POSSEDUTI DA UNA MASCHERA


Ogni Cultura umana ha usato le maschere per la disinibizione rituale, per combattere la timidezza o per giocare. L’identità online è l’ultima frontiera della mascherata?

Studi recenti che hanno come oggetto i comportamenti sociali virtuali stanno dimostrando che modelli di comportamento nelle relazioni sociali on-line appaiono identici a quelli osservati nella Realtà

Nella storia dell’Umanità, ed in tutte le Culture,  le maschere hanno rappresentato un fenomeno culturale   

Dalla Cultura australiana a quella artica, dal Mesolitico africano fino agli Stati Uniti del 21 ° secolo, le persone hanno sempre fatto uso delle maschere,  impiegandole in maniere che solo apparentemente sembrano diverse, ma che invece hanno una comunanza di fondo. Le loro prime apparizioni sono avvenute nei rituali religiosi; dove i devoti, indossando una maschera, si lasciano “impossessare” da un Dio o un Antenato,  che parla ed agisce attraverso chi la indossa. 

Come gli iceberg, le persone normalmente espongono solo una piccola parte di se stessi, e generalmente solo la parte che desiderano mostrare. - Nikki
Come gli iceberg, le persone normalmente espongono solo una piccola parte di se stessi, e generalmente solo la parte che desiderano mostrare (Nikki)

Il  portatore di una maschera sperimenta esperienze spirituali, e ne condivide il suo potere.

Un indigeno ‘Igbo’ che indossa una maschera ci racconta : “se io porto una maschera, quello che io vedo gli altri non lo vedono … Se mi porto un gallone di ‘vino di palma’ alla bocca e lo bevo tutto,  un’altra persona non può farlo … Percepisco le persone in modo diverso, perché quando li guardo, i miei occhi saranno gli occhi dello spirito che mi impossessa, non gli occhi della gente comune” In alcune Culture si pensa che gli ‘spiriti’ che popolano le maschere possano essere ‘capricciose creature selvagge’; nel corso di alcuni rituali si assiste a fenomeni in cui gli ‘indossatori di maschera’ devono essere condotti in catene per impedire loro di attaccare gli spettatori. Esistono alcune ‘Maschere Deificate’: come ad esempio l’ Egungun del popolo Yoruba,  che nella superstizione sono ritenute in grado di ‘soffiare il respiro della benedizione’ (se la maschera è benevolente)  così come in grado di uccidere le persone non mascherate con un solo tocco.

Tra gli Yoruba , le cerimonie annuali in onore dei morti servono come mezzo per assicurare ai loro antenati un posto tra i vivi. Essi credono che gli antenati abbiano la responsabilità di costringere i vivi a sostenere gli standard etici delle generazioni passate del loro clan, città o famiglia. Gli Egungun sono celebrati in feste, conosciute come Odun Egungun , e in rituali familiari attraverso l'usanza mascherata. Il tessuto della maschera gioca un ruolo importante nel mondo dello Yoruba. Le loro credenze equivalgono alla nudità con l'infanzia, la follia o la mancanza di responsabilità sociale. L'abito più elaborato riflette il potere sociale e il prestigio. Nelle esibizioni che onorano gli antenati, la 'stoffa' è il mezzo principale per la trasformazione del mascherato. Un costume da Egungun è composto da più strati di lacci di stoffa realizzati con tessuti costosi e prestigiosi, che esprimono la ricchezza e lo stato di una famiglia così come il potere dell'antenato.

Nel Tibet, un particolare tipo di Maschera viene rimossa dal suo santuario una sola  volta all’anno, in occasione della preparazione del suo cerimoniale.  Questa viene mantenuta rinchiusa per tutta la notte in un tempio, i monaci cantano preghiere per evitare che il suo spirito maligno si liberi mentre gli abitanti dei villaggi vicini durante la notte mantengono sbarrate le porte delle loro capanne.

Tra le genti  del popolo ‘Ilahita Arapesh’ (Melanesia),  esistono ‘rituali in maschera’ in cui ‘Uomini indossatori’ sono preposti a doversi vestire con particolari tipi di maschere’; dopo di che,  questi entrano in una specie di ‘stato di possessione’  arrivando,  come è capitato in alcuni casi,  ad uccidere; tuttavia le credenze culturali di questo popolo consentono di non dover ‘condannare l’Uomo mascherato che fa del male’ perchè : il responsabile di ciò che succede durante un  rito non è ‘l’Uomo indossatore’, ma la Maschera.

Le Scienze etno-antropologiche ci sottolineano come il mascheramento rituale sia in genere sempre accompagnato da balli e danze;  la Storia ci evidenzia che in molte culture queste usanze rituali si sono  gradualmente trasformate in  forme di teatro in maschera:  ciò avviene ancora oggi nella lirica cinese o giapponese, nello stesso modo che si verificava in passato nelle rappresentazioni drammatiche dell’antica Grecia.

Anche in molte compagnie teatrali dell’occidente contemporaneo vengono usate le maschere. Non solo durante le prove, ma nelle performance: le esperienze raccontate dagli ‘attori portatori di maschere-da-lavoro’ (di scena), ci rivelano suggestive analogie simili a quelle dei ‘portatori di maschere-rituali’. Keith Johnstone (già direttore del London Royal Court Theatre) ci racconta che lui ha ampiamente usato le maschere nel corso del suo lavoro di attore: egli scrive  (in ‘Impro, Improvvisazione e Teatro , 1979): “portando una maschera un vero attore si sente davvero come fosse posseduto da uno spirito; sciocchezze? Forse, ma questa è l’esperienza che si vive, ed è sempre stato così!”.

Ed ancora, Johnstone:  “le maschere hanno una personalità che persiste, a prescindere di chi l’indossa: ad una maschera con un naso adunco piace raccogliere bastoni e colpire le persone, indipendentemente da chi la indossa; oppure piace appollaiarsi sul bordo delle sedie e cadere. Una maschera deve crescere, proprio come una persona: una nuova maschera è come un bambino che non sa nulla del mondo … Molto spesso una maschera dovrà imparare a sedersi, o a inchinarsi, o il modo di tenere le cose … Non sanno come prendere i coperchi delle pentole. Quando gli oggetti cadono a terra, è come se hanno cessato di esistere. Ci sono studenti che prima di indossare la loro maschera, regressiva,  mi chiedono di uscire. Quando gli chiedo perché, mi rispondono: è stupido, ma ho paura che potrei urinarmi addosso, quindi preferisco andare in bagno. Ho notato come sia anche comune per le persone che indossano le maschere lasciarsi andare nel minacciare le persone o impegnarsi in atti di vandalismo (….) una volt, un  gruppo di insegnanti svedesi molto posati, dopo che si mascherarono si misero a strappare i fiori nel giardino”

Dovunque ci siano maschere coinvolte, incontriamo anche trasgressione

Nella Venezia medievale le maschere erano comuni accessori di moda, lo studio delle leggi in uso a quel  tempo testimoniano che esisteva una tendenza anarchica attribuibile a chi indossava una maschera: la pratica di indossare le maschere veniva regolamentata dalla legge. Che non potevano essere indossate dopo il tramonto, ai portatori di maschera era vietato portare armi o entrare nelle chiese, agli uomini era proibito indossare maschere in un convento; in una legge del 1268 si vietava la pratica, apparentemente comune,  di mascherarsi  per lanciare ‘uova piene di acqua di rose’ alle donne.

A cavallo tra il XVI  e il XVII secolo, tra le donne di tutta Europa si diffuse  la moda di indossare una maschera.  Queste erano tipicamente confezionate in seta e velluto e il loro uso si rese popolare quale mezzo per proteggere la carnagione dal sole e per 'difendere il pudore' delle donne dallo sguardo indiscreto di uomini impertinenti. Ben presto, però, le donne si resero conto che le maschere erano utili soprattutto per proteggere le loro identità. E fu così che nei fasti del Barocco le maschere cominciarono ad essere indossate per motivi ‘meno onorevoli’.  Si andava a teatro mascherate per poter assistere a rappresentazioni malviste da una aristocratica (ma ipocrita)  opinione pubblica, o accadeva che una maschera consentisse ad una “nobile signora”  di flirtare scandalosamente senza rischiare di perdere la sua onorevole reputazione.  La maschera si rivelava un'indispensabile accessorio femminile quando si doveva uscire furtivamente per un appuntamento amoroso.

Le maschere sono oggetti di scena disinibitori

“Non appena le persone mettono su una maschera, capita spesso che inizino a violare le norme sociali”

In Psicologia sociale, una revisione della ricca letteratura scientifica mostra che l’uso di una maschera ipotizza quattro principali effetti psicologici: disinibizione, deindividuazione e trasformazione, facilitazione dell’espressione degli aspetti del Sè e vari cambiamenti psicosomatici

In un esperimento nel 1976, i ricercatori della Western Illinois University pagarono degli studenti per camminare all’interno del campus portando uno striscione con su scritto: ‘La masturbazione è divertente’. Gli studenti ai quali fu chiesto di indossare una maschera sportiva protettiva (tipo quelle da portiere di hockey) si resero disponibili a farlo per una media di 29.98 dollari, mentre veniva chiesto il doppio dagli studenti ai quali fu chiesto di farlo senza maschera.

In uno studio del 1979 ( condotto alla Purdue University)  si scoprì che alcuni bambini vestiti in maschera da Halloween quando venivano lasciati soli davanti una ciotola di caramelle e si raccomandava loro di prenderne una sola, si rivelavano molto più propensi ad afferrare una manciata di caramelle quando il loro vestito in costume includeva anche una maschera, e ciò succedeva  anche quando il bambino aveva rivelato la propria identità al ricercatore.

Studi recenti che hanno come oggetto i comportamenti sociali virtuali (tramite social media, chat room, etc. etc.) stanno dimostrando che modelli di comportamento nelle relazioni sociali on-line appaiono identici a quelli osservati nella Realtà. 

tradotto ed adattato da S. Newman, "Possessed by a mask"

More References 
- Michael Barry Cooper, "AN EMPIRICAL AND THEORETICAL INVESTIGATION INTO THE PSYCHOLOGICAL EFFECTS OF WEARING A MASK", University of Sussex, 1999 
- Justin Cheng *, Cristian Danescu-Niculescu-Mizil†, Jure Leskovec *,"Antisocial Behavior in Online Discussion Communities", *Stanford University, †Cornell University, 2015 
- Richard Jackson Harris, "A COGNITIVE PSYCHOLOGY OF MASS COMMUNICATION",Lawrence Erlbaum Associates, Inc., Publisher, 2004 
- Marjolein ‘t Hart,  "The Role of Humor in Protest Culture" 
- Giselinde Kuipers, "Good Humor, Bad Taste: A Sociology of the Joke", Berlin: Mouton de Gruyter, 2006. 

 

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