Capire la Realtà costa energia … e il Populismo si fa strada

Capire la Realtà costa energia … e il Populismo si fa strada

Simon Laughlin, Ph.d, Neurobiologo all’Università di Cambridge (UK) dichiara in una intervista riportata in un articolo su Repubblica : «Abbiamo dimostrato che, per funzionare, il cervello ha bisogno di consumare energia in misura notevole, proprio come il cuore … 

In un post precedente dichiaro di voler aspirare a qualificarmi Provocatore Culturale,  prendendo spunto da ciò che affermava George Lois:   una ‘Big Idea’  è ‘qualcosa’  che si realizza  disegnando  pensieri (design thinking).  Disegni capaci  di sfidare lo status quo: avviando  riflessioni senza pregiudizi, con una mente aperta e senza fare assunzioni. Dimenticando le tendenze e le tradizioni che ci circondano.

In DemocraCity, Marketing & Marketing politico e Spin Doctoring , le mie digressioni hanno lo scopo  di tentare di  far comprendere al lettore che oggi un partito  politico ‘vince o perde’ le elezioni più per le effettive  capacità della sua comunicazione di marketing (politico) , che per un disegno strategico basato su idee politiche effettivamente nuove.

Per quale motivo?

Capire la Realtà, costa energia

Simon Laughlin, Ph.d, Neurobiologo all’Università di Cambridge (UK) dichiara in una intervista riportata in un articolo su Repubblica : «Abbiamo dimostrato che, per funzionare, il cervello ha bisogno di consumare energia in misura notevole, proprio come il cuore. E si tratta di un’esigenza così grande da limitare le nostre prestazioni  (…) Questo perché il cervello umano, pur pesando il due per cento del nostro corpo, assorbe il venti per cento dell’energia, e le cellule della corteccia cerebrale, che hanno un ruolo centrale nell’attività del ragionare, sono fra quelle che ne richiedono di più. (…) Per profonde capacità di deduzione – spiega il neurobiologo – ne serve molta, perché il cervello deve trovare nuovi collegamenti fra informazioni che vengono da fonti anche completamente diverse. Tutto ciò significa che c’è un limite alla quantità di notizie che possiamo elaborare. L’altra barriera è dovuta a due cause: la miniaturizzazione delle cellule cerebrali e l’aumento delle connessioni fra cellula e cellula  (la chiave con cui l’evoluzione ha spinto avanti l’intelligenza)  sono arrivate entrambe a un punto limite. Le cellule non possono fisicamente diventare più piccole e le connessioni non hanno lo spazio per aumentare. I neuroscienziati sanno da tempo che il cervello è suddiviso in dieci moduli, ognuno dei quali è responsabile di funzioni differenti, come la vista o il movimento. I moduli sono collegati da fasci di fibre nervose e c’è chi ritiene che l’intelligenza sia il risultato dell’efficienza di queste connessioni. Lo psichiatra Ed Bullmore, anche lui docente a Cambridge, ha misurato l’efficienza con cui parti differenti del cervello comunicano fra loro, scoprendo che gli impulsi sono più veloci nelle persone intelligenti e brillanti, e lenti in quelle meno dotate. Spiega Bullmore al Sunday Times:  “L’alta integrazione delle reti cerebrali, sembra essere associata a un alto quoziente d’intelligenza.” Altri ricercatori hanno misurato i fasci nervosi, scoprendo anche in questo caso che quelli più sviluppati, cioè i cervelli più interconnessi, si trovano nelle persone più intelligenti. La notizia positiva è che abbiamo capito come l’evoluzione ha migliorato le nostre capacità speculative, ma resta quell’incredibile quantità di energia necessaria per  partorire un’idea. “Per l’intelligenza si paga un prezzo”, conclude Bullmore. Intanto, dal centro clinico di Utrecht, in Olanda, arriva un’altra conferma. Martijn van den Heuvel, docente di psichiatria, studia come le variazioni nell’impianto del cervello influiscano sul quoziente intellettivo. “Confermo: per aumentare il potere del cervello servirebbe un aumento sproporzionato di energia. Fare previsioni su un futuro remoto è rischioso, ma è chiaro a tutti che ci sono forti limiti a un ulteriore sviluppo” ( …) Pertanto, la maggior parte degli esseri umani (escludendo le persone dallo spettro autistico) tendono a generalizzare quasi inconsapevolmente la loro comprensione della realtà intorno a loro, cercando di trovare modelli. Questa continua forma di generalizzazione intercetta le nostre osservazioni sulla natura e sulla società con le nostre esperienze personali, le nostre interazioni con gli altri e la cultura, nel momento in cui si verificano queste interazioni. Ciò significa che in ogni epoca ed in ogni cultura, una cosmologia unificata tende ad essere modellata sia dalle osservazioni della natura e del progresso sociale, sia dallo sviluppo tecnologico e culturale di detta società»

Dunque il cervello umano sarebbe un organo molto complesso,  e la mente umana non si sarebbe ancora evoluta per comprendere tutti i dettagli del mondo con particolari elucubrazioni.  Piuttosto l’evoluzione della mente pare sia andata nella direzione di assicurare sopratutto la sua sopravvivenza ed il benessere fisico dell’organismo di cui fa parte, cercando di ‘assolvere alle sue funzioni’  con il minimo dispendio di energia.

Se quanto si riporta nell’articolo fosse vero, allora sarebbe anche vero che:“…fattori biologici  influenzano mediamente la propensione degli individui ad omologarsi su modelli di realtà facilmente riconoscibili”.

Assumendo cosa sta scoprendo la  Scienza,  una domanda diventa lecita. Le persone (a prescindere dal loro livello culturale)  riescono a comprendere più facilmente nuove idee e nuovi paradigmi quando per ‘capire’ sia necessario poco dispendio energetico? Probabilmente la risposta è Si.

Perchè credo sia vero. Da oltre 25 anni, nel corso della mia esperienza professionale nel  settore del marketing e della ‘comunicazione diretta’, ho avuto modo di rendermi conto  (sul campo, a diretto contatto con la gente – non dietro una scrivania a leggere rapporti redatti da altri)  di quanto sia difficile spiegare ad un consumatore le caratteristiche di un nuovo prodotto. Ma ancora più difficile è introdurre sul mercato  un nuovo servizio: perché un servizio è intangibile.

La Politica è Servizio

Alcide de Gasperi affermava  “la Politica è Servizio”, mentre  Don Sturzo  ha detto “le vittorie sarebbero state dell’idea, le sconfitte degli uomini”. Queste due affermazioni, forse possono aiutarmi ad introdurre il  seguente ragionamento.

Sono circa 20 anni (troppo tempo) che in molti (siamo sempre di più)  assistiamo inermi al ‘teatrino’ di una  classe politica e dirigente  che parla (urlando) solo di problemi. Ma che, in effetti, non sembra capace (neanche di tentare) di disegnare pensieri nuovi, capaci di affrontare le sfide dei cambiamenti in atto nel mondo.

Questi ‘molti’ sono tanti. Infatti, le ultime stime riportano che universo degli elettori astensionisti italiani rappresenta circa il 50 % del ‘mercato dei consumatori politici’ italiani.

Perché tanta gente non ha più fiducia nella Politica? Lavorando nel marketing,  mi sono formato una risposta.

Se è vero che le “vittorie sono delle idee e le sconfitte degli uomini”, allora dobbiamo essere consapevoli che agli uomini non piace subire sconfitte.

Il Marketing è uno strumento che TUTTE le organizzazioni usano aspirando a perseguire obiettivi di successo, non di sconfitta.

Quando parlo di “organizzazioni”, intendo tutte le organizzazioni, anche quelle politiche.

Più sopra ho cercato di spiegare, in sintesi,  che il  Servizio è un qualcosa di intangibile, non si può toccare, non si può provare prima di acquistarlo. Per cui è molto difficile, anche  per il più preparato ed efficace esperto di marketing,  introdurre sul mercato una ‘idea di servizio (in questo caso, politico)  innovativo’.

Se l’esperto  aspira a perseguire obiettivi di successo nel breve termine, sarà difficile che potrà ottenerli senza un enorme, dispendioso, impiego di risorse: umane, finanziarie e comunicative. Inoltre, se è un vero esperto,  è consapevole, e terrà in considerazione il fatto che il marketing non è una scienza esatta ossia che nessuno può dare per scontato il risultato. Cioè  che ad un certo investimento corrisponda proporzionalmente (e sicuramente)  l’auspicato risultato.  Anzi è perfettamente consapevole che si assume il rischio di vedere vanificati tutti i suoi sforzi, subendo una sconfitta. La sconfitta subita da Renzi nel recente referendum costituzionale  (e sofferto dai suoi consulenti: gli spin doctors ingaggiati) è un esempio lampante.

E allora cosa si pensa sia meglio, se vuole rischiare poco o nulla? Si penserà che sia  meglio lavorare su idee di Servizio che sono già nella consuetudine dell’opinione pubblica, quindi facili da comprendere.

Quindi, come si farà a competere per tentare  di ‘vendere’ un  servizio (politico) tradizionale su un mercato maturo, cercando di sottrarre quote di mercato ai competitori (gli altri partiti) presenti sul mercato, avendo come target /cliente  coloro che sono già consumatori di quel genere di  servizio?

Adottando gli strumenti del marketing che sono impiegati per  competere sui mercati maturi. Ad esempio, nel marketing commerciale alcuni di queste dispositivi sono  le promozioni –  per capirci: gli sconti, i 3X2, gli omaggi a fronte di un acquisto, etc. etc. – che  ogni uno di noi  avrà sperimentato nel supermercato. Queste tecniche cercano di fare leva sul consumatore agendo sull’emozione del potenziale cliente, piuttosto che sulla sua razionalità: cioè sono finalizzate a sollecitare l’Acquisto d’Impulso.

Se il ragionamento è stato compreso, sarà facile capire anche che il cosiddetto ‘Populismo’ non è altro che lo strumento di marketing politico ‘promozionale’  di quella  politica che non ha idee nuove (di Servizio) nel suo portafoglio d’offerta, e che vuole fare leva sul voto (acquisto) d’impulso.

Tuttavia, qualunque esperto di marketing potrà confermare  che le promozioni sono strumenti tattici (da impiegare sporadicamente)  non strategici.  E che se usati per lungo tempo, porteranno alla ‘morte della vita commerciale’ di un prodotto/servizio. Il consumatore a lungo andare si rende conto che qualcosa non quadra ed inizia a pensare che, forse,  lo si stia prendendo per i fondelli con un prodotto/servizio obsoleto  nel suo declino commerciale.  Ecco perché oltre il 50% degli elettori italiani si astiene dal voto, crede, razionalmente, che il Servizio della Politica sia obsoleto, peggio morto, e non è più predisposto all’acquisto d’impulso.

La Politica per fidelizzare di nuovo i suoi elettori, non può più pensare di  usare solo tattiche, piuttosto  deve essere in grado di  disegnare strategie che contemplino nuovi paradigmi. Benché sembra che  costi preziosa energia ‘il pensare’, le attuali condizioni ambientali hanno preparato il terreno affinché molti elettori (di buona volontà) saranno sicuramente disposti a consumarne un po’ di più  ‘per sforzarsi di capire’ che ‘vere novità esistono’,  e che possono essere adottate,  se comprese e sostenute.

 

Ref.
 
Jennifer Lees-Marshment,The Political Marketing RevolutionTransforming the Government of the Uk,Manchester University press,2004 

Jennifer Lees-Marshment,Political Marketing,principles and applications,  Routledge,New York,2014

Cass R. Sunstein,#Republic,divided democracy in the age of social media,Princeton University press,2017  

Alessandra Baduel,Il cervello umano al limite "Mai più intelligenti di così",la repubblica.it,01/08/2001

Manuel Castells,Il Potere delle Identità,Egea,2014

Philip Kotler et. al.,Marketing 3.0, ed.il 24 ore,2010

Antonio Foglio,Marketing politico ed elettorale,F. Angeli,2009

John Wilmshurst,Promozione vendite,F. Angeli,1994

AA.VV. a cura di G. Siri, Psicologia del consumatore: consumi e costruzione del significato, McGraw-Hill,2004

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