NEUROESTETICA. È legittimo riferirsi all’Empatia nelle Arti?


La Neuroestetica è un’area emergente della recente  ricerca scientifica che fonda le sue premesse sullo studio di discipline che rientrano nella sfera di interesse delle Scienze Cognitive e delle Neuroscienze. Tali ricerche si occupano di capire come il nostro sistema neuro-cognitivo possa analizzare gli stimoli percettivi legati all’Arte e, più in generale, all’estetica, cercando di fornire nuovi strumenti per l’analisi oggettiva, utili alla comprensione dei processi creativi, nella produzione, e dei processi d’apprendimento, nella  fruizione,  delle Oper d’Arte.

La Neuroestetica è un’area della recente ricerca scientifica che emerge da premesse fondate sullo studio di discipline che rientrano nella sfera d’interesse delle Scienze Cognitive e delle Neuroscienze.

Queste ricerche si occupano di capire come il nostro sistema neuro-cognitivo possa analizzare gli stimoli percettivi legati all’Arte e, dunque all’estetica, cercando di fornire nuovi strumenti per un’analisi oggettiva utile alla comprensione dei processi creativi della produzione di Arte, e dei processi d’apprendimento nella loro fruizione.

Il fondatore di questa nuova disciplina è lo scienziato Semir Zeki .

Egli afferma:  “il Cervello percepisce il mondo attraverso i sensi e ne elabora in due modi l’estetica: in una modalità soggettiva ed in un altra oggettiva, l’Uomo risolve conseguentemente il suo concetto di ‘bello’ o di ‘brutto’ assumendo la sua Realtà come il risultato dell’elaborazione prodotta dall’interazione tra la sua “corteccia cognitiva” (influenzata e condizionata dal contesto culturale e dall’ambiente dove ha maturato le sue esperienze) e il suo “paleo-cervello emozionale” in cui sono inscritti quei parametri biologici di cui sopra”.

Alla ricerca neuro-estetica afferiscono anche gli studi sugli aspetti neuroanatomici e neurofisiologici condotti in altri campi da altri scienziati tra cui cito le ricerche e le teorie di Antonio Damasio , Gerald Edelman e Vilayanur Ramachandran.

Questi studi sono condotti allo scopo di ridefinire (impiegando i più moderni strumenti d’indagine, come ad esempio le nuove tecnologie per la diagnostica FmRI) alcuni di quei concetti su cui indagano le Scienze cognitive, come ad esempio il rapporto tra  Emozione e Coscienza e il Darwinismo Neurale:  nuovi approcci di pensiero per i quali il rapporto tra Mente e Corpo viene riconosciuto come un’unico Sistema integrato. Un Sistema integrato, che risponde alle sollecitazioni del mondo Esterno (le Percezioni) generando le Emozioni.

Nello studio dei processi cognitivi, le Emozioni acquisiscono valore cognitivo e, secondo i risultati degli ultimi studi, queste sono dettate dalla “Coscienza Nucleale” (o cosiddetta “Primaria” ). Il prodotto del processo cognitivo che ne risulta, dopo l’elaborazione razionale, sono i Sentimenti. I Sentimenti, dunque, sarebbero o dettati da una Coscienza Estesa (o Secondaria).

Assumendo per validi questi principi alla base delle nuove teorie, possiamo renderci conto che nell’Uomo la percezione del Mondo avviene secondo percorsi interattivi e ridondanti tra diversi livelli di Coscienza.

Le numerose ricerche che sono state avviate in questo campo negli ultimi anni stanno dimostrando che i meccanismi emozionali che si innescano nel momento in cui si contempla l’estetica di un’opera d’Arte non sono determinati quindi solo da condizionamenti culturali , ma anche da veri e propri fattori biologici.  È stato dimostrato, infatti, che esistono anche fattori biologici che influenzano le percezioni estetiche. Questi fattori sono correlati a processi e  meccanismi neurofisiologici che contribuiscono a caratterizzare e regolare le esperienze estetiche dell’Uomo. Dunque tali ricerche in campo neurofisiologico stanno andando a dimostrare in maniera inconfutabile che esistono fattori biologici generalmente universali, quindi presenti in tutti gli Uomini, in grado di determinare almeno in linea teorica elaborazioni primarie delle percezioni estetiche.

Quindi  questi fattori che sarebbero innati, comunemente presenti in tutti gli Uomini, rispettando i principi della Gestalt del cervello umano confermerebbe anche quanto già teorizzato in maniera intuitiva da Carl G. Jung definito con le sue teorie sull’Inconscio Collettivo .

Se a queste scoperte aggiungiamo le recentissima e rivoluzionaria scoperta relativa alla presenza nel Cervello di una particolare categoria di cellule nervose definite Neuroni Specchio , possiamo affermare che la Scienza stia andando nella direzione di assumere il nuovo concetto di Biologia della Socialità in cui il sistema Neurofisiologico Umano rappresenta la base biologica dello sviluppo sociale dell’Uomo.

Possiamo quindi affermare che, al di là di qualunque sovrastruttura culturale e/o cognitiva, esista una componente oggettiva universale legata al Potere dell’Immagine (del Simbolo)? Semberebbe di si !

Pertanto queste componenti oggettive, in quanto tali, renderebbe un qualsiasi genere di Opera d’Arte (dal quadro alla scultura, dalla miniatura calligrafica all’architettura) “derivata, per una sua parte consistente della sua connotazione estetica, in ragione del tipo di risonanza emozionale incarnata, della simulazioni di azioni, sensazioni ed emozioni che evoca in noi”.

Possiamo introdurre il concetto di Empatia nell’Arte e con chi quest’Arte la produce?

La Scienza sta andando verso la dimostrazione di come ciò sia possibile e come la fruizione di un’opera d’arte inneschi un processo dinamicamente attivo in cui l’Osservatore può arrivare ad immedesimarsi empaticamente con l’Opera e con l’Artista che l’ha creata, mediante un approccio creativo inverso.

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