AL MANTENIMENTO DELLA SICUREZZA SOCIALE in DEMOCRAZIA”

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