E se ci fosse la “SPECTRE NEO-LIBERISTA … a volte la Realtà può superare la Fiction.?

SI! A volte la realtà sembra superare la fiction ed oggi rileggendo una nota che ebbi a redigere e pubblicare su FB  oltre due anni fa, mi aiuta a rendermene più conto. Si cerca in tutti i modi di legiferare o di variare una Costituzione a pezzi, non con una logica che guardi al futuro, orientata ad adeguare le norme alle necessità di una Società (e dei suoi Cittadini) che cambia velocemente, troppo velocemente, piuttosto per la bisogna degli interessi di pressanti gruppi di potere, o di politici che si rendono peccatori di un odioso AZZARDO MORALE

Il 25 Novembre scorso (*)  ho assistito alla lectio magistralis sulle ragioni del No, tenuta da un tecnico (il Prof. Paolo Maddalena, Docente in Diritto Romano e Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale), ma con un registro narrativo/didattico adatto ad un livello culturale medio (cioè più adatto alla comunicazione di massa, piuttosto che per esperti di materia costituzionale) ci ha inevitabilmente spinto a riflettere su quelle, probabili, vere motivazioni che avrebbero potuto guidare la mano di chi ha scritto questa riforma Costituzionale, che sembrano più di natura ideologica, che pragmatica, come invece ci vogliono far credere!?

Il Prof. Maddalena, nel ricordo della Storia della fondazione di Roma, ci ha fatto ragionare sui concetti socio/politici di “Territorio”, “Popolo” e di “Leggi fondamentali della vita comune dell’Uomo”, tese a regolare la sua convivenza in una società evoluta, una volta che l’Uomo tribale “cacciatore e raccoglitore” si è aggregato prima in “Chefferie” e poi in comunità Nazione/Stato. In questo modo la platea ha iniziato a rendersi conto di “cosa effettivamente sia lo Stato”: “un Popolo che decide di vivere pacificamente in un territorio ben definito da Confini, entro cui cerca di garantirsi la Sicurezza e il Benessere, preservando l’interesse del singolo Cittadino (il Bene privato) in comunione d’intenti con il Benessere Collettivo”.La Sicurezza e il Benessere del singolo, preservando l’interesse di tutti, sono garantite dalle Leggi, che sono quelle norme pratiche di “buon senso” redatte nel rispetto di alcuni Principi fondanti che (negli Stati moderni) sono sanciti dalle Carte Costituzionali.

Quindi nel concetto moderno di Stato democratico, lo Stato non è una idea Astratta, piuttosto identifica il Popolo che, Sovrano, si è dotato di un Territorio entro i cui confini egli si assicura attraverso le Leggi di vivere sicuro insieme agli Altri, cercando di accrescere il Benessere personale ( del singolo) insieme a quello degli Altri, cercando di perpetuarlo ai suoi discendenti.Da questa definizione che può sembrare banale e scontata, si determina la sostanza di principi come il “Bene Collettivo” e di “Sicurezza”.Ad esempio il Territorio è un Bene Collettivo di cui è il Popolo Sovrano proprietario. L’insieme di tutti i Beni inalienabili che appartengono a uno Stato (dunque al Popolo, non ad un soggetto astratto) si definisce Demanio (territoriale, ambientale, minerario, marittimo, culturale, etc etc); la principale caratteristica dei beni che fanno parte del Demanio di uno Stato è la loro INALIENABILITA’. Questi non possono essere venduti, se non in forza di una specifica nuova legge. E non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano.

Dunque i Beni Demaniali sono di proprietà del Popolo, non sono proprietà della Pubblica Amministrazione: questa è preposta alla sua sola conservazione, tutela ed amministrazione, come esplica il termine. La Pubblica amministrazione è l’esecutore della volontà del Popolo che definisce come si devono amministrare i suoi Beni attraverso delle strategie. Il Politico è colui il quale, eletto dal Popolo Sovrano, prende delle decisioni nel rispetto delle idee di Colui che lo elegge (il Popolo) in sua rappresentanza credendo che abbia capito quali sono le sue idee di Amministrazione del Bene Collettivo.

Le Forze Armate sono quello strumento che è preposto a difendere la Sovranità del Popolo e il Bene Collettivo (comprendendo anche il Bene privato), garantendo la sua Sicurezza dai nemici del Popolo che sono al di fuori dei Confini dello Stato. Le Forze di Polizia sono quello strumento che è preposto a difendere la Sovranità del Popolo e il Bene Collettivo (comprendendo anche il Bene privato), garantendo la sua Sicurezza dai nemici del Popolo al di dentro dei Confini dello Stato. Capito che la Costituzione è quella legge fondamentale che ispira le leggi pratiche che devono regolare la vita del Popolo Sovrano in funzione di idee che tendenzialmente dovrebbero incrementare il Benessere e la Sicurezza del Popolo e perpetuarlo ai suoi discendenti, quali sono queste idee che dovrebbero fare stare meglio il Popolo?

Sono le teorie socio-politiche e socio-economiche pensate dagli Uomini che vanno a formare quei Pensieri ideologici (le idee), che definiscono quei paradigmi che fanno credere ai Popoli di poter stare meglio, e far stare meglio i propri discendenti.

Socialismo, Comunismo, Laburismo, Social-democrazia, etc etc. … sono tutte ideologie che si sono definite a partire dal pensiero Illuminista, iniziato intorno al 1700, che iniziavano a criticare quel “Capitalismo” che alcuni studiosi ci dicono sia sempre esistito in varie forme, a partire dalle comunità preistoriche fino ai giorni nostri, perché “dovuto al naturale egoismo umano”.

“Il termine Illuminismo è passato a significare genericamente qualunque forma di pensiero che voglia ‘illuminare’ la mente degli uomini, ottenebrata dall’ignoranza e dalla superstizione, servendosi della critica della ragione e dell’apporto della scienza.” L’epilogo del pensiero illuminista nella vita sociale dell’Uomo moderno si è avuta prima con alcuni passi fondanti la “Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America”, nel 1776, definitivamente sancito, poi, con la “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” emanata nel 1789 durante la Rivoluzione Francese. I cui Contenuti hanno ispirato i redattori di numerose carte Costituzionali. Il prof. Maddalena, disquisendo brevemente sulle origini dei pensieri (e delle forze) ideologiche in atto al momento della redazione della Carta Costituzionale repubblicana Italiana, ci evidenzia che sostanzialmente, l’Assemblea Costituente rappresentava il pensiero ideologico Liberale, Socialdemocratico/Comunista e Cattolico che si traduce nelle tre parole : Libertà, Egualità, Fraternità; che sintetizzavano il pensiero politico illuminista.

Il prof. Maddalena ci evidenzia, inoltre, che il pensiero portante del nostro trattato Costituzionale, ha cercato di mettere insieme ideologie che hanno avuto il tempo di essere definite ed elaborate alla luce del sole nel corso di 200 anni. E, soprattutto capite ed interpretate dai Popoli, al punto tale che, in alcuni casi, queste ideologie sono sublimate in “Rivoluzioni dei Popoli”, con lo scopo meritorio (anche se talvolta utopistico) di apportare Beneficio e Benessere ai Popoli stessi, cercando di contrastare razionalmente quelle forze innate (inconsce) nell’Uomo che, altrimenti, lo guiderebbero verso lo sviluppo di un Capitalismo “egoista”.

Se è vero che l’evoluzione del Capitalismo sarebbe il fattore di negazione dello sviluppo di un Benessere tendenzialmente ed utopisticamente ricercato tra i Cittadini del Mondo, dall’Umanità, quali sarebbero quelle azioni auspicabili che il Popolo Sovrano di ogni Stato democratico dovrebbe adottare affinché si assicuri un Benessere ed una Sicurezza perpetuabile nei suoi discendenti?

Una delle forme evolutive del Capitalismo moderno è il neo-liberismo. Questa teoria economica si è affermata negli ultimi 25 anni (a partire dalla caduta del muro di Berlino), diventando una Ideologia politica adottata. Il neoliberismo è, o meglio dovrebbe essere, un indirizzo di pensiero politico ed economico che spinge verso l’effettiva libertà di mercato da attuare attraverso una politica di deregolamentazione, riducendo dunque le concentrazioni monopolistiche e la presenza dello Stato, individuate come cause primarie delle violazioni alla libera concorrenza.

Il neo-liberismo nasce in totale contrapposizione al modello Keynesiano introdotto da Franklin D. Roosevelt con il “New Deal” con l’obiettivo di uscire dalla recessione economica iniziata nel 1929. Un grandissimo numero di storici ed analisti economici sono concordi nell’affermare che, il piano di riforme economiche e sociali promosso dal presidente statunitense abbia avviato negli Stati Uniti un processo virtuoso in grado di incrementare il Benessere dei suoi Cittadini fino agli ‘60/’70. Tuttavia con il passare del tempo e con il superamento della crisi economica, si fecero strada aree di opposizione e di critica. I più critici erano sicuramente i repubblicani e i democratici conservatori che contestavano l’intervento federale nell’economia, che a dir loro produceva l’aumento del deficit pubblico e l’alto costo dei provvedimenti di Welfare.

LE PAURE DI KEYNES, L'OTTIMISMO DI SCHUMPETER (di Fabrizio Galimberti)

La crisi del secolo, il terremoto finanziario, lo tsunami dell'economia, la peggiore convulsione dal '29... Quanto è grave la situazione? Forse gli astanti di questo settembre 2008 sono troppo invischiati e assordati per vederci chiaro. Può essere utile, allora, chiedere lumi a chi possa vedere le cose con occhio più distaccato. Il Sole 24 Ore (**)  ha provato ad ascoltare due "magni" economisti: il primo, John Maynard Keynes (JMK), è stato definito l'economista più importante del XX secolo, e il secondo, Joseph Schumpeter (JS), è stato definito (da J. Bradford DeLong) il più importante economista del XXI secolo: un titolo lusinghiero per chi è nato nel XIX...
Ma prima è d'uopo chiedere a Schumpeter che effetto gli fa essere definito l'economista più importante del XXI secolo.

JS - Beh, un giorno dissi che la mia ambizione era quella di diventare il più grande cavaliere, il più grande amante e il più grande economista d'Europa. Più tardi aggiunsi, senza specificare, che avevo realizzato due delle mie tre ambizioni...

JMK- Non vogliamo sapere quale delle tre è rimasta fuori. Ma parliamo piuttosto di questa crisi. Quel che sta succedendo fra le banche mi ricorda un mio sfogo del 1945 - un anno prima del mio trapasso, quasi un testamento... - a proposito della necessità di rinnovare l'imbelle classe imprenditoriale inglese: «Se per qualche sprovveduto equivoco geografico le forze aeree americane - è ormai troppo tardi per sperare qualcosa dai tedeschi - potessero distruggere ogni fabbrica nella costa del Nord Est e nel Lancashire (in un'ora in cui dentro ci sono solo i manager e nessun altro) non avremmo niente da temere. Non vedo come potremmo altrimenti riguadagnare quell'esuberante inesperienza che è necessaria, sembra, per aver successo...». Non possiamo confidare nel "fuoco amico" questa volta: ma è uguale la necessità di far fuori una classe di banchieri e finanzieri che han giocato con i fiammiferi nella Santabarbara della finanza.

JS - Se fai fuori questi ne verranno altri, e prima o poi ci saranno altre crisi. Ma le crisi sono fatte per crescere. Così come i cicli dell'economia «non sono come le tonsille, cose separate che possono essere curate da sole, sono come il battito del cuore, e appartengono all'essenza dell'organismo», anche le crisi finanziarie sono il modo con cui l'organismo si sbarazza delle tossine accumulate nell'euforia. Non bisogna averne paura, bisogna guardare al dopo, al mare calmo dopo la tempesta.

JMK - È facile dire, con Mark Twain, che prima o poi ha sempre smesso di piovere. Ma «gli economisti si danno un compito troppo facile e troppo inutile se nella stagione delle tempeste son solo capaci di dire che quando l'uragano finisce l'oceano tornerà piatto».

JS - Caro Maynard, capisco che quando io parlo di "distruzione creativa", la mia sembra essere solo una consolazione, un cataplasma sulle ferite della crisi. Ma tutto quel che è successo da cent'anni a questa parte conferma la mia tesi. Fin che ci saranno invenzioni, innovazioni, voglia di fare, sane avidità, braccia operose e cervelli attivi, la capacità inesauribile di creare e produrre si sposerà con i bisogni inesauribili dell'uomo, e l'economia andrà avanti, senza farsi spaventare da queste miserabili crisi.

JMK - Caro Joseph, sono tanto d'accordo che sono stato io il primo a coniare le parole possenti degli animal spirits.

JS - Io li avevo già chiamati Unternehmergeist, "anime fiere".

JMK - E non mi faccio spaventare da tanta effervescenza speculativa che ha gonfiato la bolla del credito prima che scoppiasse la crisi dei mutui. Ma, se è vero che «gli speculatori non fanno danno se sono bollicine sulla corrente dell'intrapresa» è anche vero che «le cose si fanno serie quando l'impresa diventa la bolla in un gorgo di speculazione. Quando lo sviluppo finanziario di un Paese diventa il sottoprodotto delle attività di un casinò, viene fuori un lavoro fatto male. Se misuriamo il successo di Wall Street come un'istituzione la cui funzione sociale è quella di incanalare l'investimento negli impieghi più produttivi, dobbiamo concludere che Wall Street non è stato un grande trionfo del capitalismo alla laissez faire».

JS - Ma l'impresa è stata veramente danneggiata da questa crisi nei piani alti della finanza? Quando ci hanno istruiti su quel che è successo negli anni di grazia 2007 e 2008, la parola più ricorrente era quella del credit crunch, la stretta creditizia. Ma se prima c'era stato un eccesso di credito a (troppo) buon mercato, la stretta non è una disgrazia ma una medicina.

JMK - Sono d'accordo, e da questo punto di vista, a guardare quelle cose scomode che sono i fatti e i numeri, la stretta c'è stata solo per i prestiti e gli impieghi che giravano vorticosamente all'interno del settore finanziario. Se una società finanziaria si fa dare soldi a breve dalle banche per lucrare sulle differenze fra tassi corti e lunghi, questa non è un'attività produttiva. Il credito alle attività produttive non è stato fatto mancare e non ci sono ragioni perché manchi in futuro.

JS - Ai nostri tempi non c'erano i capital ratios delle banche, e nessuno aveva inventato cartolarizzazioni, Cdo, Cdo al quadrato e mutui Alt-A. A proposito, tu hai capito come funzionano tutti questi congegni?

JMK - Devo confessare che c'è qualcosa che mi sfugge. Al che mi sentirei di fare una raccomandazione a investitori grandi e piccoli: se non capite bene come funziona uno strumento finanziario, non lo comprate. La finanza deve tornare a dire pane al pane e vino al vino.

JS - Non esageriamo, la complessità è un portato dell'intelligenza creativa. L'innovazione finanziaria è utile, tutto sta a saperla usare nel modo giusto. E se ben mi ricordo, anche tu devi aver comprato qualcosa che ti è scoppiato in mano. Dopo il '29 le tue finanze erano ridotte al lumicino.

JMK - Confesso di sì, e ricordo ancora come Lydia fosse sconvolta quando dovemmo vendere il Deshabillée di Matisse e uno "studio" di Seurat. Ma poi mi rifeci, da buon speculatore.

JS - Noi continuiamo amabilmente a chiacchierare mentre i mercati soffrono e la gente si chiede che cosa succederà. Le Banche centrali - domanda da mille miliardi di dollari - ce la faranno ad arginare il panico? JMK - Devo confessare che non riesco a preoccuparmi molto per questa finanza sgonfiata. Resteranno sul campo un po' di morti e feriti, ci saranno consolidamenti e ristrutturazioni, i fondi sovrani e i fondi-avvoltoio (a cominciare da quello di 700 miliardi di dollari annunciato dal governo Usa) faranno qualche buon affare, alcuni tossici livelli di complessità spariranno dalla panoplia degli strumenti finanziari, molti azionisti di banche perderanno un sacco di soldi e molti banchieri perderanno il posto. E allora? Come l'Araba fenice, il sistema finanziario risorgerà e, a differenza dell'Araba fenice, risorgerà senza essere morto. E sarà sottoposto a una migliore regolazione, se non altro perché il sistema di regolazione in America è su un "pessimo paretiano": qualsiasi cambiamento non può che essere per il meglio.

JS - In effetti, tutti piangono sui bilanci delle banche. Ma i numeri dei bilanci, ha detto qualcuno, sono come i bikini: quello che rivelano è importante ma quello che nascondono è vitale. Quel che è nascosto dalle minusvalenze sono quei profitti dell'ordinaria gestione che sono invece portati alla luce dalla contabilità nazionale; e gli ultimi dati ci dicono che il sistema finanziario americano continua ad avere le spalle robuste. La distruzione creativa funziona anche per loro. E nel mio piccolo, so qualcosa di dissesti bancari: dal 1921 al 1924 ero presidente di una piccola banca viennese, che andò a gambe all'aria.

JMK - Ho detto che non mi preoccupa la finanza sgonfiata, e ho fiducia nelle autorità monetarie americane, che hanno la fantasia e la capacità per tenere assieme il sistema finanziario. Quella che mi preoccupa è la crisi reale, non quella finanziaria. Se i prezzi delle case continuano a scendere, le famiglie tirano in barca i remi della spesa e l'economia rischia una vera recessione. Ha fatto bene il Governo Usa a mettere in opera delle misure, con modestia parlando, keynesiane. Questo tipo di misure a te non piace: le criticasti quando furono adottate nel 1933.

JS - Forse perché neanche la crisi reale mi preoccupa molto. Sarei angosciato solo se ci fossero segni che consumatori e produttori hanno perso capacità di reagire. Ma sono loro che continuano a tenere le chiavi del fare e del consumare, e tutto quello che vedo mi dice che hanno voglia di usarle per aprire di nuovo gli usci della crescita. Questo è vero nei Paesi "vecchi" ed è ancor più vero per i Paesi emergenti. Non avrei mai immaginato che in una generazione il mondo avrebbe visto un raddoppio della forza lavoro fra vecchie e nuove economie di mercato. C'è un pavimento solido per il tasso di crescita dell'economia mondiale.

JMK - Vedo che ti piace l'economia di mercato. Ma nel 1947 - io già non c'ero più - scrivesti: «Può sopravvivere il capitalismo? No, non penso che possa...».

JS - Quella era una provocazione... Era una previsione, non un auspicio. «Se un dottore predice che il suo paziente morirà, questo non vuol dire che se lo augura».

JMK - Ma nel 1919, tu, il cantore dell'iniziativa imprenditoriale, accettasti di diventare membro della Commissione per la socializzazione delle industrie tedesche.

JS - Mi sono già difeso da questa accusa. Dissi: «Se qualcuno vuole suicidarsi, è meglio avere vicino un medico».

Si scatenarono le forze reazionarie che promuovevano le teorie della scuola economica di Chicago, che definì il modello neoliberista. Alle sue origini, il neoliberismo rappresentava una ideologia che si poneva al centro tra la politica del laissez faire (lo Stato non interviene in alcun modo per stabilire gli equilibri economici dei mercati) e la pianificazione economica collettivista (la gestione dell’economia è accentrata nelle mani dello Stato).

Il neoliberismo, nella realtà, è diventato: “il sistema politico-economico che favorisce l’accumulazione del capitale e di questo ne difende proprietà e valore. I vincoli naturali dati dalla distribuzione delle risorse energetiche e produttive, nonché dalla distribuzione delle popolazioni di lavoratori/consumatori, trasformano il neoliberismo in un sistema imperialistico, di tipo militare o economico. Senza entrare nella sua specificità, ci limitiamo ad evidenziare, dunque, che per essere efficace ad esclusivo vantaggio di una oligarchia imprenditoriale e finanziaria, il paradigma neo-liberista ha bisogno di giocare con regole che non sono tese a tutelare il Benessere collettivo nel rispetto dei principi di “Libertà (Dignità), Egualità, e Fratellanza” fondanti, come visto, le Carte Costituzionali di molti Stati.

Il nuovo Capitalismo, rappresentato dal neoliberismo, pertanto, ha bisogno di “nuove regole” per giocare il suo ruolo, con l’obiettivo di soddisfare appieno i principi fondanti della sua ideologia”. Se è vero che il neo-liberismo è una nuova forza ideologica che cerca la sua legittimazione attraverso il suo riconoscimento nelle Carte Costituzionali degli Stati, non potrebbe essere che si stia procedendo all’inserimento di nuove regole, all’insaputa del Popolo Sovrano, nascondendole in una Costituzione Riformata. Il Popolo italiano Sovrano è consapevole di ciò? E’ senziente delle amare conseguenze che Lui (il Popolo) e le sue discendenze avranno nei decenni a venire? Non sarebbe forse auspicabile una energica azione di contrasto alla affermazione di azioni politiche ispirate a questa ideologia da parte di un Popolo Sovrano che, consapevole e senziente, non si riconosce in questa emergente ideologia? Alcuni analisti ci fanno osservare come “il neoliberismo sia stato rafforzato in Italia principalmente dai governi del Centro-sinistra [ovviamente “sostenuto” da quelli di centro-destra] e come, in effetti, il governo Renzi sembri puntare a una visione di neoliberismo ‘dal volto umano’ sulla scia di Tony Blair e non discostandosi dalla considerazione che se ci sono dei problemi sociali è solo perché ‘il neoliberismo non è abbastanza neoliberale’, un po’ come a dire che la macchina si inceppa solo perché il motore non è abbastanza oliato (il mercato del lavoro è troppo rigido, il sistema giudiziario è inefficiente, c’è la corruzione, etc.)” e non perché il paradigma proposto possa, invece, essere fallace, nel porsi l’obiettivo di assicurare il Benessere e la Sicurezza (sociale) dei Popoli sovrani.

La decisione di assegnare un Si oppure un No a questo Referendum dovrebbe quindi essere guidata da questa riflessione, non dalle “emozioni” indotte dalle mistificazioni prodotte ad arte da esperti della comunicazione promossa dalla propaganda di una o l’altra parte, ma che in effetti perseguono gli stessi obiettivi. Il Prof. Maddalena ci fa intuire che questa Riforma Costituzionale sembra sia stata scritta quasi per essere presentata e promossa  “mediaticamente”, cercando di nascondere le vere nuove regole del gioco che si cercano di introdurre.

Il Popolo Sovrano dovrebbe cercare di essere messo in grado di capire le vere motivazioni non tanto “per il come” sia stata scritta (perché è un falso problema), piuttosto “per il perché” sia stata concepita in questo modo, la Riforma, che ci si appresta a negare.

Il prof. Maddalena ci ha spiegato che,  grazie ai suoi studi comparati tra le Costituzioni di alcuni stati europei, egli stesso ha capito come la Costituzione Italiana sia la meno permeabile ad un disegno neo-liberista. E che alcune modifiche sostanziali contenute nelle riforma consentirebbero ai governi attuali e futuri di poter attuare ulteriori politiche in danno della Sovranità Popolare, quindi in danno della grande maggioranza del Popolo tutto.

Questo è il “vero problema da contrastare” nel quadro finale, di un disegno ideologico globale iniziato nei primi anni ’90 del secolo scorso, teso ad abbattere l’ultimo baluardo alla completa diffusione del “Capitalismo neo-liberista” anche in Italia. Nonostante che gli effetti di politiche e pratiche economiche ispirate all’ideologia neo-liberista stiano dimostrando a livello globale la fallacità dei suoi argomenti, tanto utopici quanto si sono rivelati quelli marxisti.

Gli oligarchi della Spectre neoliberista, però hanno fatto i conti senza l’oste, e si stanno rendendo conto, dopo la Brexit e l’elezione di Trump, che i Popoli Sovrani mantengono ancora una  “licenza di uccidere” i disegni criminali anti-democratici :  alcuni dicono mettendo nell’urna il loro voto NO; altri delegittimando definitivamente tutti coloro che propongono disegni che intendono espropriare definitivamente la Sovranità popolare del Popolo Italiano … 

(*) tratto da > ALLEANZA RIBELLE – LABORATORIO POLITICO PER LA CREAZIONE DI UN META-PARTITO·LUNEDÌ 28 NOVEMBRE 2016

(**) http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/Keynes-Schumpeter-crisi-secolo.shtml

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