ENGAGEMENT CONTINUATIVO NELLA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO – Episodio 2
Parlare di rischio quando tutto va bene sembra inutile. Ma è proprio nei giorni tranquilli che si costruisce la prevenzione. È qui che nasce il concetto di engagement continuativo.
Dalla comunicazione all’engagement: una cultura del rischio che vive ogni giorno
Per lungo tempo, la comunicazione del rischio è stata pensata come una funzione da attivare “quando serve”: durante un’allerta, alla vigilia di una possibile crisi, o peggio dopo che l’evento si è già verificato.
Si è creduto che fosse sufficiente “informare” per “preparare”.
Ma la realtà, soprattutto in tempi di crisi complesse e interconnesse, ci dice altro. L’informazione, da sola, non genera consapevolezza duratura.
La prevenzione non può essere episodica, né affidata all’emergenza.
Deve essere quotidiana. Costruita nel tempo. Condivisa. Deve diventare Cultura.
Ed è proprio da questa esigenza che nasce il concetto di engagement continuativo.
Con questa espressione si intende un modello di comunicazione che non si limita a dire “cosa fare”, ma costruisce nel tempo una relazione viva con la popolazione, accompagnandola in un percorso di comprensione, familiarità e attivazione rispetto al rischio.

L’engagement continuativo non è una “campagna”. Non è nemmeno “pubblicità progresso”. È una grammatica del coinvolgimento, che riconosce il cittadino non come destinatario passivo, ma come soggetto attivo nella costruzione della sicurezza collettiva. Questo approccio è delineato in sintesi già da oltre un decennio nelle Linee guida sulla comunicazione istituzionale dei rischi promosse dall’Università di Bologna, che evidenziano la necessità di superare il modello trasmissivo.
Questo modello, che può sembrare nuovo a qualcuno, è in realtà ormai consolidato nelle migliori pratiche internazionali. Organizzazioni come la Croce Rossa Internazionale, la FEMA statunitense, l’UNDRR delle Nazioni Unite, e numerosi programmi europei come RESILOC, ENGAGE, LINKS e le linee guida del DRMKC/JRC, ribadiscono che la prevenzione efficace nasce dall’ingaggio costante delle persone.

Abbiamo iniziato a esplorare questi approcci già anni fa, operando come consulenti per il World Food Programme per contribuire allo sviluppo del concept del videogioco “FoodForce” destinato ai bambini.
Lo stesso principio ha guidato il nostro lavoro nel progetto di comunicazione informale in sanità per il reparto di Urologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, supportato da Pfizer: un modello comunicativo non convenzionale, capace di avvicinare pazienti e operatori sanitari attraverso linguaggi empatici e narrativi.
Un esempio più recente che incarna perfettamente la logica dell’engagement continuativo è il progetto COn.T.A. – Counterterrorism Awareness, promosso dalla nostra APS Difesa Civile 4.0.
Attraverso un ecosistema narrativo che integra social media, blog, storytelling, podcast, videoclip, videogame e attività esperienziali, il progetto ha l’obiettivo di creare consapevolezza su temi delicati come la prevenzione e gestione del rischio terroristico, attivando forme di apprendimento situato e coinvolgimento narrativo anche tra i più giovani. Si tratta di un vero e proprio programma di mediazione culturale applicata alla sicurezza, che dimostra come i linguaggi della cultura popolare e del racconto possano generare partecipazione e responsabilità.
La pedagogia della comunicazione come chiave per l’engagement continuativo
Nella comunicazione del rischio, l’efficacia non si misura solo in termini di chiarezza o precisione tecnica. Si misura nella capacità di generare comprensione duratura, consapevolezza profonda e azione responsabile. È qui che entra in gioco la pedagogia della comunicazione, una disciplina che supera la trasmissione dell’informazione per attivare processi formativi complessi, inclusivi e trasformativi.
Un approccio pedagogico consente infatti di progettare la comunicazione del rischio non come una semplice allerta, ma come un percorso educativo a lungo termine, capace di costruire un ponte di relazioni tra cittadini preparati, comunità resilienti e istituzioni credibili.

Ecco sei principi fondamentali che la pedagogia della comunicazione può mettere a disposizione per costruire un engagement continuativo davvero efficace:
1. Educare alla comprensione del rischio
Spiegare il rischio non è sufficiente: bisogna aiutare le persone a sentirlo come reale, vicino, significativo. La pedagogia della comunicazione attiva processi cognitivi, emotivi e sociali che permettono di superare le resistenze psicologiche più comuni (come l’ottimismo irrealistico o la negazione), rafforzando la percezione del rischio come parte della propria esperienza di vita.
2. Narrazione, partecipazione e fiducia
Raccontare non è un esercizio creativo: è una strategia educativa potente. Le narrazioni, le testimonianze, le immagini, le emozioni vissute aiutano a tradurre l’astratto in umano. Così si favorisce l’identificazione, la partecipazione e – soprattutto – la fiducia. La comunicazione diventa così un ponte tra istituzioni e cittadini, non solo un canale.
3. Competenze trasversali e cittadinanza attiva
Prevenire significa anche formare. Le competenze che rendono efficace la gestione del rischio – pensiero critico, gestione delle emozioni, capacità decisionali, cooperazione – sono le stesse che la pedagogia promuove da sempre. Un cittadino formato è un cittadino che può agire, non solo ascoltare.
4. Comunicazione come processo formativo continuo
Una campagna spot non cambia i comportamenti. Un bollettino, da solo, non forma. È necessario invece progettare percorsi continui, coerenti e progressivi, capaci di adattarsi a contesti, destinatari e mutamenti sociali. La pedagogia della comunicazione insegna come costruire questi percorsi e come valutarne l’impatto reale.
5. Media education e nuove tecnologie
Viviamo nell’era della disinformazione, del panico virale, della saturazione informativa. Formare le persone a decodificare i messaggi, distinguere le fonti, usare criticamente i social media è una condizione essenziale per costruire resilienza informativa, specie nei momenti di crisi.
6. Linguaggi e codici diversificati
Non esiste una comunicazione efficace “per tutti”, se non è progettata “con ciascuno”. Ogni pubblico – bambini, anziani, migranti, persone con disabilità – ha bisogni, linguaggi e modalità di accesso differenti. Modulare il codice comunicativo è un atto di giustizia e di efficacia, e la pedagogia insegna a farlo con metodo.

In sintesi, là dove la comunicazione tradizionale si limita a trasmettere, la pedagogia della comunicazione costruisce: senso, relazione, apprendimento. È questa la chiave per rendere l’engagement continuativo non uno slogan, ma una pratica concreta. Una comunicazione che educa, che coinvolge, che prepara. E che, proprio per questo, contribuisce a salvare vite.
Una comunicazione che educa, coinvolge e costruisce fiducia non si improvvisa. Serve metodo. Serve narrazione. E soprattutto: serve emozione.
È ciò che esploreremo nel terzo episodio: La grammatica della fiducia: storie che salvano
Pronti.io -Campi Flegrei Sottosopra – 5 Episodi per Capovolgere la Comprensione del Rischio
Una narrazione in cinque tappe per vedere il rischio con occhi nuovi, capire cosa ci blocca… e cosa ci salva. Infotainment, ispirato ai principi della comunicazione di protezione civile 4.0.
Scopri gli altri episodi della serie:
1️⃣ Quando il rischio non si sente: perché informare non basta
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/quando-il-rischio-non-si-sente-perche-informare-non-basta/
2️⃣ Dalla comunicazione all’engagement: costruire una cultura del rischio
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/dalla-comunicazione-allengagement-costruire-una-cultura-del-rischio/
3️⃣ La grammatica della fiducia: storie che salvano
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/la-grammatica-della-fiducia-storie-che-salvano/
4️⃣ Ridere per capire: l’umorismo come vaccino contro l’indifferenza
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/ridere-per-capire-lumorismo-come-vaccino-contro-lindifferenza/
5️⃣ Quando conta ogni secondo: come reagiamo davvero in caso di emergenza
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/12/episodio-5-quando-conta-ogni-secondo/di infotainment, ispirato ai principi della comunicazione di protezione civile 4.0.
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