Nel mondo dei qubit, il tempo non corre solo in avanti, ma ci ricorda che la realtà è più intrecciata di quanto crediamo
Un computer quantistico di IBM, nel 2019, ha permesso a un gruppo di scienziati di fare un esperimento singolare: due qubit riportati allo stato iniziale, come se il passato fosse tornato a bussare per un istante. Non un viaggio nel tempo, ma un gesto di laboratorio che incrina la linearità del tempo così come lo percepiamo.
La nostra quotidianità obbedisce a una freccia: le uova si rompono, i bicchieri cadono, l’entropia cresce. Nulla torna indietro. Eppure, nel mondo quantistico, le regole sembrano meno dogmatiche. L’inversione dello stato non è spontanea, non viola la termodinamica, ma richiede calcolo e programmazione. Tuttavia basta a svelare una fenditura: che la direzione unica del tempo non è una legge universale, ma una condizione della nostra scala percettiva.
In chiave noetica, questo non è un dettaglio tecnico ma una provocazione filosofica: ci ricorda che il tempo potrebbe non essere un corridoio con una sola uscita, bensì un tessuto che si piega e si tende a seconda di chi lo osserva. Forse ciò che chiamiamo irreversibilità è soltanto la versione “umana” del fenomeno. Altri livelli dell’universo, altri osservatori, potrebbero leggerlo in modi diversi.
E allora la lezione non riguarda solo i qubit, ma noi stessi: la nostra coscienza, intrappolata nella percezione di un futuro che divora il presente, potrebbe essere parte integrante della dinamica, e non un semplice spettatore.
Cos’hanno fatto? Hanno preso due qubit (unità base del computer quantistico) e li hanno riportati indietro allo stato iniziale, come se si fosse “premuto rewind”.
Con che successo? Nell’85% dei casi con due qubit, circa il 50% con tre.
Che significa? Che a livello microscopico le regole del tempo non sono così rigide. Non possiamo tornare indietro nel passato, ma possiamo simulare, in laboratorio, un’inversione temporale.
Quindi? Nessun viaggio nel tempo, ma una conferma che l’universo gioca con regole meno scontate di quelle che vediamo ogni giorno.
Forse il futuro della scienza non sarà scoprire nuove leggi, ma imparare a disimparare: a lasciare andare la rigidità delle certezze che crediamo assolute. L’esperimento con i qubit non ci promette viaggi nel tempo (almeno per ora: Mai dire mai) , ma ci invita a uno sforzo più radicale: guardare la realtà come un organismo vivo, dove tempo, coscienza e universo non sono linee rette ma intrecci di possibilità.
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