Quando le Forze di Polizia usano i social media

Se vogliamo gestire con successo un’organizzazione, oggigiorno non possiamo permetterci di ignorare i social media, ciò diventa ogni giorno sempre più vero anche per le Forze di Polizia.

Twitter, Facebook, YouTube, Pinterest diventano per i Dipartimenti di Polizia una risorsa preziosa, se non più preziosa, di quanto non lo siano per i marchi e le attività commerciali tradizionali. Aiuta a umanizzare le Forse dell’Ordine consentendo ai Dipartimenti di connettersi e dialogare con il pubblico in generale, ma, cosa ancora più importante, fornisce una valida piattaforma agli Agenti di Polizia per condividere rapidamente le informazioni e rispondere ai suggerimenti dei civili, che spesso si rivelano  più imminenti sui social media che di persona.

Studi e ricerche stanno assumendo che, in molti casi, i Social media e la Polizia vanno insieme come il ‘burro e la marmellata’. Un sondaggio (del 2013) sui social media commissionato dall’Associazione Internazionale dei Capi dei Comandi di Polizia  (IACP) ha rilevato che il 96% dei Dipartimenti di Polizia utilizza i social media in una qualche misura, più dell’80% dichiara di averli aiutati a risolvere i crimini e il 73% delle Agenzie ha dichiarato sono stati aiutati a migliorare i loro servizi di Polizia e Relazioni di Comunità nei territori di loro giurisdizione.  È incoraggiante vedere Uomini e Donne in divisa parlare dei social media con tale entusiasmo. Sfortunatamente, come ormai molti di noi sanno (se non attraverso esperienze personali, attraverso orribili storie viste su Internet) i social media possono essere un’arma a doppio taglio, con un diavolo da una parte della lama: è noto, ogni giorno possiamo vedere sfortunate aziende o singole persone  ‘impalarsi’ sui propri tweet, post o campagne veicolate da hashtag, sebbene ben intenzionati.

I Dipartimenti di Polizia (che già generano alti livelli sia di emozioni positive, ma anche di controversie) sono particolarmente suscettibili ai potenziali disservizi che potrebbero essere causati dall’uso dei social media. Questo accade perché, almeno in parte, mentre la maggior parte delle aziende hanno una solida comprensione di ciò che si dovrebbe o non dovresti fare sui social media in un contesto professionale, le competenze per il saper ben fare tra le forze dell’ordine sono meno consolidate. Per questo motivo organismi statali hanno avviato programmi di formazione tra i Dipartimenti di Polizia, per il corretto uso dei Social media in questo specifico settore.

Un esempio è la case history che riporta Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Bureau of Justice Assistance, Office of Justice Programs) lanciare in collaborazione con lo IACP (International Association of Chiefs of Police)  il Centro di Studio e Formazione per i Social Media. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di contribuire alla costruzione  della capacità delle Forze dell’Ordine di utilizzare i social media per prevenire e risolvere i crimini, rafforzare le relazioni tra polizia e comunità e migliorare i servizi di Polizia. Il Centro per i social media di IACP funge da centro di smistamento di informazioni e risorse a costo zero per aiutare il personale delle forze dell’ordine a sviluppare o migliorare l’utilizzo dei social media da parte dell’Agenzia e integrare strumenti Web 2.0 nelle operazioni di agenzia. Il Centro lavora a stretto contatto con il ‘Centro di ricerca sulla sicurezza del Personale della Difesa (PERSEREC), il Consiglio di Coordinamento dell’Intelligence Criminale e il gruppo di lavoro sull’Intelligence Globale oltre che con  il Centro Nazionale per il Crimine dei Colletti Bianchi.

Siamo sicuri che presto anche in Italia ci adegueremo. Con Scudo dei Carabinieri cercheremo di contribuire a questo intento.

References

- S.Denef\P.S. Bayer\N. Kapteinl, "Social Media and the Police", 2013, ACM
- http://www.iacpsocialmedia.org/

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