La Tecnologia è un Pennello, ma l’Opera è dell’Artista

Rivedendo Mary Poppins del 1964, sono rimasto affascinato dalla straordinaria maestria con cui furono realizzati quegli effetti visivi che all’epoca sembravano pura magia, e che fecero conquistare ai suoi creativi uno dei cinque premi oscar. Come produttore cinematografico e di effetti visivi digitali, con premi, come il David di Donatello, nomination e riconoscimenti ottenuti sia in Italia che all’estero, non posso che apprezzare ancora di più la creatività e l’ingegno di quegli artisti che, senza l’ausilio di strumenti digitali, hanno saputo costruire un immaginario così potente. Vedere oggi quei capolavori artigianali mi ricorda che, nonostante i mezzi siano cambiati, il cuore di questo mestiere rimane immutato: la capacità di dare vita a visioni attraverso talento e dedizione.

Questa riflessione mi porta a considerare un principio universale che si estende ben oltre il cinema: l’abilità tecnica e l’immaginazione sono le vere costanti della creatività, indipendentemente dai mezzi a disposizione.

Lo stesso principio si applica alla scrittura e alla produzione intellettuale. L’uso di strumenti avanzati, come l’intelligenza artificiale generativa, non sostituisce la visione critica o la conoscenza interdisciplinare dell’Uomo.  Così come nessuno mette in discussione i premi vinti dagli artisti digitali di oggi, il valore di un lavoro non dipende dalla tecnologia utilizzata, ma dall’intuizione, dalla capacità di connessione e dalla profondità con cui si affrontano i temi. La tecnologia, proprio come un software di effetti visivi, è solo uno strumento: il vero artefice resta chi lo impiega con creatività e competenza.

Un parallelo illuminante può essere tracciato con la Biblioteca di Alessandria, il più grande centro di sapere del mondo antico. La sua distruzione segnò una perdita incalcolabile per l’umanità, privando generazioni future di un patrimonio di conoscenze che avrebbe potuto accelerare il progresso. Immaginare cosa sarebbe potuto accadere se gli studiosi dell’epoca avessero avuto accesso immediato a tutto il sapere conservato nella Biblioteca – come oggi possiamo fare con Internet – apre a riflessioni affascinanti. Forse il corso della storia avrebbe subito una svolta, con scoperte scientifiche, filosofiche e matematiche anticipate di secoli.

Allo stesso modo, l’era digitale offre oggi una democratizzazione del sapere senza precedenti. Tuttavia, così come i testi della Biblioteca di Alessandria richiedevano l’interpretazione critica degli studiosi, anche l’enorme mole di informazioni disponibile oggi necessita di una guida consapevole. La tecnologia può amplificare l’accesso alla conoscenza, ma senza la capacità di analizzare, collegare e innovare, il rischio è quello di restare sommersi dai dati, incapaci di estrarre valore autentico.

L’adozione di strumenti tecnologici avanzati per supportare la scrittura e l’elaborazione delle idee rappresenta una naturale evoluzione del lavoro intellettuale, non un fattore che ne sminuisce l’originalità. Ogni epoca ha visto il progresso ampliare le possibilità creative: la stampa di Gutenberg ha moltiplicato la diffusione del sapere, la macchina da scrivere ha reso più fluida la scrittura, e internet ha connesso idee e persone come mai prima d’ora. Oggi, l’intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore strumento di potenziamento, capace di ottimizzare tempi e processi, ma privo della capacità di creare significato autonomamente ( … almeno per ora, forse)

Se la tecnologia facilita alcuni passaggi, non rende meno autentico il pensiero che guida i contenuti prodotti. La produttività che ne deriva è frutto di esperienza, curiosità e di un approccio analitico che nessuna macchina può replicare. Gli strumenti sono estensioni della mente, ma senza una direzione chiara e una visione personale, rimangono inerti.

Questo principio può essere paragonato alla differenza tra una buona tesi di laurea e una tesi scadente. L’accesso a risorse, fonti e strumenti di ricerca è lo stesso per tutti, ma ciò che distingue un lavoro di qualità è la capacità di interpretare, collegare e sviluppare idee in modo originale e critico. Una tesi eccellente si distingue per la profondità dell’analisi e la formulazione di una prospettiva personale, mentre una tesi debole si limita a un’aggregazione meccanica di contenuti, priva di reale comprensione. Anche con i migliori strumenti di ricerca, senza pensiero critico e approccio interdisciplinare, il risultato rimane superficiale e frammentario.

Allo stesso modo, la tecnologia può amplificare le capacità esistenti, ma non può colmare le lacune di conoscenza o sostituire il ragionamento critico. Il valore risiede nella guida consapevole e nella capacità di utilizzare gli strumenti come supporto, non come sostituto del processo creativo.

La tecnologia può affinare il pennello, ma è l’artista che decide cosa dipingere e con quale visione

come ci ricorda anche Alexandro Jodorowsky:

testimonianza che introduce la sua lezione nel corso di
ARTE CINEMA ... e PUBBLICITA'

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑