LURKER, un PARTECIPANTE sociale SILENTE …

Lurker, nel gergo della Cultura digitale questo è colui che partecipa a una comunità virtuale (una mailing list, un newsgroup, un forum, un blog, una chat, un social media) leggendo e seguendo con attenzione le attività e i messaggi, senza però scrivere o inviarne di propri, cioè non rendendo palese la propria presenza … 

La definizione deriva dal verbo inglese ‘to lurk’: spiare, stare nascosti a osservare

I Lurker utenti internet di forum, chat, social media,  sono dunque dei silenziosi osservatori, che possono restare tali per sempre non ‘mostrandosi’ mai agli altri membri del gruppo. Raramente postano un messaggio, intelligente, puntuale e preciso a sottolineare la loro attenta, ma  silenziosa partecipazione,  alla vita della comunità, al punto  di sorprendere gli altri partecipanti che invece sono attivi.   

Nel campo della Cultura digitale, gli studi sociologici  evidenziano che mediamente è molto grande il numero di internauti iscritti in una comunità virtuale’ che si mantiene in uno ‘stato di lurking’ prima di partecipare attivamente al gruppo sociale

Circa il 90% degli internauti sociali sono LURKER 

Per questo motivo il termine non dovrebbe assumere un significato completamente negativo,  nel caratterizzare il Lurker come un partecipante riprovevole alla vita virtuale della Comunità digitale 

 

 

 

il Lurking in una comunità virtuale 

Fin dall’inizio della nascita di internet la presenza del ‘Lurker’ è stata una preoccupazione per i membri della comunità. Per questo motivo fu adottato originariamente il termine ’lurk’ la cui accezione  viene fatta risalire intorno al XIV secolo, quando tale parola si riferiva a qualcuno che si nascondeva cercando di occultarsi, spesso,  per scopi malevoli. Oggi i Lurkers sono considerati sia positivamente che negativamente.

In molte comunità i Lurkers sono ancora considerati come ‘free-riders’, e vengono percepiti come ‘approfittatori’ perchè “prendono senza restituire”. In altre comunità, invece, si incoraggia i neofiti a nascondersi, perché si ritiene che in questo modo il neofita possa apprendere di più sulla ‘cultura della comunità’, comprendere le sue norme sociali e conoscere i membri chiave della comunità, senza disturbarne le attività.

La presenza dei lurkers viene considerata positiva in molte comunità, perché tali costituiscono comunque un pubblico che può essere tracciato e considerato un target a giustificazione di un supporto pubblicitario di terze parti; in alcune tipologie di comunità, infatti, si stima che, in qualsiasi momento dal 50% al 90% della comunità può essere costituita da membri che si pongono con un approccio in modalità ‘lurking’.

Motivazioni

Lurkers si nascondono piuttosto che partecipare per una serie di motivi.

La maggioranza dei lurkers  dichiara di nascondersi,  semplicemente perché pensano che la sola navigazione sia per loro sufficiente.

Gli utenti scelgono anche di nascondersi per trovare degli esempi da seguire quando decidono di partecipare, allo scopo di evitare di inviare messaggi o contributi ridondanti e/o saperne di più sugli argomenti delle conversazioni.

Nelle interviste eseguite per studiare il fenomeno, i Lurkers, spesso dichiarano,  quale motivo per non postare:

  • la mancanza di comprensione degli argomenti, o gli scopi, della comunità;

  • che prendono tempo prima di postare per valutare quanto il gruppo sia adeguato a loro;

  • che vogliono saperne di più sulle persone del gruppo, sugli stili di dialogo e sulle norme implicite e sulle politiche esplicite.

Questi infatti aggiungono che:

  • questo è il mio metodo preferito per evitare di commettere errori e di essere respinti dal gruppo;

  • in questo modo determino se il gruppo è valido e ne so di più sulle norme;

  • leggo la maggior parte se non tutti i post, leggendo i post sviluppo una migliore comprensione degli argomenti in discussione e se questi mi possono essere utili;

  • esamino indirizzi email e firme con siti web associati in modo da ottenere maggiori informazioni degli altri membri del gruppo.

Effetti

Attraverso una interazione nascosta, i Lurkers accrescono il loro ‘Capitale Culturale’

Un Lurker può anche influenzare negativamente gli altri membri della comunità:

  • i membri attivi della comunità possono sentirsi ‘spiati’ se si rendono conto che qualcuno si nasconde piuttosto che partecipare;

  • mentre un membro attivo di una comunità online è convinto che sta vivendo interazioni private,  un Lurker (a causa del suo ridotto sentimento di appartenenza) può vedere la comunità online come uno spazio pubblico destinato alla pura osservazione e clonare ‘tratti di contenuti’ senza richiedere consenso  violando le regole della comunità.

Questo fenomeno può diventare destabilizzante in ‘comunità più intime’, come le chat room,  dove la presenza dei  Lurkers è più evidente.

Cause

Diversi fattori possono influenzare un ‘comportamento ansioso’ che porta al lurking all’interno di una comunità. 

La quantità di persone che si ‘nascondono’ all’interno di una comunità è spesso correlata:

  • all’argomento della comunità;

  • alla dimensione della comunità

  • e alla quantità di traffico all’interno della comunità.

Il numero di Lurkers è quasi duplice nelle comunità di supporto tecnico rispetto ai gruppi di interazione puramente sociale: ciò può essere dovuto alla scarse conoscenze tecnica che inibiscono l’interazione. La natura dell’argomento può essere dunque responsabile per le differenza del numero di Lurkers presenti in diverse tipologie di comunità online. 

Anche il numero di membri di una comunità può influenzare la quantità di lurking che si osserva al suo interno: come aumenta il numero di membri in un gruppo, aumenta anche la percentuale di lurkers.

All’interno di una data dimensione di un gruppo, i gruppi con il traffico più elevato tendono ad avere una percentuale minore di Lurkers, ciò potrebbe significare che un maggiore traffico partecipativo potrebbe favorire un ‘effetto del gregge’, facilitando ed incentivando  l’interazione di un maggior numero di membri a sfavore della tendenza al ‘lurking’.    

de-Lurking

de-Lurking definisce il tipo di comportamento con cui un utente rompe il suo silenzio online.

Alcuni ricercatori hanno scoperto correlazioni positive tra il ‘capitale sociale’ , il ‘capitale culturale’ e il ‘de-lurking’, individuando degli approcci psicologici utili a facilitare il superamento  delle barriere alla partecipazione online.

Secondo Rafaeli ed altri, “… il capitale sociale (virtuale) della comunità è una raccolta delle caratteristiche del network sociale creato come risultato di attività virtuali della comunità,  che conducono allo sviluppo di normative e di regole sociali comuni che aiutano la cooperazione a vantaggio reciproco”

Analizzando i forum di e-learning , sono state individuate associazione positive tra la quantità di de-lurking e il capitale sociale.

Soroka e Rafaeli affermano che:  “il capitale culturale virtuale è  una misura in cui le persone assumono una conoscenza basata sulla buona lettura della cultura che domina nella comunità virtuale e quindi condivisa dagli altri partecipanti, dunque trovando molto in comune tra i membri della comunità” (affinità elettive).

Soroka e Rafaeli hanno scoperto che: “come il capitale culturale degli utenti di una comunità online aumenta, la quantità di attività e di interazione aumenta , e si innesca una probabilità più elevata di de-lurking”; questi hanno anche scoperto che, “a prescindere dalla quantità di capitale culturale, il de-lurking diventa meno probabile quando il tempo passa (ovvero, non si accresce la nuova Conoscenza condivisibile all’interno della comunità)”.

Conclusioni

I social media,  forum online, le chat, …  rendono facile agli internauti visualizzare le conversazioni e le attività in corso in una comunità on-line senza essere obbligati a condividere input personali. 

Molti (in alcuni casi la maggioranza degli utenti di strumenti di condivisione sociale informatici e digitali) sviluppano l’abitudine di guardare comunemente i thread di social media (o strumenti simili, come forum o chat) ritenendo di non essere obbligati al  coinvolgimento o all’interazione. Gli utenti attivi nella socialità virtuale spesso esprimono un sentimento di delusione e/o di frustrazione quando si generano fenomeni di lurking.  

Le ricerche e gli studi sui fenomeni ‘social media’ ci evidenziano differenze dei livelli di partecipazione spesso dovuti  ai tipi di protocolli di amministrazione adottati nelle piattaforme sociali; in alcuni blog, forum o altri spazi Web proprietari, gli amministratori rendono difficile commentare i thread o le conversazioni. La partecipazione attiva degli utenti potrebbe essere inibita e/o ritardata dalla richiesta di approvazione da parte di un amministratore, oppure dalla richiesta d’inserimento di informazioni di identificazione o addirittura dall’espresso obbligo di unirsi ad un Sistema.

Al contrario, siti di social media come Facebook non presentano queste difficoltà, supponendo che ogni utente abbia già un profilo associato. Ciò favorisce molto la predisposizione all’apertura verso l’interazione comunicativa degli utenti.

Il design e la gestione di una comunità online può influenzare la partecipazione favorendo il fenomeno ‘lurking’,  ovvero il de-lurking: in sostanza la partecipazione più o meno attiva ad una comunità digitale.
References

- C. Ridings,\D. Gefen\B. Arinze,"Psychological Barriers: Lurker and Poster Motivation and Behavior in Online Communities",  2006,  Communications of the Association for Information Systems vol.18
- B. Nonnecke\J. Preece,"Silent participants getting to know Lurkers better", 2003,  Interacting with Social Information Spaces, Springer
- B. Nonnecke\J. Preece,"Lurker Demographics: Counting the Silent", 2000, ACMCHI-The Hague
- S.Whittaker\L.Terveen\W.Hill\L.Cherny,"The Dynamics of Mass Interaction", 2009, Critiques Week2
- V.Soroka\S.Rafaeli,"The Invisible Participants: Cultural Capital and Lurking and Delurking on the Internet",  WWW 2006, Edinburgh, Scotland
- G.Riva\B.K.Wiederhold\P. Cipresso,"The Psychology of Social Networking Vol.1: Personal Experience in Online Communities", 2016, De Gruyter

 

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