la CAMPAGNA (ELETTORALE) PERMANENTE

Nel dibattito italiano del 2018 mi sono imbattuto nelle analisi dello Spin Doctor Klaus Davi, che ha  introdotto al grande pubblico italiano l’espressione:  ‘Campagna Elettorale Permanente’ durante il talkshow televisivo “Non è l’Arena di Giletti” che giornalisti, opinionisti e politici hanno intensificato citazioni  del tipo “siamo in campagna permanente.  Salvini, Di Maio? … sono in campagna permanente; …”

Campagna elettorale permanente? Che cosa significa

K. Davi non ha fatto altro che presentare al grande pubblico italiano un concetto che non è estraneo agli addetti ai lavori, che afferisce alle strategie di comunicazione nel campo delle Scienze Politiche; la Campagna Elettorale Permanente descrive “l’attenzione che i leader politici, in particolare quelli con incarichi di governo, danno alle preoccupazioni elettorali durante l’esercizio della carica che ricoprono; sottolineando la distinzione che diventa sempre più labile tra il tempo che dedicano nel ‘governare’ e quello che trascorrono nelle ‘attività di propaganda politica.”

Possiamo far rientrare quindi l’applicazione di strategie da Campagna Elettorale Permanente nel set di strumenti ad uso del marketing politico? Si, senza dubbio!

Molti osservatori politici sostengono l’opinione secondo il quale il fenomeno ha riscontrato un impatto significativo sulle ultime Presidenze degli Stati Uniti, sostenendo che le decisioni prese da alcuni Presidenti sono state sempre più influenzate dal potenziale impatto e dal conseguente grado di approvazione dei loro elettori.

Gli esperti ritengono che un aumento nella raccolta di fondi elettorali possa essere un sintomo che rivela la sussistenza di una ‘Campagna permanente’; la quantità di tempo sproporzionatamente elevata che i Presidenti hanno speso per visitare i loro stati elettorali chiave rispetto ad una quantità relativamente piccola di tempo speso in visita a regioni che sono ritenute di scarsa importanza elettorale, viene indicata come ulteriore prova dei motivi elettorali che influenzano una governance presidenziale, a dimostrazione di quanto sia sfocata la linea che divide la Campagna elettorale dalla Governance presidenziale.

Fu Patrick Caddell (scienziato politico, sondaggista e consulente del Presidente Jimmi Carter) che concepì la “Campagna permanente” come una teoria delle Scienze Politiche, con una nota del 10 dicembre 1976 intitolata “Documento di lavoro iniziale sulla strategia politica”; Caddell scrisse: ” … essenzialmente la mia tesi rivela che il governare con approvazione pubblica richiede una continua campagna politica“.

L’espressione “Campagna permanente”, il suo concetto e la sua storia, furono definite per la prima volta nel 1980  dal giornalista (diventato poi consigliere presidenziale senior) Sidney Blumenthal nel suo libro “The Permanent Campaign”.

Nel suo saggio, Blumenthal spiega i cambiamenti nella politica americana, passata dal mecenatismo ed una organizzazione di partito vecchio stile a quella basata sulla moderna tecnologia dei sondaggi e dei media guidati dai computer, creando un sistema fondamentalmente nuovo; il giornalista evidenziava inoltre come i ‘consulenti politici’ stavano andando a sostituire i capi di partito, instaurando  un nuovo modello in cui le campagne elettorali diventano ‘forme di governo’. Oggi questo passaggio è ancora più evidente: la “campagna permanente” non è solo comunicazione continua, è gestione dell’attenzione nel presente. Il potere presidia agenda e narrazione con la stessa intensità con cui (spesso) fatica a costruire capacità e soluzioni nel lungo periodo.

Secondo Walter Dean Burnham,  lo scienziato politico portatore della ‘Teoria del Riallineamento’, l’intuizione di Blumenthal ha risolto il problema del ‘Riallineamento critico’ nelle Scienze politiche, che è avvenuto intorno al 1968, quando nuove strategie si sono sviluppate ed usate attivamente con l’amministrazione di Lyndon Johnson, in cui viene data priorità al guadagno tattico a breve termine rispetto ad una visione politica a lungo termine : “l’atmosfera frenetica e coinvolgente delle campagne presidenziali si trasferisce dopo le elezioni nell’ufficio presidenziale del vincitore stesso,  creando così una campagna permanente che limita la capacità dell’attuale Politica di deviare da una volontà percepita delle persone, che viene riscontrata attraverso la pratica dei sondaggi intensivi”

BOX — Teoria del riallineamento elettorale

Nella scienza politica esiste un’idea semplice ma potente: gli elettori non sono stabili per sempre. Periodicamente si riallineano.

Riallineamento significa spostare il consenso da una parte all’altra. Assegnazione significa invece uscire dal gioco: diventare indipendenti o non votare.

La teoria fu formulata nel 1955 dallo scienziato politico V. O. Key Jr. (A Theory of Critical Elections) osservando che partiti, elezioni e politiche tendono a cambiare in modo ciclico e talvolta improvviso.

Molti studi hanno individuato cicli di circa 30–36 anni, spesso legati al ricambio generazionale: le grandi svolte politiche non sono solo eventi casuali, ma momenti strutturali in cui l’elettorato ridefinisce i propri riferimenti.

Nel 2012,Brendan J. Doherty (professore associato in Scienze politiche presso l’Accademia della Marina Militare degli Stati Uniti), nel suo testo “The Rise of the President’s Permanent Campaign” analizza il fenomeno e le mutevoli dinamiche che fanno presagire quale potrà essere l’evoluzione di una leadership politica al governo che pratica una‘Campagna Elettorale Permanente’, sostenendo che un agire secondo tali strategie può a volte rafforzare la mano di un presidente, ma può anche indebolire il ruolo di un leader nazionale unificante, accrescendo il cinismo pubblico e limitando le prospettive di un compromesso bipartisan.

Ciò a cui abbiamo il (dis)piacere di assistere quotidianamente, non conferma la riflessione di Doherty …? 

NOTA 2026 — Perché questo articolo torna attuale
Nel 2018 parlavo di “campagna elettorale permanente” come confine sempre più labile tra governare e fare propaganda. Oggi, a distanza di anni, mi sembra che il concetto si sia evoluto: non è più solo campagna continua, è presidio continuo dell’attenzione.
La politica non compete soltanto per i voti: compete per l’agenda, per il frame, per l’indignazione del giorno. E quando la gestione dell’attenzione sostituisce la progettazione del futuro, il cittadino percepisce una cosa semplice: si parla molto, si costruisce poco.
Ho ripreso questo filo qui: “L’uomo forte e il vuoto di contenuti”


References

  • tradotto ed adattato da :  Permanent Campaign
  • B.Doherty, “the Rise of the President’s permanent campaign”,2012, University Press of Kansas
  • Wayne P. Steger, “the Permanent Campaign: Marketing from the Hill”, 1998, Department of Political Science DePaul University
  • Nick Sparrow, “The permanent campaign ‐ The integration of market research techniques in developing strategies in a more uncertain political climate”, 2001, European Journal of Marketing, Vol. 35
  • Peter Van Onselen\Wayne Errington,”The Democratic State as a Marketing Tool: The Permanent Campaign in Australia”,2007, Commonwealth and Comparative Politics
  • Catherine Needham, “Brand Leaders: Clinton, Blair and the Limitations of the Permanent Campaign”, 2005, Political Studies
  • Donato Bendicenti, “La televisione e la campagna elettorale permanente”,2006,il Mulino – AA.VV, “Dai comizi a Internet:la campagna permanente”, 2008, giornali FERPI
  • Franca Roncarolo,“Leader e media. Campagna permanente e trasformazioni della politica in Italia”, 2008, Guerini e Associati

Approfondimenti: 

>  MARKETING EMOZIONALE e MARKETING POLITICO … perché nella propaganda politica si parla più di problemi che di soluzioni?

> MARKETING POLITICO e STRATEGIA OCEANO BLU

> La CAMPAGNA (POLITICA) PERMANENTE

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑