WIR SIND HIER (Siamo Qui) | ARS Electronica Festival 2013


“esprimi la tua opinione ed ascolta quando gli  altri rispondono”

La cerimonia di apertura di Ars Electronica Festival 2013,  ha avuto luogo con la performance WIR SIND HIER (Siamo Qui) : un progetto artistico  cross-mediale pensato e lanciato dall’artista italiano Salvatore Vanasco [1]  e  supportato da molti artisti di fama.

L’avvio del progetto si annuncia dopo 80 anni dal primo  “Bücherverbrennung” [2]   ad opera della gioventù hitleriana ed è stato pensato come occasione e strumento culturale per aumentare la consapevolezza collettiva sugli ultimi sviluppi  nel controllo  dell’informazione  e sulla censura.

La performance,  che ha avuto luogo alla Tabakfabrik di Linz,  ha rappresentato un  primo  momento di sintesi di quella partecipazione creativa che i primi Artisti supporters hanno iniziato due mesi avanti con un dibattito pubblico in rete, allo scopo di sviluppare un progetto collaborativo che,  nelle intenzioni dei creatori,  ha l’ambizione di diventare globale grazie all’uso del web.

Il punto focale del progetto WIR SIND HIER ( SIAMO QUI) , infatti, consiste nelle attività generate sul sito http://www.wir-sind-hier.org/; dove questioni di grande rilevanza per i cittadini nella Società dell’Informazione (come appunto la censura, la privacy) vengono messe in discussione, offrendo l’opportunità di ricevere aggiornamenti sulle azioni in corso. L’obiettivo è la creazione e la diffusione di un luogo ideale, aperto, per esprimere pareri, prendere posizioni, dare consigli , sviluppare idee, fare richiesta  e/o accumulare   Conoscenza, un progetto partecipativo in cui si potrebbe attivare, finalmente,  tra gli artisti un fenomeno di “Crowding-out”, così come teorizzato dall’economista/sociologo Bruno Frey con la sua teoria del “Crowding-out” [3], facilitando le “vocazioni artistiche”  all’interno della costituenda comunità WIR SIND HIER.

Il principio guida espresso dai suoi creatori è: “esprimi la tua opinione ed ascolta quando gli  altri rispondono”.

SIAMO  QUI! FATTI  SENTIRE … SII PARTE DEL CORO CHE STIAMO CREANDO!

Leggendo lo statement concettuale  ed assistendo alla performance, mi sono venuti in mente i concetti  -esercitati in Sociologia della Cultura Digitale - di “Intelligenza  Collettiva” [4],  teorizzato da Pierre Lèvy,   ed adattato in “Intelligenza Connettiva” [5] da Derrick de Kerckhove;  come anche il concetto del cosiddetto “GEB - Gödel, Escher, Bach” di Douglas Hofstadter  - sviluppato con i suoi studi sui processi cognitivi nello studio del senso dell’ “IO” e nei processi di  creazione artistica [6]-, come anche altri teorizzati da eminenti scienziati,  come ad esempio Douglas Engelbart con i suoi studi sulla “Dynamic Knowledge Repository”  o  Tom Atlee con  il suo pensiero sull’uso della “Co-intelligence” quale  strumento per la costruzione e lo sviluppo di una  Coscienza Collettiva in grado di influenzare la politica e l’economia. Tutti concetti che esprimono il valore e la forza eccezionale dati dall’uso della Cooperazione.

Sarà questo  il progetto che riuscirà a trasformare quella Conoscenza Implicita (per usare un termine proprio del “Knowledge management”)  in una forma Esplicita d’Arte Collaborativa trans-cross-mediale evolutiva di matrice europea,  in grado di incanalare  forze ed energie intellettuali di Artisti europei  finalizzandola alla creazione  di quel  “Mainstream Culturale Unico  Europeo” [7] che effettivamente ancora manca nell’Europa Unita?

Il sociologo francese Frederic Martell, esperto di fenomeni culturali di massa nella globalizzazione, nel suo ultimo libro “MainStream”, offre una lettura critica di sintesi sull’attuale incapacità europea ad inserirsi con efficacia sui “Mainstream globali”;  nonostante si cerchi di creare un’Europa (davvero) Unita, si elaborano strategie d’azione poco impattanti a livello globale e si concedano  consistenti fondi pubblici europei alle sue nazioni membro (n.d.r.).

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