La complessità delle credenze: tra scienza e superstizione

Il morso della ragione e il cavallo della fede
Esiste un mito, intuitivamente accettato da molti di noi, secondo il quale intelligenza e credenza sono inversamente proporzionali: più sale la prima, più cala la fede nelle superstizioni e nella magia. Ma i dati lo smentiscono, specie se risaliamo la scala del quoziente d’intelligenza. Nelle professioni che richiedono un QI superiore alla media (medico, scienziato, avvocato, ingegnere e così via) non c’è correlazione fra intelligenza e successo, perché altre variabili entrano in gioco nel determinare i risultati professionali (ambizione, distribuzione del tempo, competenze sociali, networking, fortuna e via dicendo).
Analogamente, quando le persone ascoltano asserzioni su argomenti dei quali sanno poco (vale a dire la maggioranza delle asserzioni per la maggioranza di noi), di norma non fanno ricorso all’intelligenza per valutarle, salvo da un punto di vista: una volta costruite le credenze, quelli più in gamba hanno meno difficoltà a razionalizzarle. Insomma: le persone intelligenti credono alle cose strane perché sono capaci di difendere le credenze a cui sono arrivate per ragioni non intelligenti.
Il più delle volte, le credenze nascono da una molteplicità di fattori quali la personalità e il carattere, le dinamiche familiari e il background culturale, i genitori e i fratelli, i coetanei e gli insegnanti, pochissimi dei quali hanno a che fare con l’intelligenza. L’ideale illuministico dell’Homo rationalis ci vuole seduti a un desco apparecchiato di fatti, intenti a soppesare pro e contro e a determinare per mezzo della logica e della ragione qual è l’insieme di fatti che meglio corrobora questa o quella teoria. Ma non è così che le nostre credenze prendono forma: al contrario, i fatti del mondo vengono filtrati dal cervello attraverso le lenti colorate di opinioni, paradigmi, teorie, ipotesi, congetture, sensazioni, preferenze e pregiudizi che accumuliamo da una vita. A quel punto li passiamo al vaglio e selezioniamo solo quelli che confermano ciò di cui siamo già convinti, ignorando o scartando quelli che contraddicono le nostre credenze

Negli ultimi decenni, il dibattito sulla relazione tra intelligenza e credenze diventa acceso, portando a una riflessione più approfondita su come le persone formano e difendono le proprie convinzioni. Mentre comunemente si presume che l’intelligenza sia inversamente proporzionale alla propensione alle credenze superstiziose, i dati e le ricerche recenti dimostrano un quadro più complesso.

Una delle chiavi per comprendere questo fenomeno è la teoria del “belief-dependent realism” (realismo dipendente dalle credenze), che suggerisce che le nostre percezioni sulla realtà sono influenzate dalle credenze che abbiamo. Il cervello umano è un motore di credenze, tendendo a cercare e trovare conferme delle proprie convinzioni, accelerando così il processo di rafforzamento delle stesse.



Questo fenomeno non riguarda solo le credenze superstiziose, ma si estende anche a credenze scientifiche e politiche. Ad esempio, anche individui con un’istruzione scientifica non sono immuni alla credenza in pseudoscienze come l’ESP (percezione extrasensoriale) o il magnetismo terapeutico.

Le cause di questa tendenza possono essere individuate in vari fattori. Uno di questi è il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni. Attraverso un processo noto come patternicity (neologismo coniato da M. Shermer) , il cervello tende a cercare e trovare schemi significativi anche in dati casuali o ambigui. Questo ci porta a vedere collegamenti che potrebbero non esistere realmente, contribuendo alla formazione di credenze basate su coincidenze o percezioni distorte.



Un’altra causa è la nostra propensione a cercare conferme delle nostre credenze preesistenti, un fenomeno noto come “confirmation bias” (tendenza a confermare le proprie convinzioni). Una volta che abbiamo formato una credenza, cerchiamo inconsciamente prove che la supportino, ignorando o razionalizzando le evidenze contrarie. Questo processo accelera il rafforzamento delle credenze, creando un ciclo di conferma che rende difficile cambiarle.

Inoltre, le credenze sono influenzate dal contesto sociale e culturale in cui viviamo. Siamo esposti a influenze dai media, dalla famiglia, dagli amici e dalla società nel suo complesso, che plasmano le nostre percezioni e ci influenzano nel formare le nostre credenze. La religione, ad esempio, può giocare un ruolo significativo nel modellare le credenze delle persone, fornendo spiegazioni confortanti per eventi apparentemente inspiegabili.


Il bias di conferma


In conclusione, la comprensione delle credenze umane è un campo complesso che coinvolge una varietà di fattori psicologici, sociali e culturali. La scienza può essere uno strumento utile per fornire una comprensione più approfondita di come le credenze si formano e si difendono, ma è solo una parte della soluzione per comprendere appieno la complessità del comportamento umano. Riconoscere e comprendere le cause dietro le nostre credenze può aiutarci a sviluppare una visione più critica e consapevole del mondo che ci circonda.


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