Don’t look up! … La Percezione del Rischio


Questa mattina Gunter Pauli, noto scienziato ambientalista e teorico dell’economia circolare, ha lanciato un tweet di allarme sui drammatici pericoli per salute dell’intera umanità dovuti alle microplastiche che sono state rilevate per la prima volta nel sangue umano.

Nonostante gli infiniti allarmi che sono stati già lanciati negli anni passati dalla comunità scientifica, sui problemi che sarebbero insorti per le centinaia di milioni di tonnellate di plastiche sversate nei mari e nell’ambiente terrestre da quando è stata inventata ed introdotta al consumo di massa la plastica, il rischio ambientale che, inevitabilmente, oggi si sta trasformando in rischio per la salute umana non è stato mai ancora adeguatamente percepito sia dai governi che soprattutto dai loro cittadini.

La Percezione del Rischio si riferisce ai giudizi soggettivi delle persone sulla probabilità di eventi negativi che potrebbero mettere a repentaglio la nostra sicurezza personale (per lesioni e ferite, malattie, fino alla morte) a causa di improvvisi disastri ambientali e calamità naturali, emergenze sanitarie ed epidemie, cambiamenti climatici ed inquinamento dell’ambiente, sofisticazioni ed incidenti industriali, conflitti militari ed incidenti dovuti ad imperizia e/o negligenza dell’Uomo.

La Percezione del Rischio è dunque il giudizio soggettivo che le persone danno sulle caratteristiche e sulla gravità di un rischio.

Le percezioni del rischio sono diverse per i rischi reali poiché sono influenzate da un’ampia gamma di aspetti affettivi (emozioni, sentimenti, stati d’animo, etc..), cognitivi (gravità degli eventi, copertura mediatica, mitigazione del rischio misure, etc..), contestuali (inquadramento delle informazioni sui rischi, disponibilità di fonti informative alternative, etc..) e fattori individuali (tratti della personalità, esperienza precedente, età, etc..) 

Risulta evidente come alcuni rischi possano venire immediatamente percepiti, altri misconosciuti e striscianti, perchè riscontrabili solo sul medio e lungo termine, spesso, con danni irreparabili a carico non solo dei singoli individui, ma d’intere popolazioni.

Il tema della percezione del rischio è dunque molto importante per preservare la salute e la sicurezza degli uomini, e l’adeguata comunicazione dei rischi è necessaria perché determina quali pericoli possono interessare le persone e come queste devono affrontarli.

La percezione del rischio ha due dimensioni principali: la dimensione cognitiva, che si riferisce a quanto le persone conoscono e comprendono i rischi, e la dimensione emotiva, che si riferisce a come si sentono nei loro confronti.

Sono stati sviluppati diversi modelli teorici per spiegare come le persone percepiscono i rischi, come elaborano le informazioni sui rischi e come prendono decisioni su di essi, questi includono: il paradigma psicometrico, il modello di percezione del rischio, il modello del rumore mentale, il modello di dominanza negativa, il modello di determinazione della fiducia, e l’amplificazione sociale del quadro di rischio.

È stato scoperto che i profani valutano i rischi principalmente in base a percezioni soggettive, giudizi intuitivi e inferenze tratte dalla copertura mediatica e da informazioni limitate. Mentre gli individui più esperti cercano di basare maggiormente la loro percezione del rischio sui risultati di loro ricerche personali, approfondimenti delle informazioni e sulle prove statistiche.

Le percezioni del rischio sono importanti precursori dei comportamenti relativi alla salute e la sicurezza personale e di altri comportamenti che gli esperti raccomandano per prevenire oppure affrontare un rischio.

I modelli di cambiamento comportamentale che incorporano il concetto di percezione del rischio includono:  il modello di credenza sulla salute, la teoria della motivazione alla protezione, il modello di processo parallelo esteso e il framework di atteggiamento di percezione del rischio.

La consapevolezza del pubblico e la percezione di un rischio possono essere influenzate dal modo in cui i media coprono l’argomento.

È stato riscontrato che una varietà di fattori propri dei media influenzano la percezione del rischio da parte del pubblico; che includono:

  • la quantità della copertura mediatica;
  • i frame utilizzati per descrivere i rischi;
  • la valenza e tono della copertura mediatica;
  • le fonti dei media e la loro affidabilità percepita;
  • i formati in cui sono presentati i rischi; e
  • i canali e tipi di media.

Per tutti questi fattori mediatici, anche se in misura diversa, esiste un supporto teorico ed empirico per la loro rilevanza per la percezione del rischio.

Particolarmente correlati ai canali e ai generi mediatici, sono emerse due ipotesi che specificano diversi tipi di influenze mediatiche.

  1. Le percezioni del rischio a livello sociale: ipotesi dell’impatto impersonale. Che prevede che i mezzi di informazione influenzino principalmente il modo con cui le persone vedono e percepiscono i rischi che influiscono su altri individui, gruppi, nazioni o sulla popolazione mondiale in generale
  2. Le percezioni del rischio a livello personale: ‘ipotesi dell’impatto differenziale. Che prevede che, mentre i mezzi di informazione influenzano la percezione del rischio a livello sociale delle persone, i media di intrattenimento hanno effetti più forti sul modo in cui le persone percepiscono  i rischi riferiti alla propria sicurezza personale.   

Risulta evidente che dato l’ecosistema dei media che diventa sempre più diversificato nonchè frammentato, la futura ricerca scientifica sulla percezione del rischio dovrà focalizzarsi in un maggiore esame delle influenze e l’impatto che i diversi media, in particolare i social media, hanno sulla percezione del rischio nei singoli individui e gruppi sociali. Un’accurata e più approfondita analisi consentirà ad esperti ed operatori della comunicazione pubblica di elaborare appositi programmi e definire efficienti campagne di sensibilizzazione sui molteplici potenziali rischi di disastri (ambientali, sanitari, climatici, etc etc) che potrebbero affliggere le popolazioni.   

Inoltre, i resoconti di come funzionano tali influenze devono essere ulteriormente perfezionati.

Infine, poiché le percezioni del rischio degli individui portano questi ad adottare o a rifiutare i comportamenti raccomandati, è necessario che ulteriori ricerche esaminino come le percezioni del rischio siano influenzate in maniera congiunta dai media, dalle peculiarità del pubblico e dalle caratteristiche particolari di ogni rischio che potrebbe colpire specifiche popolazioni. Allo scopo di incrementarne la percezione.

Sebbene in alcuni casi sarebbe utile decrementare la percezione di rischi particolari a volte ingiustificatamente amplificata dai media, succede spesso che per motivi d’ordine pubblico o altri motivi dettati da scelte istituzionali sbagliate i rischi vengano appositamente fatti ignorare dai media, come anche da questi non vengano presi in considerazione per ignorante superficialità o negligenza.

La narrativa dello storytelling del recente film Don’t look up ci offre un esempio molto appropriato.

Per approfondimenti

2 risposte a "Don’t look up! … La Percezione del Rischio"

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  1. Ciao Vittorio, ti prego di leggere (se hai tempo e quando ne hai voglia) questa pagina, che avevo scritto per i miei compaesani (inutilmente perché la logica non c’è più da nessuna parte), e cerca la parola “rischio” oppure “Zelenko”, che è un bravo studioso ebreo: https://nereovillaopere.wordpress.com/2021/09/23/agli-arquatesi-due/ Poi vorrei sapere (anche in privato, se vuoi) cosa ne pensi. Buona sera. Con stima, Neri (così mi chiamano gli amici)). Ciao

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