ENGAGEMENT CONTINUATIVO NELLA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO – Episodio 4
Inside Out, dentro, qualcosa si può muovere per aiutarci, fuori
C’è un film, Inside Out, che ha saputo raccontare l’invisibile. Dentro la mente di una bambina vivono emozioni colorate che si alternano al timone della sua vita: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura, Disgusto. Non si escludono. Coesistono, si influenzano, si correggono.
E solo quando smettono di lottare tra loro, la bambina ritrova l’equilibrio.
È un modo semplice ma potente per dirci che le emozioni non sono nemiche della ragione. Sono parte del modo in cui pensiamo, decidiamo, agiamo. E quando parliamo di rischio, di crisi, di emergenze, di futuro, non possiamo ignorarle.
Anche la risata, in questa prospettiva, non è solo evasione. È una forza. E può diventare uno strumento per comunicare, comprendere, proteggere
Là dove il linguaggio istituzionale fallisce, a volte una battuta ben calibrata fa breccia. Perché ridere non significa banalizzare: significa abbattere una barriera.
L’umorismo come dispositivo cognitivo nella comunicazione del rischio
Chi ha detto che per comunicare un tema serio dobbiamo usare sempre un tono serio?
La comunicazione del rischio, per essere davvero trasformativa, deve anche saper sorprendere, rompere le aspettative, agganciare il destinatario in modi non convenzionali. E l’umorismo, quando ben dosato, è uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione.
Nel documento Humor and Risk – Exploring a New Tool for Communication and Engagement (2022), si legge una riflessione che colpisce per la sua onestà: “I nostri eventi, workshop e altre opportunità di coinvolgimento su disastri e rischi sembrano volutamente concepiti per essere privi di umorismo, come se ‘noiosi’ fosse un requisito imprescindibile. Eppure, se l’umorismo viene annientato, è più difficile che emergano buone idee. Quando è stata l’ultima volta che avete visto una svolta nella gestione del rischio emergere da una riunione priva di umorismo? L’umorismo genera creatività. Poiché ci stiamo avvicinando al precipizio di quella cascata, abbiamo bisogno di soluzioni creative, proprio ora.”

Non è forse insensato continuare a ripetere sempre gli stessi messaggi sul rischio, nello stesso identico modo, sperando che stavolta producano un cambiamento?
La ricerca ci dice con chiarezza che dimostrare la ricerca non basta.
Bisogna mettersi in gioco, uscire dalle zone di comfort, sperimentare insieme strade nuove.
Anche e soprattutto quelle che sembrano meno ortodosse.
L’umorismo non è evasione: è un ponte. Una forma di intelligenza laterale che ci consente di vedere ciò che ci sfugge, di affrontare l’inquietudine con leggerezza, e di immaginare l’inaspettato.
Ecco perché l’umorismo può e deve essere un alleato nella comunicazione del rischio:
- Perché cattura l’attenzione, supera la noia, aggira le resistenze
- Perché fa emergere idee nuove, inaspettate, spesso geniali
- Perché ci invita a sospendere i pregiudizi e rivedere le nostre mappe mentali
- Perché crea uno spazio sicuro in cui essere sinceri, senza paura del giudizio
- Perché ci allena a pensare l’impensabile: cosa può andare storto, e come possiamo cambiare le cose
Inoltre, l’umorismo agisce su più livelli:
- Riduce lo stress e l’ansia legati alla percezione del pericolo.
- Abbassa le difese cognitive, rendendo l’interlocutore più aperto a ricevere messaggi anche scomodi.
- Amplifica la memorabilità del contenuto
- Genera condivisione sociale: ridere insieme rafforza il senso di appartenenza.
In un mondo che cambia troppo in fretta per essere spiegato solo con i grafici, forse è tempo di lasciar entrare anche una buona risata nella stanza. Una risata intelligente. Una risata che salva.
Non si tratta di fare satira o comicità fine a sé stessa. Si tratta di usare meccanismi comici per stimolare attenzione e consapevolezza.
Pensiamo a cosa succede quando un attore, in uno sketch comico, mostra il comportamento assurdo di chi ignora un’allerta meteo: il pubblico ride, ma intanto si riconosce, riflette, ricorda.
Oppure quando una vignetta mostra un vulcano che sbadiglia, e il titolo recita: “Sta solo stiracchiandosi…”: il messaggio entra con leggerezza, ma resta.
Anche la scienza riconosce l’efficacia dell’umorismo nella comunicazione complessa. Studi condotti su campagne sanitarie, ambientali e di protezione civile dimostrano che i messaggi che fanno sorridere vengono ricordati meglio, suscitano minore resistenza e attivano più spesso comportamenti responsabili.
Ma attenzione: serve competenza.
L’umorismo, se mal calibrato, può essere frainteso, risultare offensivo o controproducente. Serve conoscere bene il pubblico, i suoi codici culturali, le sue fragilità. Serve lavorare con sceneggiatori, attori, disegnatori capaci di coniugare leggerezza e profondità.
Una riflessione condivisa anche nello studio condotto da Bavel et al. (2020), pubblicato su Nature Human Behaviour durante la pandemia, che evidenzia come la comunicazione del rischio debba fondarsi su una profonda comprensione dei contesti sociali, culturali ed emozionali del pubblico, promuovendo strategie adattive, localizzate e partecipate

Ecco perché l’umorismo, nella comunicazione del rischio, è una cosa seria.
Se è vero che l’umorismo apre varchi di senso, allora la sfida è costruire contenuti che siano non solo efficaci ma anche replicabili, radicati nei territori.

Ridere non è solo uno sfogo: è una strategia biologica
Sin dagli anni ’30 del Novecento, la scienza ha iniziato a osservare il potere trasformativo della risata. Il medico James Walsh, a New York, fu tra i primi a notare che i pazienti che ridevano di più sopportavano meglio il dolore post-operatorio. Ma da allora la risata ha smesso di essere solo un aneddoto clinico: è diventata oggetto di studi neurofisiologici, immunologici e psicologici.
Due le direttrici principali delle ricerche:
- Il riso come antagonista dello stress: riduce i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress cronico – agendo sul sistema nervoso autonomo e sulle aree cerebrali coinvolte nella risposta allarme.
- L’umorismo come attivatore cerebrale complesso: coinvolge corteccia prefrontale, sistema limbico, area motoria e Locus Coeruleus, rilasciando endorfine e favorendo una migliore regolazione emotiva.
Studi clinici lo confermano, tra questi:
- Berk et al. (1989) e Hasan & Hasan (2009) hanno misurato il crollo dei livelli di cortisolo in soggetti esposti a contenuti comici.
- Bennett et al. (2003) hanno osservato un incremento dei linfociti NK, segno di una risposta immunitaria rafforzata.
- Goel & Dolan (2001) e Mobbs et al. (2003), con fMRI e PET, hanno dimostrato che comprendere una battuta attiva circuiti cerebrali più estesi di una semplice informazione razionale.
- Dunbar et al. (2011) ha mostrato che ridere in gruppo aumenta la soglia del dolore grazie al rilascio di endorfine.
In Italia, il Prof. Giuseppe Perrella, della Società Nazionale di Neuroscienze, ha contribuito a una visione evolutiva: la risata riduce la tossicità dello stress cronico, protegge i neuroni dall’effetto neurolesivo del cortisolo e contrasta l’immunosoppressione. Un meccanismo antichissimo, che agisce su aree profonde come amigdala e Locus Coeruleus.
Fonte: Perrella, “Le basi e l’uso degli effetti benefici di umorismo e risate”, 2009 – Società Nazionale di Neuroscienze – BM&L
Ma perché, se ridere fa così bene, spesso non basta a rompere l’indifferenza?
La psicologia cognitiva suggerisce che l’indifferenza, in contesti di rischio, non sempre nasce da apatia. È spesso una forma di difesa mentale. Il fenomeno dell’ottimismo irrealistico (Weinstein, 1980) ci fa credere che il pericolo riguardi sempre qualcun altro. Il numbing affettivo (Slovic et al., 2004) ci anestetizza di fronte all’iperstimolazione di notizie complesse o spaventose.
Ecco perché l’umorismo funziona solo se è radicato nel vissuto quotidiano, se ci permette di pensare: “questa storia mi riguarda”. In quel momento, la risata non è solo sollievo: è un varco.
Rende l’informazione più accessibile, meno ansiogena. E soprattutto memorabile.
“La risata è la distanza che il pensiero prende dalla paura.”
(parafrasando Paul Valéry)
Ed è proprio ciò che vedremo nel prossimo episodio, entrando nel cuore di un progetto narrativo sperimentale.
Pronti.io -Campi Flegrei Sottosopra – 5 Episodi per Capovolgere la Comprensione del Rischio
Una narrazione in cinque tappe per vedere il rischio con occhi nuovi, capire cosa ci blocca… e cosa ci salva. Infotainment, ispirato ai principi della comunicazione di protezione civile 4.0.
Scopri gli altri episodi della serie:
1️⃣ Quando il rischio non si sente: perché informare non basta
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/quando-il-rischio-non-si-sente-perche-informare-non-basta/
2️⃣ Dalla comunicazione all’engagement: costruire una cultura del rischio
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/dalla-comunicazione-allengagement-costruire-una-cultura-del-rischio/
3️⃣ La grammatica della fiducia: storie che salvano
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/la-grammatica-della-fiducia-storie-che-salvano/
4️⃣ Ridere per capire: l’umorismo come vaccino contro l’indifferenza
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/11/ridere-per-capire-lumorismo-come-vaccino-contro-lindifferenza/
5️⃣ Quando conta ogni secondo: come reagiamo davvero in caso di emergenza
https://vittoriodublinoblog.org/2025/07/12/episodio-5-quando-conta-ogni-secondo/di infotainment, ispirato ai principi della comunicazione di protezione civile 4.0.
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