ENGAGEMENT CONTINUATIVO NELLA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO – Episodio 3
“Le storie non spiegano: fanno capire. Non informano: trasformano.”
Lo storytelling non è decorazione, è struttura
Quando si parla di comunicazione del rischio, lo storytelling non è un abbellimento. È la vera grammatica attraverso cui la mente umana attribuisce senso a ciò che accade. È il ponte tra l’informazione e l’azione.
Le neuroscienze lo confermano: ricordiamo ciò che ci emoziona, cambiamo idea quando ci identifichiamo, agiamo quando sentiamo che ci riguarda.
Lo storytelling, in questo senso, è un attivatore di fiducia, partecipazione e memoria.
Ecco perché oggi non basta più produrre contenuti “chiari”. Serve creare esperienze narrative che parlino la lingua dei territori, che trasformino un grafico in una scena, un numero in un gesto, una previsione in una storia vissuta.
Questo episodio esplora proprio questa chiave: la narrazione come leva trasformativa nella comunicazione del rischio.
Le persone non cambiano idea davanti a una statistica. Cambiano quando si commuovono, quando si riconoscono, quando una storia tocca la loro vita.
Narrazione, emozione, partecipazione: la grammatica dell’engagement
Tutti noi comprendiamo il mondo attraverso storie. Diamo senso agli eventi collegandoli in sequenze. Ricordiamo meglio ciò che ci emoziona.
Cambiamo idea quando ci identifichiamo con un personaggio. È per questo che la narrazione è uno strumento potentissimo nella comunicazione del rischio, aiutando a tradurre l’astratto in umano. Questo approccio è al centro anche del progetto europeo StoryREGIONS, che ha prodotto materiali formativi per promuovere la narrazione come strumento di coesione e fiducia nei territori, in particolare in contesti vulnerabili e a rischio. L’esperienza mostra come la narrazione partecipativa possa rafforzare la consapevolezza identitaria, il senso di appartenenza e il coinvolgimento attivo nella cura del territorio.
Quando parliamo di narrazione non ci riferiamo solo ai racconti orali. Parliamo di podcast, video, docufilm, animazioni, teatro, sketch, testimonianze, vignette, canzoni. Parliamo di tutto ciò che trasforma un’informazione in esperienza condivisa.
Una tabella che mostra l’innalzamento del suolo nei Campi Flegrei può non significare nulla per chi la guarda. Ma se quella stessa variazione viene raccontata come un “respiro della terra”, o rappresentata attraverso una scena quotidiana, ad esempio un letto che si muove da solo e sveglia l’inquilino, allora il messaggio non solo viene capito, ma ricordato.

La narrazione funziona quando è coerente con l’identità del destinatario. Deve parlare la sua lingua, usare riferimenti che riconosce, personaggi che sente vicini. Per questo è fondamentale costruire contenuti che siano radicati nei territori, nelle culture, nei simboli locali.
Questa non è solo comunicazione, è educazione civica trasformativa.
Le storie non solo intrattengono: trasformano. E la ricerca lo dimostra.
Negli ultimi anni, numerosi studi hanno confermato l’efficacia dello storytelling nella comunicazione del rischio, della salute pubblica e della scienza.
Ecco cosa ci dice una selezione di letteratura più autorevole:
Shanahan et al. (2019) – Journal of Risk Research
Con un esperimento sul rischio idrico, i ricercatori hanno misurato in tempo reale le reazioni emotive e cognitive dei partecipanti. Risultato? I messaggi narrativi generano più attenzione, più emozione e più partecipazione rispetto ai dati tecnici. La presenza di personaggi e situazioni concrete aumenta significativamente la memorizzazione e l’engagement.
Green & Brock (2000) – Journal of Personality and Social Psychology
Lo studio introduce il concetto di transportation: più una persona è “trasportata” dentro una storia, più sarà predisposta a cambiare opinione o comportamento. È il meccanismo dell’immedesimazione che rende potente la narrazione.
Dahlstrom (2014) – PNAS
In un’analisi comparativa tra esposizione scientifica e storytelling, Dahlstrom dimostra che la narrazione è il miglior veicolo per far comprendere concetti scientifici complessi ai non esperti. Le storie riducono la distanza e abbattono le barriere cognitive.
Hou – QUT (2025)
La ricercatrice propone il modello dei 5C per valutare l’efficacia narrativa:
Le storie autentiche, radicate nei territori e nel vissuto reale, sono più persuasive di qualsiasi campagna informativa top-down.
- Contextual (contestualizzata),
- Comprehensible (comprensibile),
- Compelling (coinvolgente),
- Conducive to action (orientata all’azione),
- Coherent (coerente).
Lillywhite & Wolbring (2023) – Sustainability Journal
Lo storytelling è uno strumento di inclusione sociale. Le narrazioni che tengono conto della cultura, del linguaggio e dei simboli locali riescono a raggiungere comunità marginalizzate che spesso non comprendono i messaggi istituzionali.
Bandura (2001) – Media Psychology
Il padre della teoria dell’apprendimento sociale spiega come la narrazione aumenti la self-efficacy, ovvero la fiducia delle persone nella propria capacità di agire. Quando vediamo personaggi “come noi” affrontare un rischio, crediamo di poterlo fare anche noi. E quindi agiamo.
La scienza è chiara: i numeri informano, ma le storie trasformano.
Se vogliamo che la comunicazione del rischio generi consapevolezza e azione, dobbiamo progettare narrazioni che parlino ai territori, alle emozioni e all’immaginario delle persone.
Ma la narrazione, da sola, può bastare?
O serve anche un altro ingrediente per aprire davvero il cuore e la mente del pubblico?
Una risata, forse?
Proviamo a scoprirlo nel prossimo episodio: Ridere per capire: l’umorismo come vaccino contro l’indifferenza
Pronti.io -Campi Flegrei Sottosopra – 5 Episodi per Capovolgere la Comprensione del Rischio
Una narrazione in cinque tappe per vedere il rischio con occhi nuovi, capire cosa ci blocca… e cosa ci salva. Infotainment, ispirato ai principi della comunicazione di
protezione civile 4.0. Scopri gli altri episodi della serie:
1️⃣ Quando il rischio non si sente: perché informare non basta
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/quando-il-rischio-non-si-sente-perche-informare-non-basta/
2️⃣ Dalla comunicazione all’engagement: costruire una cultura del rischio
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/dalla-comunicazione-allengagement-costruire-una-cultura-del-rischio/
3️⃣ La grammatica della fiducia: storie che salvano
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/la-grammatica-della-fiducia-storie-che-salvano/
4️⃣ Ridere per capire: l’umorismo come vaccino contro l’indifferenza
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/ridere-per-capire-lumorismo-come-vaccino-contro-lindifferenza/
5️⃣ Quando conta ogni secondo: come reagiamo davvero in caso di emergenza
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/12/episodio-5-quando-conta-ogni-secondo/di infotainment, ispirato ai principi della comunicazione di protezione civile 4.0.
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