ECONOMIA CIRCOLARE


Attualmente la Società globale sembra versare in una crisi economica, ambientale e sociale senza precedenti.

Ma è solo apparenza.

Già nelle passate rivoluzioni industriali la Società Umana si è trovata ad affrontare simili sconvolgimenti sociali

 Nella Storia dell’Uomo, è ricorrente che ogni Rivoluzione tecnologica sia stata causa di profondi cambiamenti della Società e conseguenti sconvolgimenti sociali 

Il gap culturale rappresentato dal Digital Divide Culturale che affligge gran parte della popolazione (nata nella seconda metà del secolo scorso) purtroppo non abilita alla giusta comprensione delle potenzialità di sviluppo socio-culturale ed economico che viene messo a disposizione dell’Uomo con le nuove tecnologie digitali.

Il Nuovo ed i Cambiamenti, da sempre, sono stati visti con timore. Un timore che si amplifica in una percezione distorta della realtà, che si traduce in un dilagante pessimismo, che sembra pervadere le Società. Timore e pessimismo che non aiutano, anzi ostacolano, il cosiddetto change management: la sfida al cambiamento. Mentre invece sono già attive correnti di pensiero (per ora ancora limitate nell’esercizio solo di pochi) che delineano “possibili (e  già) attuali soluzioni in grado di generare nuova occupazione, qualità ambientale e cultura di sistema”.

Queste correnti di pensiero sono incanalate in numerosi programmi di ricerca e sviluppo, ricerca applicata, sperimentazioni operate da start-up che afferiscono alle cosiddette: Blu Economy, Green Economy, …, in generale la cosiddetta Economia Circolare.

Le nuove  tecnologie abilitanti stanno trasformando praticamente ogni aspetto della vita moderna introducendo l’Uomo nella Società 4.0 , facendo vibrare industrie precedentemente stabili e offrendo nuove opportunità di crescita redditizie. Non c’è da stupirsi, quindi, che le soluzioni digitali giochino un ruolo importante nell’introdurre concetti e nuove idee sfruttabili anche a sostegno dell’Economia circolare, ponendo il focus sulla crescita sostenibile globale.

Nella tradizione di modelli rimasti per lo più invariati negli ultimi 200 anni, le Aziende, le Imprese hanno sfruttato le risorse in modo lineare, estraendo materie prime per fabbricare prodotti da distribuire a clienti in tutto il mondo. Prodotti che i Consumatori usano e infine li eliminano. Tuttavia, non è un mistero, che materie prime non rinnovabili (come metalli, minerali e forniture energetiche) diventano giorno per giorno sempre più scarse, parallelamente ad una capacità di rigenerazione di foreste, terra ed oceani sotto una pressione crescente. Di conseguenza, questi modelli produttivi e commerciali convenzionali non solo espongono le aziende a livelli di rischio inaccettabili, ma l’intera Umanità a rischio di collasso. [1]

Finalmente alcune Aziende ed Imprese leader si stanno rendendo consapevoli non solo dei rischi (aziendali) a cui vanno incontro, ma sono attenti anche al loro ruolo nella Società investiti dalla Responsabilità d’Impresa [2].  Ed hanno iniziato ad adottare nuovi approcci, appunto definiti ‘circolari’, nell’utilizzo delle risorse. Questi approcci si concentrano sul riutilizzo e sulla riparazione, sugli aggiornamenti e sui rinnovamenti, sulla condivisione delle capacità e sulla rinnovabilità.

Gli esperti ci dicono che le tecnologie abilitanti facilitano l’applicazione di 5 modelli di ‘business circolari’ che si sono dimostrati fino ad ora significativamente efficaci e scalabili:

  1. Catena di fornitura circolare. Cioè generare e fornire energia rinnovabile e materiali Bio-based o completamente riciclabili al posto di output di prodotto tradizionali per consentire l’uso rigenerativo delle stesse risorse come materie prime secondarie;
  2. Recupero e riciclaggio. Cioè recuperare risorse utili o energia dai prodotti e sottoprodotti smaltiti, trasformando efficacemente i costi di smaltimento dei rifiuti in ricavi di gestione delle risorse per qualsiasi attività commerciale;
  3. Estensione della durata di vita del prodotto. Cioè l’estendere la vita lavorativa di prodotti e suoi componenti riparandoli, aggiornandoli o rivendendoli per abilitare la generazione dei ricavi all’intero ciclo di vita del prodotto;
  4. La Piattaforma di condivisione. Cioè abilitare, per una commissione di transazione o l’accesso a un dispositivo simile, un maggiore utilizzo del prodotto consentendo ai consumatori e/o alle imprese di co-utilizzare e scambiare merci con un servizio centrale;
  5. Il Prodotto come servizio. Cioè offrire l’accesso temporaneo al prodotto piuttosto che alla proprietà, per consentire ai clienti di pagare solo per le prestazioni ed integrare gli incentivi per realizzare prodotti che durano nel tempo e che possono essere efficacemente aggiornati e revisionati.

Le tecnologie digitali offrono enormi vantaggi nello sviluppo dell’Economia circolare, come ad esempio la gestione remota e il controllo degli asset, rendendoli fattori abilitanti perfetti per tre dei cinque modelli di business dell’economia circolare, quali: prodotto come servizio, piattaforma di condivisione e estensione della durata del prodotto. Abilitano la “dematerializzazione” (ad esempio, sostituendo la carta da giornale fisica con contenuti online virtuali o negozi fisici con vendita diretta al consumatore) e cambiano il modo con cui le persone interagiscono con risorse fisiche e virtuali.  Possiamo affermare quindi che le tecnologie digitali ricoprono un ruolo fondamentale anche in questo nuovo modo di fare industria e/o consumare prodotti, contribuendo a trasformare le catene del valore in modo di poter tendere a non aver più bisogno di massicce risorse fisiche per crescere.

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Reference

[1]  https://vittoriodublinoblog.org/2018/06/05/levoluzione-della-tecnologia-di-j-diamond/ 

https://vittoriodublinoblog.org/2019/04/10/collasso-parte-2/

[2] V.Dublino, Il ruolo delle imprese “L’imprenditore sociale la Cultura e l’Ecologia”, 2010

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