Sparrow, il Pirata del lavoro umano, nella quarta rivoluzone industriale


Il capitano Jack Sparrow è un personaggio immaginario e il protagonista della saga cinematografica Pirati dei Caraibi. Sparrow lavorava per la Compagnia britannica delle Indie orientali. Ma quando Jack fu costretto a trasportare e vendere un carico di 100 schiavi, essendo un garante della libertà e avendo vissuto anche lui l’esperienza della prigionia, Jack liberò gli schiavi. Nonostante i suoi numerosi atti eroici, tuttavia Sparrow è un pirata e un personaggio moralmente ambiguo.

Come ambigua sembra essere la recente dichiarazione di Amazon che ha chiamato il suo nuovo sistema di logistica robotica intelligente: Sparrow.

Perché la dichiarazione di Amazon può sembrare ambigua?

Nel suo comunicato Amazon dichiara:  “Negli ultimi dieci anni, Amazon è stata in prima linea nell’innovazione, effettuando investimenti significativi nella robotica e nella tecnologia avanzata all’interno delle sue operazioni. I nostri team dedicati di robotisti, ingegneri, sviluppatori di software e altri esperti hanno sviluppato soluzioni che ci consentono di automatizzare funzionalità fondamentali, come il modo in cui spostiamo, gestiamo, ordiniamo, identifichiamo e immagazziniamo i prodotti.  Una parte fondamentale del nostro processo di evasione degli ordini avviene prima ancora che gli articoli vengano imballati per la spedizione ai clienti. Una tecnologia sofisticata trasferisce i contenitori ai dipendenti che selezionano l’inventario da imballare. Una volta che gli articoli sono stati imballati, i nostri bracci robotici esistenti, come Robin e il nostro Cardinal recentemente annunciato , possono quindi reindirizzare i pacchi in varie posizioni nel magazzino prima che inizino il loro viaggio di consegna. Ecco perché siamo entusiasti di presentare Sparrow, il nostro nuovissimo sistema robotico che migliora notevolmente la gestione degli articoli nelle nostre operazioni. Sparrow è il primo sistema robotico nei nostri magazzini in grado di rilevare, selezionare e gestire i singoli prodotti nel nostro inventario. (…) Al di là dei progressi tecnologici di Sparrow, ciò di cui siamo veramente entusiasti sono le implicazioni della tecnologia e i modi in cui andrà a vantaggio dei nostri dipendenti e clienti. Lavorando con i nostri dipendenti, Sparrow si occuperà di compiti ripetitivi, consentendo ai nostri dipendenti di concentrare il loro tempo e le loro energie su altre cose, promuovendo al contempo la sicurezza. Allo stesso tempo, Sparrow ci aiuterà a promuovere l’efficienza automatizzando una parte fondamentale del nostro processo di evasione in modo da poter continuare a fornire ai clienti.”

Il comunicato continua informandoci che la robotica intelligente introdotta in Amazon ha creato nell’azienda 700 nuove categorie di posti di lavoro. Spiegando che: “Questi nuovi tipi di ruoli, che impiegano decine di migliaia di persone in Amazon, aiutano a dimostrare in modo tangibile l’impatto positivo che la tecnologia e la robotica possono avere per i nostri dipendenti e per il nostro posto di lavoro. Supportare i nostri dipendenti e aiutarli a passare e far progredire la loro carriera in ruoli che lavorano con la nostra tecnologia è una parte importante di come continueremo a innovare.”

Ecco fino a qui niente da eccepire, anzi sembra il paradiso dei lavoratori di una azienda il cui suo core business è nient’altro che un’attività imprenditoriale dell’epoca analogica che già ben conoscevamo anche in Italia;  e che si innova con il digitale: PostalMarket nacque in Italia nel 1959 da un’idea dell’imprenditrice milanese Anna Bonomi Bolchini, che importò in Italia il modello statunitense della vendita per catalogo. Tuttavia, il giorno dopo l’annuncio dell’introduzione del prodigio tecnologico in azienda, Amazon annuncia un taglio di 10.000 dipendenti. Come conseguenza, il titolo Amazon rialza in borsa del 10%: il taglio della forza lavoro umana piace sempre agli investitori.

Fu così anche nella rivoluzione industriale che esplose tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.  

Quando furono introdotte nuove tecnologie industriali mosse dall’energia del vapore: fra il 1787 e il 1840 la produzione britannica di cotone filato aumentò da 22 milioni a 366 milioni di libbre.  Ciò fu causa di un repentino abbattimento dei costi di produzione e, a parità di volumi prodotti, di esigenze di minori forze lavoro da impegnare. Questo stravolgimento nei processi produttivi nell’industria tessile si evidenziarono via via anche in tutti gli altri settori industriali. Molti studiosi imputano gli sconvolgimenti socio-culturali ed economici conseguenti la Rivoluzione industriale tra le cause maggiori alla base dei moti rivoluzionari del 1848. Il cambiamento tecnologico stava rivoluzionando la vita delle classi lavoratrici. La stampa popolare aveva esteso la consapevolezza politica e cominciarono ad emergere nuovi valori ed idee come il liberalismo popolare, il nazionalismo e il socialismo. Il Conte de Tocqueville, solo poche settimane prima l’innesco della insurrezione popolare, mise in guardia i deputati della Camera francese con la famosa frase: “Stiamo dormendo su un vulcano… Soffia un vento di rivoluzione, la tempesta è all’orizzonte” (Alexis de Tocqueville, 1848).

La magia delle macchine a vapore influì anche sugli scambi commerciali e sulle comunicazioni, con l’avvento della ferrovia furono abbattuti i tempi necessari per i trasferimenti delle persone e i commerci. La “Primavera dei Popoli” si scatenò in seguito ad una formidabile recessione economica e panico bancario. A partire dai moti rivoluzionari della Sicilia il “fuoco rivoluzionario della borghesia” investì in pochissimo tempo l’intera Europa. Sebbene repressi con forza dai regimi reazionari, tuttavia i moti del 1848 obbligarono la maggior parte dei governi a ripristinare o istituire le prime Costituzioni.  Le similitudini con ciò che avviene oggi che l’Umanità sta vivendo la sua Storia nella Terza Rivoluzione industriale, entrando nella quarta favorita dall’avvento del Digitale, è lapalissiana.

Tuttavia sembra che non tutti noi ne siamo pienamente consapevoli, dei corsi e ricorsi della Storia. Ma, cosa più grave, molti di quelli che ne sono consapevoli, seppur agendo in buona fede, credono di poter affrontare le sfide del cambiamento in atto con gli stessi schemi culturali e con strumenti talvolta analoghi ai quali si è cercato di risolvere invano i guai del passato. Ma ancora peggiore è ciò che sta accadendo a causa di chi agisce in “cattiva fede”, andando contro il Bene dell’Umanità, sfruttando l’inconsapevolezza dei Popoli a vantaggio di poche élites.

Ma Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, forse è consapevole della “tempesta all’orizzonte”. Se oggi, a pochi giorni dell’annuncio di Sparrow che entra nella sua azienda, dichiara di voler destinare a volontariato e iniziative filantropiche parte dei 124 miliardi del suo patrimonio personale.


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