MARKETING POLITICO e STRATEGIA OCEANO BLU

Il 19 ottobre 2015, le emittenti hanno annunciato che Justin Trudeau, il 43enne figlio del leggendario Pierre Trudeau, era stato eletto come primo ministro del Canada con una elevata maggioranza. È stata una vittoria schiacciante che praticamente nessuno ha potuto prevedere. Ma come ha fatto Trudeau?

Oceano Blu: un nuovo paradigma strategico efficace anche in politica

Il 19 ottobre 2015, le emittenti hanno annunciato che Justin Trudeau, il 43enne figlio del leggendario Pierre Trudeau, era stato eletto come primo ministro del Canada con una elevata maggioranza.

Tre mesi prima, tuttavia, quando è stata indetta l’elezione, ben pochi avrebbero scommesso su una vittoria di Trudeau.

Eletto leader del Partito liberale del Canada (LPC) nel 2013, Trudeau ha ereditato un partito allo sbando ed in debito, ben lontano nelle preferenze dai conservatori e dai Nuovi Democratici. In effetti, alcuni esperti avevano espresso numerosi elogi sulla LPC, che aveva governato il Canada per gran parte del XX secolo. Eppure, in meno di tre anni, Trudeau ha portato il suo partito alla maggioranza in Parlamento, passando da 36 a 184 seggi (su un totale di 338).

È stata una vittoria schiacciante che praticamente nessuno ha potuto prevedere. Ma come ha fatto Trudeau?

Un’accurata analisi della strategia di Trudeau ha rivelato una perfetta applicazione della strategia Oceano Blu, andando a sfidare la logica strategica convenzionale delle campagne politiche.

In puro stile Oceano Blu, Trudeau ha sovvertito le 3 regole fondamentali della concorrenza politica, da anni radicate nelle elezioni per il Governo canadese.

la Conversione dei ‘non votanti’

Nella precedente elezione in Canada del 2011, si era registrata una percentuale di “non votanti” pari quasi al 40% dell’elettorato. Molti cittadini non si sono presentati alle urne perché non si riconoscevano in nessuno dei principali partiti, avvolti dalla negatività e dal cinismo che aveva a poco a poco preso piede all’interno del processo politico.

Questi “non votanti” sono stati sostanzialmente ignorati in tutte le precedenti elezioni politiche.

Trudeau, invece, è andato in una direzione opposta, concentrandosi con grande attenzione sulla categoria dei non-elettori, composta principalmente dalla generazione più giovane e dalle comunità indigene del Canada. Ha trascorso gran parte del tempo in giro per università, è stato attivo sui social media, ha stretto la mano e fatto selfie con la gente, e ha visitato diversi ridings composti prevalentemente da popolazioni aborigene. La campagna positiva di Trudeau, priva di annunci negativi, è stata rivolta in modo particolare a questi non-elettori. La sua campagna è stata ancorata ad una linea di tag abilmente realizzata: ‘Questo è il Canada, e un Canada migliore è sempre possibile “; ed ha lavorato per unire sia gli elettori che i non votanti.

Al termine delle elezioni, il voto popolare era salito dal 61% a poco meno del 70%, con un incremento di quasi tre milioni di elettori. Trudeau ha portato tutti i non elettori ad esprimere la propria preferenza per il LPC; senza i non votanti, Trudeau non avrebbe vinto le elezioni.

“L’abbassamento del costo di acquisizione di elettori”

Tradizionalmente i candidati puntano sulla diffusione di messaggi negativi, al fine di peggiorare la percezione degli altri contendenti agli occhi degli elettori; questa operazione spesso comporta cospicui investimenti in spot televisivi molto costosi. Justin Trudeau, invece, ha adottato un approccio diverso, investendo in annunci TV positivi ed altamente innovativi. Inoltre, ha sbaragliato i suoi avversari sul campo, attraversando il paese per consegnare personalmente il suo messaggio positivo alla gente. Le riprese di queste attività sono state poi trasmesse e diffuse sia tramite i media tradizionali, sia tramite i social network. Con il “rumore” che questo tipo di campagna elettorale ha creato, Justin Trudeau è stato in grado di raggiungere con il proprio messaggio un numero di elettori molto più elevato ad un costo ben inferiore rispetto ai suoi colleghi candidati.

“A Victory ‘Blue’: “la strategia Oceano Blu applicata alla politica”

Anche se la strategia Oceano Blu è stata inizialmente sviluppata per essere applicata nel mondo degli affari, si fa sempre più largo l’ipotesi che questa metodologia possa essere applicata anche in altri contesti, tra cui la politica pubblica e, in questo caso, nel marketing politico e per le campagne elettorali. La mossa strategica di Trudeau può essere davvero classificata come una Vittoria “Blue”.

Di seguito riportiamo una sintesi delle tre “leggi” della strategia Oceano Blu che ci permettono di stabilire se una mossa strategica è effettivamente ‘blu’, o rientra in quello che Kim e Mauborgne (gli autori dell’opera Oceano Blu) definiscono Oceano Rosso:

  • Sfidare le logiche strategiche convenzionali dell’industria, rompendo le regole stabilite dallo scontro competitivo;
  • Individuare i “non clienti” e de-segmentare il mercato per creare nuovi grandi mercati non sfruttati, chiamati appunto Oceani Blu;
  • Abbattere il trade-off costo/valore perseguendo simultaneamente differenziazione e costi bassi.

Queste leggi della strategia Oceano Blu, come si applicano in un contesto di campagna politica? Andiamo a riepilogare:

  • Sfidare le logiche strategiche convenzionali politiche, rompendo le regole stabilite dallo scontro competitivo;
  • Individuare i “non votanti” per creare grandi Oceani Blu di potenziali elettori.
  • Abbattere il trade-off costo/valore attraverso una campagna elettorale positiva e sfruttando la pubblicità gratuita offerta dai media.

La vittoria di Trudeau attraverso l’applicazione della strategia Oceano Blu dimostra come i principi fondamentali di tale strategia possano essere estesi anche ad altre discipline con successo, e non limitarsi all’applicazione aziendale per cui essa è stata concepita.

 

ELABORAZIONE DA: 


"Justin Trudeau Wins 2015 Canada Election: A Blue Ocean Strategy in Politics", Harward Business Review, case study by Fares Boulos, 2015

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