Dal 1995, anno di fondazione del programma di ricerca Umanesimo & Tecnologia, ci battiamo per sensibilizzare la politica e le istituzioni su quella che sarebbe diventata una delle concause della crisi sistemica italiana: l’analfabetismo funzionale. Oggi, questo problema è più che mai evidente, in tutte le sue forme ed una delle cause principali di una scarsa innovazione sociale ed industriale.
Che cos’è l’analfabetismo funzionale?
L’analfabetismo funzionale si riferisce all’incapacità di utilizzare in modo efficace le competenze di base, come la lettura, la scrittura e il calcolo, in contesti quotidiani e professionali. Non si tratta di non saper leggere o scrivere in assoluto, ma di non riuscire a comprendere testi semplici, risolvere problemi pratici o interpretare informazioni complesse. Chi è analfabeta funzionale ha difficoltà a orientarsi in un mondo sempre più ricco di dati e tecnologie, il che limita la sua autonomia personale, lavorativa e sociale.
Secondo l’OCSE, l’analfabetismo funzionale è una delle barriere più significative allo sviluppo economico e culturale di un Paese, poiché impedisce ai cittadini di partecipare attivamente alla società e di adattarsi ai cambiamenti del mondo contemporaneo. Questo fenomeno è strettamente legato al digital divide culturale, ovvero il divario tra chi possiede le competenze necessarie per usare le tecnologie digitali e chi ne rimane escluso.
Una fotografia preoccupante
L’Italia si trova di fronte a una sfida cruciale che riguarda il futuro del Paese e la sua capacità di competere in un contesto globale sempre più complesso. Pochi giorni fa è stato pubblicato il Survey of Adult Skills 2023 dell’OCSE. Che ha valutato le competenze chiave degli adulti di 31 Paesi, mettendo in luce una realtà del nostro paese che non può essere più ignorata: gli adulti italiani mostrano un ritardo significativo rispetto alla media OCSE nelle capacità di literacy (alfabetizzazione), numeracy (abilità numeriche) e problem solving adattivo.

Si tratta di competenze fondamentali non solo per la vita lavorativa, ma anche per la partecipazione attiva e consapevole alla società, in pratica un ostacolo all'innovazione.
I numeri parlano chiaro
I risultati dell’indagine evidenziano che gli adulti italiani, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, ottengono punteggi inferiori alla media OCSE in tutte le aree esaminate:
- Literacy (alfabetizzazione): media di 245 punti (inferiore alla media OCSE).
- Numeracy (abilità numeriche): media di 244 punti (inferiore alla media OCSE).
- Problem solving adattivo: media di 231 punti (inferiore alla media OCSE).
La situazione è ancora più allarmante se consideriamo che ben il 35% degli adulti italiani rientra nei livelli più bassi di competenza (livello 1 o inferiore), mentre la media OCSE si attesta al 26%. Ciò significa che una parte rilevante della popolazione ha difficoltà a comprendere testi semplici, eseguire calcoli di base o risolvere problemi quotidiani anche piuttosto elementari.

Il fattore generazionale
Un divario che cresce con l’età: il ritardo italiano è accentuato dal divario generazionale.
- I giovani (16-24 anni) ottengono punteggi più alti rispetto agli over 55, ma restano comunque al di sotto della media OCSE. Ad esempio, in literacy i giovani raggiungono 263 punti, un valore ancora insufficiente per colmare il gap.
- Gli adulti più anziani (55-65 anni) registrano risultati ancora più bassi, riflettendo un sistema educativo del passato che non ha saputo fornire competenze adeguate alle esigenze attuali.
Questo fenomeno è amplificato da un declino delle competenze con l’età: con il passare del tempo, le competenze tendono a deteriorarsi, soprattutto se non vengono esercitate con costanza attraverso la formazione continua e l’apprendimento permanente (lifelong learning).

Le disuguaglianze sociali
Un’istruzione semplice che non basta. L’analisi OCSE evidenzia come il livello di istruzione influisca direttamente sulle competenze. In Italia, chi ha un titolo universitario ottiene punteggi significativamente più alti rispetto a chi possiede un titolo di studio inferiore. Tuttavia, la differenza tra i vari livelli di istruzione è meno marcata rispetto ad altri Paesi OCSE.
Un altro aspetto cruciale riguarda la popolazione immigrata: gli stranieri ottengono risultati inferiori rispetto ai nativi, anche se il divario si riduce quando si considerano fattori socio-demografici come età e livello di istruzione.
Questo evidenzia la necessità di politiche mirate a supportare l’inclusione e l’integrazione attraverso percorsi educativi accessibili.
Competenze e mondo del lavoro
La carenza di competenze ha un impatto diretto sull’occupazione e sulla produttività economica. In Italia, i lavoratori con competenze più alte:
- Hanno maggiori opportunità occupazionali;
- Guadagnano stipendi più elevati rispetto ai colleghi con competenze più basse;
- Sono meno esposti al rischio di disoccupazione.
Tuttavia, emerge anche un problema di mismatching (disallineamento) : il 18% dei lavoratori è sotto-qualificato per il proprio ruolo, mentre il 15% è sovra-qualificato. Questo disallineamento, causato da una mancata corrispondenza tra formazione e richieste del mercato, rappresenta un freno alla crescita del Paese.
Analfabetismo funzionale e Digital Divide Culturale
L’alto numero di adulti con basse competenze di literacy (35% al livello 1 o inferiore) limita drasticamente la capacità di navigare e comprendere contenuti digitali. Il digital divide culturale si manifesta qui in maniera evidente: chi non possiede competenze di base in alfabetizzazione difficilmente potrà sviluppare abilità digitali avanzate. Questo divario impedisce a molti adulti di partecipare attivamente alla società digitale, escludendoli dalle opportunità formative, lavorative e sociali.
Declino con l’età e fattore generazionale
Gli adulti più anziani, spesso privi di una formazione digitale adeguata, registrano competenze più basse rispetto ai giovani. Il digital divide generazionale si lega quindi al declino delle competenze con l’età, lasciando fuori dai processi digitali ampie fasce della popolazione over 55.
Impatto sul lavoro
Anche il mismatching (disallineamento) delle competenze è amplificato dal digital divide: lavoratori con scarse competenze digitali non riescono ad adattarsi alle nuove richieste del mercato. Questo freno è particolarmente evidente nei settori più tecnologici ed innovativi.

Problem solving adattivo e sfida digitale
Il problem solving adattivo, una delle competenze valutate, è fondamentale per affrontare problemi complessi, spesso in contesti digitali. Il dato che vede il 46% degli italiani ai livelli più bassi sottolinea una difficoltà diffusa nel gestire un ambiente tecnologicamente avanzato, dove l’uso critico delle informazioni è imprescindibile.
Come colmare il gap
I risultati del Survey of Adult Skills mostrano che l’Italia deve investire con urgenza in programmi educativi mirati.
Alcune soluzioni potrebbero includere:
- Formazione continua (Lifelong Learning)
Offrire percorsi di aggiornamento accessibili a tutte le età per contrastare il declino delle competenze e favorire lo sviluppo delle competenze digitali. - Innovazione digitale
Ridurre il digital divide, promuovendo l’alfabetizzazione digitale e l’uso delle nuove tecnologie attraverso programmi di inclusione tecnologica. - Inclusione sociale
Creare programmi specifici per immigrati e fasce più deboli della popolazione, facilitando l’integrazione e l’accesso a opportunità formative e digitali. - Riforma educativa
Migliorare la qualità dell’istruzione, allineando i programmi scolastici alle esigenze del mondo contemporaneo e alle nuove competenze digitali richieste.
Una sfida per il futuro
Il gap nelle competenze rappresenta una delle principali sfide che l’Italia deve affrontare per costruire un futuro più competitivo, inclusivo e sostenibile. Sostenere la crescita delle competenze significa non solo migliorare l’occupabilità e i redditi, ma anche favorire il benessere individuale e rafforzare la partecipazione sociale.
È un investimento che riguarda tutti: cittadini, istituzioni e imprese. Solo così il nostro Paese potrà affrontare con successo le sfide dei prossimi decenni del XXI secolo.
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