Ia LINGUA INGLESE e l’ESPERTO AMERICANO sono più belli del napoletano per l’Effetto Aureola


l’Italia è uno strano paese. Quello che viene da fuori è sempre meglio! … così vale anche per la Apple Academy


Oggi, se pensiamo come sarà il mondo fra trent’anni, nessuno sa come sarà il mercato del lavoro. Nessuno sa che qualifiche saranno necessarie.

La scommessa migliore è insegnare ai giovani a studiare, ad essere sempre flessibili. L’unica certezza sul mercato del lavoro e sul mondo nel 2050 è che saranno imprevedibili (…) Le persone dovranno continuare a studiare e cambiare per tutta la vita.

La cosa più importante è insegnare ai giovani non solo come studiare, ma come preservare la loro flessibilità mentale perché dovranno continuare a cambiare per tutta la vita. E’ la parte più difficile per molti. Da giovani si vivono continui cambiamenti.

Ma alla maggior parte delle persone a 40, 50 anni non piacciono i cambiamenti.

E’ stato così per quasi tutta la Storia.

Ma non sarà così nel XXI secolo.”  

(Yuval Noah Harari: intervista SkyTg24 del 21/07/2019) 


In uno dei miei primi articoli, in cui ho registrato gli obiettivi che mi pongo con questo blog, mi presento come un PROVOCATORE CULTURALE; evidenziando che gli argomenti che decido di trattare con la redazione dei miei post sono molto spesso il risultato delle mie riflessioni proiettate nell’analisi di fatti che osservo nel corso della mia vita lavorativa, o sociale, quotidiana.

l’Italia è uno strano paese. Quello che viene da fuori è sempre meglio!

Sono impegnato da oltre 20 anni in una libera ricerca empirica nel campo della produzione di Contenuti (digitali) nell’Industria creativa, anche con lo scopo di elaborare nuovi modelli e metodologie per una nuova organizzazione del lavoro lungo la filiera  tecnico/creativa e l’impiego di nuovi modelli formativi necessari allo sviluppo di nuove skills per l’Industria dei Contenuti.

L’inizio di questo mio percorso di ricerca ha origine nel lontano 1995.  Nel corso di un progetto universitario sotto l’egida della Cattedra di Sociologia della Letteratura dell’Università Orientale di Napoli. Il nome di questo programma di ricerca teorico/pratico era Umanesimo & Tecnologia (U&T). Nel corso di questo programma definimmo con il nostro gruppo di lavoro un progetto attuativo (presentato in Europa in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Comune di Napoli e altre 3 Città europee):   “L.I.N.K.E.D.\Learning & Information Network for Knowledge Enhancement and Development” per la costituzione del “Centro Studi e Ricerche multimediali Umanesimo & Tecnologia” quale atto propedeutico alla costituzione di un master o un corso di laurea specifico per la formazione di emergenti figure professionali nell’Industria dei Contenuti Digitali.

L’obiettivo del programma L.I.N.K.E.D. consisteva nella definizione, attraverso la ricerca applicata, dei presupposti concettuali per la creazione di un sistema favorevole allo sviluppo di nuovi modelli cooperativi di organizzazione del lavoro coordinati da una funzione di marketing (che, all’interno della filiera, assumeva anche la funzione di facilitator tra i creativi Umanisti e quelli Tecnologici) che fosse capace di raccordarsi con gli effettivi bisogni dei potenziali mercati emergenti.

Già 25 anni fa avevamo intuito che lo sviluppo sostenibile di una start-up nell’emergente Industria Creativa dei Contenuti Digitali aveva bisogno di ricerca applicata ed apprendistato cognitivo, non solo teoria, perché nel Digitale “si impara facendo”, come accadeva nelle vecchie botteghe d’arte e scuole rinascimentali: non a caso lanciammo ed iniziammo a promuovere lo slogan “Rinascimento Digitale”.

Ma in effetti l’obiettivo del progetto U&T si traduceva in sostanza in una  ‘Provocazione Culturale’ lanciata a scopo sociale. Non a caso nasceva sotto il patrocinio scientifico di un Sociologo, il Prof. Runcini uno dei fondatori, insieme a Ferrarotti,  della Sociologia della Letteratura in Italia. Con la nostra ricerca, sebbene segmentatata nell’Industria culturale,  volevamo dimostrare che la diffusione della Cultura Digitale – necessaria alla comprensione delle ‘occasioni di sviluppo’ offerte dalle nuove tecnologie – sarebbe stato un efficace driver di sviluppo e d’innovazione sociale. Pensavamo:  “quale migliore trampolino di lancio per diffondere questo concetto poteva essere una Università.”

E invece? Fummo osteggiati, dalla maggior parte di Accademici che a stento, a quei tempi, iniziavano a conoscere le email. Purtroppo, non ci stavamo rendendo conto  che ci stavamo scontrando, promuovendo  i nostri concetti (che potrei definire d’avanguardia) con una generale mentalità conservatrice piuttosto diffusa anche in seno alla accademia.

Ma che cosa c’entra una storia di vita vissuta 25 anni fa, con quanto accade oggi?

Nel solco delle mie esperienze professionali, sto preparando una relazione per la costituzione di un Centro Studi, Ricerche e Formazione per la Cultura digitale e l’Economia Circolare. E mi sono imbattuto in alcuni articoli che tessono le lodi del metodo formativo importato a Napoli  dalla Apple in collaborazione con alcune Università locali nella “Apple Developer Academy” che si è costituita nel 2016/17 anche con il contributo di ingenti fondi pubblici.

Questo metodo la Apple lo ha chiamato Challenge Based Learning, e il Rettore dell’Università Federico II chiude il primo ciclo di studi di questa accademia con un discorso che con una metafora rimanda agli strumenti di apprendimento del Rinascimento:  “strumenti di navigazione per navigare (apprendere) in nuovi mondi …”

Noi ci siamo arrivati 25 anni fa, ma eravamo degli “sconosciuti” napoletani, non eravamo certo i roboanti dirigenti della Apple … e l’Orientale oggi dopo 25 anni promuove i suoi corsi con il metodo  Challenge Based Learning  dove “Entusiasmo, impegno e creatività faranno di te un IT Humanist!

Quello che ho vissuto io è un tipico caso tutto italiano come tanti innumerevoli altri raccontati in giro nella nostra nazione, osteggiati in patria apprezzati all’estero. Durante una riunione che ebbi a Hollywood nel 2011 (con i miei partner di Rebel Alliance International che costituimmo a Los Angeles l’anno prima)  con il V.Presidente alle nuove tecnologie avanzate, Sean Cooney,    per il cinema della Warner Bros al quale introducevo il mio background professionale iniziato con Umanesimo & Tecnologia, fui gratificato con l’apprezzamento dei concetti che esponevo con la seguente frase: “solo adesso noi qui ci stiamo rendendo conto dell’importanza  del concetto di umanesimo tecnologico per lo sviluppo del nuovo cinema digitale”.

Peccato, poichè “l’abito spesso fa il monaco e l’effetto aureola può affliggere  anche gli accademici ” abbiamo perso l’occasione di poter contribuire ad avviare un Rinascimento Digitale a Napoli già 25 anni fa.

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